Il sito web www.assoentilocali.it utilizza cookie e tecnologie simili per garantire il corretto funzionamento delle procedure e migliorare l’esperienza di uso delle applicazioni online. Cliccando su "Accetto" o proseguendo la navigazione, dai il tuo consenso alla nostra policy sui cookie.

    Sabato, 16 Ottobre 1999 19:31

    Teatro e Musica - Stagione 1999

    Scritto da
    Vota questo articolo
    (0 Voti)

    Cartellone Musica
    BALENTIA
    CAGLIARI DIXIELAND BLUES BAND
    CANIDARAPINA
    CIRCO DIATONICO
    COMPLESSO STUMENTALE PORRINO
    ELEFANTE BIANCO
    FRANCO MADAU
    GATTI MATTI
    GLEE'S
    IL CROGIUOLO
    ISDENORA
    JEROME LEE CITY BAND
    LE JAZZ ET LA JAVA
    ORCHESTRA ITALIANA ENNIO PORRINO
    ORCHESTRA JAZZ DELLA SARDEGNA
    ORCHESTRA REGIONALE SARDA
    PIERO MARRAS
    PUERTORICO
    QUARTETTO SCARAMELLA
    RA.EL
    RUA
    SONOS DE CANNA
    THE UNINVITED
    TONIO ANEDDA
    TOTO ALCADES
    VARIETY ORCHESTRA
    WHOSE BLUES BIG BAND

     
    Cartellone Teatro
    ANTAS TEATRO
    CARLO E SIMONE
    CARPE DIEM
    CAJKA
    FILODRAMMATICA GUSPINESE
    FRANCO CARDELLINO
    JOSEPH TEATRUM
    L'EFFIMERO MERAVIGLIOSO
    NUOVO INCONTRO
    OGGI MI SENTO PROPRIO BENE
    OIKOS
    SU SESSINI
    TEATRO TRAGODIA

     

     

     

    BALENTIA


    Il gruppo nasce ufficialmente come Balentia Sarda nell'Aprile del 1995 dalla scissione del gruppo Mogoro Posse, ponendosi come obiettivi principali la rivalutazione della lingua sarda attraverso la musica, e la sperimentazione musicale nel tentativo di coniugare tradizione (isolana) ed innovazione (attraverso la musica rap). Composto da quattro elementi, ha svolto nei tre anni e mezzo di esistenza una discreta attività dal vivo, con circa 50 date in tutta la Sardegna, e con alcune parentesi nella penisola ed all'estero. Nel 1995 ha partecipato al concorso regionale "Sottosuoni 1995 -Premio musicale Città di Quar-tu", classificandosi al terzo posto.
    Nel 1996 ha partecipato al concorso nazionale "Arezzo Wave" classificandosi tra i primi cento, tra gli oltre 700 gruppi partecipanti; al concorso nazionale "Indipendenti "96", classificandosi al quarto posto tra gli oltre 600 gruppi partecipanti; ha ricevuto la "menzione speciale per l'innovazione nella musica sarda" nell'ambito del "Premio letterario Marmilla". Nel 1998 ha partecipato alla manifestazione a carattere europeo organizzata dall'associazione "Eurodesk", intitolata "The Rap Feeling", svoltasi a Stoccarda dal 22 Aprile al 1 Maggio. Attualmente il gruppo sta lavorando alla sua prima uscita discografica ufficiale prevista per la seconda metà dell'anno in corso.

     

     

    CAGLIARI DIXIELAND BLUES BAND


    MISSISSIPPI STORIES
    dal New Orleans allo Swing
    II canto religioso afroamericano e la musica popolare, ecco il binomio che ha generato il jazz, la più grande espressione artistica del '900. Il rock, il pop, il beat, il folk, la fusion traggono origine dal blues e dal jazz delle origini.
    E il linguaggio del jazz - un linguaggio che dovrebbe consentire a musicisti di razza, lingua, estrazione diverse di comunicare immediatamentre tra loro -che ha fatto da colonna sonora ad un'intera società; musica erotica (suonata nei bordelli dei ghetti neri), sensuale, liberatoria, religiosa ma anche, per il suo primo famoso musicista Jelly Roll Morton "un'arte, espressione della cultura nazionale negra". In un simile contesto, una ricerca diretta all'individuazione del patrimonio da salvare può servire non solo ad un approfondimento della conoscenza del fenomeno jazz nella sua Interezza, ma anche - e questo è il dato più rilevante -alla scoperta o riscoperta di fonti ancora ricchissime di linfa vitale.
    Parlare di jazz di New Orleans, suonato quasi esclusivamente da neri, e di dixieland suonato invece da bianchi, vuoi dire mettere l'accento su due tradizioni e culture diverse tra loro ma unificate da una matrice comune: lo spiritual, il blues, il Ragtime. E solo lo swing con la sua musica commerciale, ballabile, da esportazione che metterà in crisi il linguaggio jazzistico; ma sarà anche il modo in cui esso si diffonderà in tutto il mondo. L'insieme tromba-trombone-clarinetto crea un amalgama con forti contrasti timbrici e dinamici. Banjo-pia-noforte e washboard (tavola da bucato) sostituita in seguito dalla batteria rafforzano le atmosfere con ritmo incalzante.
    La musica dixieland e la sua storia mette d'accordo molti operatori dello spettacolo sulla definizione: evento da ascoltare ma soprattutto da vedere.

     

     

    CANIDARAPINA


    Attivi già dal 1991 come "NER-VOUS Madmen", nel marzo del 1995 hanno cambiato nome e formazione (inserendo un sassofono al posto di una chitarra) e adottando la denominazione di "CANIDARAPINA" come l'omonimo film di Quentin Tarantino), fino ad arrivare al maggio del 1998, quando un nuovo cantante ed un Disc Jockey si inseriscono all'interno del Gruppo.
    Oggi il Gruppo, che si compone di 6 elementi, prosegue a livello stilistico sulla strada già intrapresa con un Crossover piuttosto ampio che li porta a spaziare con naturalezza dallo Ska al Reggae, dal Thrash al funky, dal Dub al Trip Hop alla Drum'n'-Bass utilizzando l'italiano come lingua cantata.
    Il Gruppo è riuscito ad inserirsi con successo in vari contesti isolani di un certo livello quali: Giovedì Rock (92), Isola Rock (93), Togliti il pigiama (93), Spazi sonori (94), Guiller rock (94) oltre i vari locali e discoteche. Successivamente, come "Cani-darapina" l'attività del gruppo è proseguita con successo un pò in tutta l'isola. In particolare, tra le svariate date in locali e discoteche (Jazzino, Cyrano, Su Giuali etc), vanno ricordate alcune performance particolarmente significative: come supporto all'unica data isolana della Band newyorchese "Fugazi", come spalla dei torinesi "Africa Unite", e come supporto dei romani "Assalti frontali". Canidarapina propongono uno spettacolo inedito, fatto sì di strumenti musicali ma anche di computer e nuove sonorità che,
    unitamente ad un cantato in italiano ed una scaletta di pezzi originali, aprono uno spaccato sulle nuove tendenze italiane e non, mai monotono e privo di interruzioni.

     

     

    CIRCO DIATONICO


    Un nuovo eccezionale gruppo in uno spettacolo musicale che porta in scena la magia e quella malinconica allegria che da sempre ispira la carovana dei circensi. Le melodie ed i ritmi sono ispirati a diversi reperton di musica popolare - folk italiano, Klezmer, gitano, ecc. -mentre l'orchestrazione è di stile jazzistico/swing generatrice di un originale melange sonoro che vede protagonisti organetto, percussioni e sezione di fiati. Il filo rosso del repertorio - tutte le composizioni originali sono dell'organettista Clara Graziano - è il mondo emozionale del circo e di tutto l'ambiente sonoro legato allo spettacolo viaggiante. Le atmosfere musicali evocano così, in modo originale, il numero di magia, l'equilibrismo sul trapezio, la maestria degli animali circensi, la piroetta della ballerina. Lo spettacolo prevede inoltre la partecipazione di un funambolo - clown - giocoliere che irrompe sulla scena con i suoi interventi a sorpresa per catturare il pubblico.
    A mio figlio Giordano I carrozzoni dello spettacolo viaggiante mi hanno sempre affascinato sin dall'infanzia e così le musiche del mio gruppo sono in diversi modi legate a quelle atmosfere fantastiche e ai suoni del mondo del circo; atmosfere dove c'è sempre quella malinconica allegria, quell'alternarsi di ritmi sbarazzini e di melodie intense. Ed è un Circo Diatonico perché le mie composizioni, ispirate al mondo espressivo della musica popolare, sono costruite fondamentalmente sulle scale naturali maggiori e minori dell'organetto e sui moduli diatonici di alcuni repertori tradizionali. Intorno a questi si sviluppano nuove forme legate ad altri stili di musica e in particolare momenti di chiara impronta jazzistica che concorrono a descrivere un numero di magia, un equilibrismo sui trapezio, la maestria degli animali circensi e i suoni dei paesi che la carovana continuamente attraversa.

     

     

    COMPLESSO STUMENTALE ENNIO PORRINO


    Concerto orchestrale di fiati, percussioni ed elettrofoni

    Esibitosi per la prima volta nella Pasqua dei 1992, il Complesso orchestrale di fiati percussíoni ed elettrofoni "Ennio Porrino" di Elmas, che oggi conta più di 50 elementi, diretti dal Maestro Ignazio Perra, ha riscosso immediatamente grandi consensi di critica e di pubblico partecipando a numerose manifestazioni, mostre d'arte pittorica e raduni provinciali e regionali, ha partecipato ai seguenti corsi: 1994 2' Concorso Regionale di esecuzione musicale, Samassi (CA) (l'premio ex aequo);

    1995 Y Concorso Internazionale 'Tlicorno d'oro", Riva dei Garda (TN) I' premio per la terza categoria);

    1996 4' Concorso Nazionale di esecuzione musicale "0. Panzini", Condove (TO) (I' premio per la terza categoria e I'

    premio assoluto, riservato al miglior complesso);

    1997:13' Concorso Mondiale WMC (World Music Contest), Kerkrade (Olanda) (I' premio e medaglia d'oro nella terza divi~ sione);

    Nel 1998 ha realizzato e rappresentato "Lultimo burattino", Poema sinfonico in forma scenica ispirato alla fiaba Pinocchio di Collodi, per orchestra di flauti, percussioni e arpa, voce narrante e danzatrici presso il Teatro Comunale di Cagliari, il Teatro Cavallera di Carloforte e il Teatro Verdi di Sassari. Inoltre ha al suo attivo due produzioni discografiche in musicassetta e l'inserimento in una compilation in fase di realizzazione dei 'L'ultimo burattino" su CD e musicas~ setta. Il Complesso Orchestrale propone un repertorio che comprende composizioni di vari

    generi musicali. Spazia infatti dal brani dolci a quelli coinvolgenti, che colpiscono per la loro immediatezza e incisività sonoro-espressiva. Esso richiama inoltre ritmi e sonorità africane, divertenti eba - cha - cha, boogie woogie, che ricordano le jazz bands americane degli anni '20, brani scritti appositamente per orchestra di fiati e brani di musica rock, dove l'ausilio degli elettrofoni e talvolta della voce d'i un cantante contribuisce a creare un impatto sonoro di sicuro effetto. Dispone inoltre di un repertorio che comprende le più belle colonne sonore cinematografiche, appositamente studiato e selezionato per il centenarlo dell'invenzione dei cinema. E prevista la realizzazione di un circuito di musica sacra nelle cattedrali della Sardegna a partire da ottobre.

     

     

    ELEFANTE BIANCO


    Gli Elefante Bianco nascono a Cagliari dall'incontro di Nicola Macciò (alias Joe Ferrino) con quattro giovani musicisti, Fausto Pisano alla chitarra e con, Alessio Carboni al basso e con, Alessio Sanna alle tastiere, campionatori e cori, e Valentino Tocco alla batteria. Artefici di un efficace crossover e di altre accattivanti trame musicali, nel 1994 entrano in studio per la registrazione del primo Cd (intitolato proprio Elefante Bianco). La prima incisione della band cagliaritana viene accolta con grande favore dalla critica specializzata (Rumore, Rockerilla, Mucchio Selvaggio, Dynamo, Musica di Repubblica, Jam, Fare Musica, Rockstar, etc) e ha fatto registrare risultati di vendita lusinghieri. Ottimo l'andamento dell'attività live, intensificata tra il 1996 e il 1997, con oltre cinquanta concerti in giro per l'Italia (l'Auditorium Flog di Firenze, Tunnel di Milano, Macchia Nera di Pisa, Jingle di Grosseto, Atrium di Pordenone, Palaceva di Aosta, Capolinea di Rapallo e tanti altri), senza dimenticare le numerose esibizioni in Sardegna Dal vivo gli Elefante Bianco mostrano una grande potenza sonora e una notevole presenza scenica. Il gruppo di Joe Ferrino ha anche partecipato da protagonista alle edizioni del Beach Bum Rock Festival di Jesolo, al fianco di nomi prestigiosi come The-rapy?, Cop Shoot Cop, Deus, Ministry, Biohazard, Downset, Skunk Anansie, Faith No More, Tiamat.
    Alla fine del 1996 cambiano rotta puntando decisamente verso sonorità electro/industrial, miscelate con il solito potente emocore.
    Nel luglio del 1997 il secondo album, intitolato "Elevazione", sotto la produzione artistica di Mauro Teho Teardo e con l'editing finale del blasonatissimo Marco Lega (che vanta collaborazioni con CCCR Marlene Kuntz, Ustmanò, DKEA).

     

     

    FRANCO MADAU


    Nato a Tuili in provincia di Cagliari, dopo gli esordi come interprete di musica leggera, pubblica il suo primo LP come autore nel 1976 ("La scomunica - Populu sardu insorgi") per la collana "Cultura popolare" dell'etichetta milanese Ariston. Seguono altri sette LP: "A morti sa tirannia" (1977), sempre targato Ariston, e gli altri per un'etichetta autogestita: "Cantendu sa storia nostra" (1978), "Ottana" (1980), "A pag'a
    pagu" (1982), "S'erba mala" (1984), "Sabor'e gazzosa" (1987)e"S'ottumiu"(1989). La sua etichetta ha pubblicato numerosi altri artisti e gruppi folklori stici di ogni regione italiana, vincendo per due anni consecutivi (1981-1982), il Premio della critica discografica per il settore Folk. Ha partecipato a numerosi folk festival internazionali e alla Rassegna della Canzone d'Autore organizzata dal Club Tenco di San Remo.

     

     

    GATTI MATTI


    II gruppo nasce nel 1991 col nome Digos Boogie e si impone immediatamente sulla scena fiorentina e toscana come uno dei migliori gruppi rockabilly. Spiccano per la ricerca timbrica delle sonorità dell'epoca nell'esecuzione dei brani classici del rock&-roll (Elvis Presley, Chuck Berry, Eddie Cochran, Gene Vincent ecc.) e per la grinta con cui affrontano il repertorio rockabilly degli Stray Cats, per arrivare alle covers dei Beatles ed alle rivisitazioni "punkabilly" dei Clash.
    Nel 1992 e '93 il gruppo suona nei principali locali del nord e centro Italia inserendo in scaletta anche brani originali per approdare, nel '95, ai quarti di finale del Trofeo Roxy Bar, che li vede protagonisti di una esaltante jam session con Bobby Solo ospite fìsso della trasmissione.
    La formazione attuale è così composta: Massimiliano Panconi (chitarra e voce), Lorenzo Rossi (contrabbasso e voce), tizzi Benfanti (batteria), Filippo Graziadei (voce e piano). Nel gennaio 1997, i Gatti Matti debuttano con la nuova line-up suonando in un importante locale di Firenze ed andando contemporaneamente in onda su Controradio. Da qui la conoscenza con Ernesto De Pascale, personaggio attivissimo nel campo del rock'n roll in Italia nonché già produttore dei Den-nis and thè Jets, con il quale il gruppo inizia una profìcua collaborazione. Nello scorso luglio i Gatti Matti vengono invitati a suonare dall'Elvis Fans Club of Italy e dalla BMG in occasione dell'uscita del nuovo CD di Elvis Presley. Pochi giorni dopo partecipano all' "On thè road Festival" di Pelago, ove vengono citati con una menzione particolare, per l'incredibile performance tenuta.
    I Gatti Matti continuano ad arricchire ed a personalizzare il proprio suono ottenendo (grazie all'utilizzo di strumenti vintage dell'epoca) sonorità sempre più fedeli a quelle dei mitici "Sun Studios", rivendendole alla luce di trent'anni di musica rock.

     

     

    GLEE'S


    Nel corso degli anni i Glee's fanno diversi viaggi nella seconda patria (la prima è la Sardegna, naturalmente) e stabiliscono un rapporto continuo. con Dublino, l'Irlanda, gli Irlandesi. Durante questi v'iaggi hanno l'occasione di suonare nei pub, di confrontarsi cori i musicisti del luogo, di raccogliere materiale originale. La passione si rafforza dunque, anche cementata con forti amicizie con alcuni musicisti irlandesi e con la comunità Irlandese che risiede in Sardegna. A questo proposito ricordiamo che ogni anno è diventata ormai tradizione festeggiare "San Patrick' day" a Cagliari, con una festa animata naturalmente dal Glee's e dagli stessi Irlandesi che vivono a Cagliari. Oggi i Glee's sono un gruppo ben noto ed apprezzato non solo in Sardegna (nel luglio '98 hanno patecipato a Tir Na Nog, una tra le più importanti tra le rassegna di musica celtica, *in Emilia) e continuano la propria attività cercando di dare al loro pubblico quel senso di libertà, di allegria o di struggente malinconia che nasce spontaneamente nella tradizione popolare irlandese. Nel Marzo '98 hanno animato la manifestazione internazionale 'Festival delle tre Isole" alla quale hanno partecipato assieme ai Zamballarana dalla Corsica, le Bumblebees dall'Irlanda, i Sonus de Canna e i Tenore Murales. Nell'Agosto '98 durante un viaggio in Irlanda hanno avuto occasione di suonare con alcuni tra i più affermati musicisti sulla scena internazionale: Frank Harte, Mick Daly, Denis Brook, Liz Doherty, Laoyze Kelly. E' inoltre da citare il successo riscosso in quattro piazze della Marmilla, chiamati dal Consorzio Sa Corona Arrubia a: Pauli Arbarei, Villanovaforru, Collinas e Gonnostramatza.

     

     

    IL CROGIULO


    LA CANZONE ITALIANA DALLE ORIGINI AL DOPOGUERRA
    Lasciami Cantare una canzone
    Raccontare una vita, un episodio, un'emozione vissuta o desiderata, uno stato d'animo, un forte sentimento, un aneddoto, una battuta di spirito, un'immagine. Ecco l'Italia dei caffè e dei salotti, l'Italia della guerra e della "Dolce vita", l'Italia con i suoi ideali, l'amore, la mamma, I agiatezza ma anche la tristezza e la povertà, cantati a voce spiegata, per desiderio spasmodico e impudico e perché poche cose possiedono il potere evocativo di una canzone. Nemmeno le fotografie restituiscono il clima di un'epoca con altrettanta immediatezza, prive come sono del suono e del respiro del frammento di storia che colgono. E con allegro vigore si viene trasportati dentro l'esistenza quotidiana degli italiani, in anni cruciali della nostra storia, seguendo un percorso che parte da una ricerca di serenità, passa attraverso una guerra e arriva, comunque, a un "happy ending".
    Lo spettacolo
    La canzone italiana, i suoi linguaggi, i suoi personaggi, dagli inizi, con la canzone napoletana, agli anni '40. Un intrattenimento ragionato sullo sviluppo storico della canzone italiana. Primo tempo di un commiato canoro dal Novecento; spettacoli successivi porteranno al completamento di tale percorso sino a prefigurare un commiato completo dal secolo che finisce. La canzone come rivelatore delle idee e dei sentimenti di un popolo. Prosecuzione di una ricerca sull'identità degli italiani. Lesperimento di un attore di Teatro che si cimenta con il canto di una cantante e di strumentisti che affrontano un repertorio inconsueto.

    Le canzoni
    Santa Lucia, Marechiare, Anema e core, Lultima canzone, Chi vuole con le donne, Come pioveva, Creola, Scettico Blues, Nannì, Voglio vivere così, La mia canzone al vento, Un'ora sola ti vorrei, Tamburo della banda DafFori, Bia-gio adagio, Pippo non lo sa, Mara-mao perché sei morto, Ma l'amore no, Ciribiribin, Ho un sassolino, Ba Ba Baciami piccina, Mille lire al mese, Lili Marlene, In cerca di te, Mami.

    Canzoni su due ruote
    Dopo "Lasciami cantare una canzone" , "Torna caro ideal!" e "Zazà del varietà", questo è il quarto spettacolo de II Crogiuolo in cui il canto è elemento fondamentale, il secondo che accompagna con le canzoni dell'epoca la storia d'Italia del Novecento. Un commiato canoro dal secolo che s'inserisce nella linea di lavoro sulla realtà italiana e sarda già coltivata con altri spettacoli o interventi, ma che al proprio interno poi si offre anche come scandaglio e ricerca di quell'inesprimibile che il canto stesso contiene, tema riaffrontato appassionatamente proprio in questi giorni per la scomparsa di Sinatra. "Canzoni su due ruote" riprende laddove "Lasciami cantare una canzone" aveva interrotto, al secondo dopoguerra. Sono pochi anni, ma intensissimi di energia rigeneratrice. Si arriva subito al '58, l'anno di "Volare", ma anche l'anno che segna l'inizio del grande sviluppo, di quell'inconsulto sviluppo che porterà crescita civile e sociale ma anche disastro ecologico e antropologico: di cui non si è finito di fare il bilancio e l'inventano nemmeno oggi.

    Le canzoni
    A casciaforte, In cerca di te, lo cerco laTitina, Dove sta Zazà, Mamma voglio anch'io la fidanzata, Vecchia Roma, Mattinata fiorentina, Fischiettando allegramente, i pompieri di Viggiù, I cadetti di Guascogna, Evviva la torre di Pisa, Eulalia Torricelli, Camminando sotto la pioggia, Un bacio a mezzanotte, Amore baciami, Addormentarmi così, La vita è bella, Bellezze in bicicletta, Sedici anni, Chitarra romana, Ricordati ragazzo, El negro Zumbon, Grazie dei fiori, Papaveri e papere.

     

     

    ISDENORA


    "In un tempo lontano la grande dea ISDENORA, dopo aver peregrinato per le coste del Mediterraneo, giunse nell'isola dei Sardi. Ella s'innamorò così tanto di quella magica terra che decise di rimanervi, donando ai suoi ospitali abitanti il ricco patrimonio culturale e musicale che portava con se..." E in questo immenso patrimonio che ha trovato la sua ispirazione Marcelle Ledda per la composizione dei brani raccolti nel primo CD de! gruppo ISDENORA intitolato "Animas". Grazie alla sua profonda conoscenza dell'espressione poetica sarda, egli è riuscito ad unire perfettamente e con grande passione lo spirito della metafora sarda con la melodia della sua musica. Gli arrangiamenti curati da Alberto Susnik, miscelano antiche atmosfere Mediterranee con sonorità più attuali, trovando una via innovativa nell'equilibrio fra il nuovo e l'antico, fra la vocalità imponente e la ritmica energica e vitale. 1 musicisti del gruppo, che comprende anche Maria Ahvia, Matteo Pedditzi, Nicola Cossu, Gigi Sanna, hanno lavorato con grande passione scegliendo di registrare il disco, quasi interamente dal vivo, con l'intento di mantenere vivi lo spirito e l'energia che caratterizzano il sound di ISDENORA.

     

     

    JEROME LEE CITY BAND


    Dopo molteplici collaborazioni con artisti di fama mondiale (fra cui Frank Zappa, Burning Sen-sations, Talkback, Bonedaddys, solo per citarne alcuni), e la partecipazione fattiva in svariate colonne sonore di films (Die Hard, Sid e Nancy, Repo Man e tanti altri), lo statunitense Jero-me Lee Washington da circa due anni si propone come "front man" raccogliendo unanimi consensi da parte della critica, e indiscussi successi nelle sue esibizioni dal vivo (vedere tour 1998 che ha toccato anche la Sardegna. La fortunata formazione JEROME LEE CITY BAND prevede alla chitarra-sintetizzatore il poliedrico Niky Bezz già chitarrista di Ozzy Ozborne ed ex batterista di James Brown. Alla batteria invece troviamo il grandissimo Greg Pataca. L'altissima qualità dei loro concerti unita alla professionalità maturata in un background come sopra accennato fanno di questo grande artista e della sua band una garanzia di successo.

     

     

    LE JAZZ ET LA JAVA


    Dopo l'esperienza maturata con "Passion Tendre", recital di canzone d'autore francesi, il trio formato da Pascale Aiguier (voce), Valerio Carta (pianoforte) e Giuseppe Polli-celli (fisarmonica), propone per il Circuito Pubblico per lo Spettacolo - Stagione '99 un nuovo spettacolo, LE JAZZ ET LA JAVA, con un repertorio basato su autori viventi affermatisi verso la fine degli anni '50.
    Tale formazione, nata nel 1995, ha tenuto diversi concerti in occasione di incontri culturali organizzati dall'Università Degli Studi di Cagliari, dalle varie Associazioni Culturali della provincia di Cagliari, nonché dal Circuito Pubblico Provinciale edizione '96, riscuotendo consensi di pubblico e di critica.

     

     

    ORCHESTRA ITALIANA BAND PORRINO


    Nata nel 1988 e composta da musicisti polistrumentisti diplomati al conservatorio, con esperienza concertistica anche a livello internazionale, propone un repertorio di forte impatto e sicuro successo che attraversa vari generi: Anni '60, Sud Americano, Latino, Liscio e tutte le novità relative ai balli di gruppo.

     

    ORCHESTRA JAZZ DELLA SARDEGNA


    Nasce nel 1989 per iniziativa di alcuni musicisti sassaresi. E composta da 18 soci provenienti da diverse esperienze musicali, sia in ambito jazzistico che classico. Ha un repertorio vario, composto di circa 100 brani tra i più significativi del jazz dagli anni '20 sino ai nostri giorni, includendo classici dello swing, fusion, canzoni italiane, musica etnica. Ha suscitato grande interesse sia da parte del mondo giovanile che di quello adulto. Ha partecipato a numerosi festivals prestigiosi e tenuto concerti di successo. L'Associazione ha ideato, nel 1991, il Concorso Internazionale di composizione e arrangiamento per orchestra "Scrivere in jazz", stimolando, così, centinaia di compositori che garantiscono un continuo aggiornamento del patrimonio musicale orchestrale.

     

     

    ORCHESTRA REGIONALE SARDA


    La Cooperativa Musica Sardegna si è costituita nel 1989 con il fine principale di divulgare la musica e le varie attività di spettacolo in tutto il territorio della Sardegna. Annovera al suo interno un complesso cameristico denominato ORCHESTRA REGIONALE SARDA composto da valenti giovani musicisti diplomatisi al Conservatorio di Cagliari. Si avvale stabilmente della collaborazione di una compagnia di giovani mimi: I mimo lirici di Cagliari,con la quale divulga l'Opera Lirica in forma mimata su basi musicali interpretate dai più grandi interpreti del settore. Al suo interno trova altresì collocazione un interessante Ensamble jazzistico: BACH - JAZZ QUARTET che interpreta celebri arie di J.S. Bach ed altri autori classici in forma jazzistica ottenendo sempre notevole successo. Dal 1990 svolge attività sia a Cagliari che nei molti centri che non sempre vengono raggiunti dalle grandi proposte musicali. Opera altresì frequentemente presso il mondo della Scuola dove promuove la musica quale elemento formativo culturale presso i giovani.

     

     

    PIERO MARRAS


    Il concerto comprende i brani più significativi dei 7 albums finora prodotti dal cantautore
    nuorese. L'organico che accompagna Marras è composto da 4 musici sti più 8 danzatrici della compagnia di danza moderna Tèrsicorea. Il felice connubio fra suono e gesto contribuisce a rendere ancor più suggestiva l'intera performance. L'uso sapiente
    delle maschere che si richiamano alla tradizione sarda ne rafforza l'identità. Non un semplice concerto quindi, ma una vera e propria rappresentazione dove mito e realtà si alternano in ritmica simbiosi di parola, suono e gesto e dove tutto sembra essere miracolosamente senza tempo, come lo stesso Marras ama sottolineare: "In questo contesto estivo spezzettato e azzurrognolo di concerti e tramonti sparagnini che hanno l'ardire di commuoverci ancora. In questa blasfema coincidenza di emozioni e razionalità altalenanti (che è dell'autore di canzoni) quasi che l'anima paghi un pedaggio a lasciarsi troppo coinvolgere, ci è dato ancora credere a una musica che possa leggerci dentro in pienezza di cuore.
    Agisco da sempre nell'ambito dell'import-export di suggestioni, a volte caduche, a volte decise, a volte sfumate, sognanti, trasparenti, vere, fìttizie, ecc. Ho messo insieme un po' di canzoni vecchie e nuove che sanno di terra e di vento, di odori e profumi vari, di tenerezze, rimpianti, ammiccamenti al passato, malinconie disintossicanti, sane nostalgie".
    Un iperuranio intimo, animale e vegetale dell'anima. Non è, e non vuole essere, un lavoro di assemblaggio di cose già fatte. Ma un'unicum senza soluzione di continuità. Un concerto che racconti e si racconti da solo.

    Uomini d'anima ogni tanto attraversano l'aria.
    E diffìcilissimo vederli. A volte sono solo voci, voci importanti, eterne A volte hanno la forma di quercia, a volte di ruscello, a volte di cinghiale Sono voci senza tempo,
    con altri ritmi, altri codici, altri riferimenti,
    voci post-moderne voci che interagiscono col mondo Cercano di parlargli. Di stimolarne il cuore e il cervello. Poetiche costanti resistenziali di un 'umanità di disuso. Odorano di vento e di latte appena munto.
    Di mattine di neve. Di vendemmie assolate e di erba bagnata.
    Parlano una lingua "altra", minoritaria.

    E tutto ciò aiuta a unicizzare il mistero che li circonda, rendendo finalmente giustizia sonora a queste montagne, queste vallate, questi costoni, questa luce. S'armidda rimanda al timo, ma è altro dal timo. E armidda. Su Sirbone è traducibile con l'italiano cinghiale, ma rivendica anch'esso una sua identità che lo fa essere sirbone e basta, mere de custos montes, custas baddes...
    Una lingua ha un suo tatto, un suo olfatto, una sua autonoma
    pregnanza che la libera dal "dover solo significare". E una lingua che si canta, ^esperienza aiuta la voce-cantante a fissare i giusti toni evocativi. La parola è parola-suono, di per sé significante. La voce la stira, la dissacra, la enfatizza, la colora e discolora. A volte la ammorbidisce, a volte la indurisce. Spesso la accarezza. A volte la subisce. Poi come disarcionata, la voce rimane muta ad osservare la parola andare via da sola, libera nel suo farsi poetico. Tando sas paraulas non sun paraulas ebbia. Sunu montes, rizolos, arvures, intragnas, biddia, sun murvas, sirbones. Si aprono scenari di solitudini lontane che ci rendono depositari consapevoli di una sacralità che ci appartiene e ci fa umili e testardi esploratori de "cuile 'e s'anima" (l'ovile dell'anima). Ancora pieni di entusiasmo, per fortuna. Pronti a cantare, come sempre.

     

     

    PUERTORICO


    I Puertorico sono un trio di catanesi dove Thomas Avondo suona la chitarra. Massimo Ferrarotto la batteria e Paola Maugeri canta e suona il basso. Si conoscono nel 1992, durante un piccolo concerto dove Paola e Thomas eseguono cover di brani garage, Massimo li avvicina per proporgli di formare una nuova band. I Puertorico sono tre persone molto vicine fra loro per affinità, gusti musicali, idee e scelte di vita. Nel 1994 Paola e Thomas si trasferiscono a Milano alla ricerca di un lavoro che possa permettere loro di continuare a suonare rendendoli indipendenti dalle loro famiglie. Arrivano a Milano con la "freccia del sud" storico treno che da oltre trent'anni porta verso il nord intere generazioni di siciliani. In quel periodo intanto Massimo trova moglie, un lavoro da cuoco in un pub del centro storico di Catania, e, nove mesi dopo, anche un bel bambino. 1 Puertorico decidono comunque di continuare a suonare e, anche a distanza, Thomas e Paola scrivono le canzoni e Massimo per due settimane ogni due mesi si sposta a Milano per arrangiare i brani e suonarli. Paola e Thomas trovano lavoro, la prima come aspirante giornalista per Videomusic e poi come conduttrice televisiva e il secondo come assistente fotografo e alla sera buttafuori ai concerti di gruppi metal. Pur tra mille difficoltà, vista la distanza che li separa, i tre Puertorico continuano a provare e suonare. Incominciano cosi a fare i loro primi concerti in piccoli locali del circuito alternativo e a scrivere colonne sonore per cortometraggi di giovani registi come Domenico Liggeri e Stefano Barberi. Nell'estate del 1996, a Catania, decidono di incidere auto-producendosi, il loro primo mini-Cd dal titolo Love-Fi. Questo primo lavoro fin dal titolo la dice lunga sui gusti musicali del gruppo e sulla fascinazione che la dolce musica ha su di loro. Hanno sempre composto una musica lenta, evocativa, soffice per i distratti, ballabile e indolente, a tratti esotica, impregnata di mare, sabbia, stelle marine, pesci e ricci che ballano sulle cozze che suonano le nacchere. Immaginano di essere uno scandinavo, un messicano e una parigina che con il cuore da siciliani suonano su una spiaggia delle Hawaii a Deauville. Diciamolo chiaramente questo NON è "il gruppo della Maugeri"!!! Qualche mese fa la V2 Italia, dopo aver ascoltato un demo e il loro primo mini-Cd propone ai Puertorico di firmare per la loro etichetta.
    Da quel momento iniziano i lavori per la produzione del loro primo album insieme a Roberta Castoldi al violoncello. Manuel Agnelli (Afterhours) e Ciò (cantante dei La Crus) come angeli custodi e poi con Luca Saporiti (bassista nei La Crus e produttore) che li aiuta a dare il meglio di loro. Il 29 settembre 1998 esce il loro primo album di canzoni: INVERNO A HONOLULU, un album magico, languido, ricco di emozioni, dove le suggestioni velvetiane e quelle della canzone francese si fondono con la fascinazione verso la musica italiana che si sentiva tra gli anni cinquanta e sessanta.
    Tra i brani, dieci originali e la cover (pubblicata solo su CD) di "Odio l'estate" di Bruno Martino, oltre al primo singolo "Passage Clouté" (anche in video), segnaliamo "Easy Roma", splendidamente cinematografica, "Lasciami andare", l'ipnotica "1 dubbi atterrarono dolcemente" e il valzer dal sapore parigino "Thomas Amoreux".
    Alle registrazioni del disco ha partecipato, suonando vibrafono e marimba, Daniele Di Gregorio - percussionista con Paolo Conte ed Ennio Morricone -il quale e rimasto tanto colpito dai Puertorico da voler continuare a collaborare suonando con loro dal vivo. E ora di imminente pubblicazione il nuovo singolo "Easy Roma", accompagnato da un nuovo video, che inoltre è stato remixato dal noto d.j. Coccoluto.

     

     

    QUARTETTO SCARAMELLA


    Il gruppo nasce nel 1979, allora sotto la denominazione di "Quelli dell'Orco Nuovo", ed è composto da quattro musicisti di grande vitalità in campi differenti. SIMONETTA SORO ha maturato, oltre alla pratica dei canto antico, una notevole esperienza teatrale;
    ELENA LEDDA è senza dubbio la più interessante interprete della vocalità sarda; FRANCO FOIS liutista e cultore della musica, oltre che della danza, rinascimentale; RICCARDO LEONE concertatore e direttore con esperienze che vanno dal barocco alla musica contemporanea. Il progetto SCARAMELLA si propone di esplorare Il campo della musica vocale di derivazione popolare e parte ovviamente dalle competenze dei singoli per arrivare ad un prodotto di rara esecuzione e di alta qualità unitamente ad una godibilità di ascolto e varietà di spunti interessanti. Così il canto di strada della maschera Scaramella rivive assieme alla sfrontata sceneggiata della villanella napoletana o alla canzone pastorale, la polifonia "a cappella" dei madrigale sì con~ fronta coi "durudurJ della nostra Sardegna, l'invocazione a Bacco si alterna alla "Canzon della gallina" , in un gioco di intrecci e di atmosfere diverse. Le scelte di repertorio, talvolta seguendo a ritroso le tracce della musica popolare sarda, vertono sulla produzione 1eggera" e scherzosa che aveva, anche all'epoca, una potenza espressiva di tipo teatrale ed era legata alle occasioni di festa sia a corte sia nel villaggio.
    I testi trattano prevalentemente argomenti amorosi, talora in maniera grottesca, sono per lo più inquadrati in situazioni di vita quotidiana e si prestano spesso a una vivace interpretazione scenica.

     

     

    RA.EL.


    RA. EL è l'ultima creatura musicale di Nicola Macciò, alias Joe Perrino. La vena creativa del re indiscusso del Rock targato Sardegna ha dato vita questa volta ad un progetto di pop elettronico ricco di sofisticate sfumature intimistiche. Il live act della band, imperniato naturalmente sulla forza e la capacità espressiva di Nicola, si avvale di colorate performance "rumonstiche" a base di smeriglio, incudine e martelli, che vanno così ad integrare in modo singolare il sound del gruppo e lo spettacolo. RA. EL sta registrando la sua prima realizzazione discografica, prodotta dalla Pa. P Records e da Mauro Theo Teardo, che vedrà la luce tra gennaio e febbraio '99. Le date del tour estivo della band, distribuita in esclusiva dalla PRIDE, saranno la prima ghiotta occasione per gustare RA. EL dal vivo.

     

     

    RUA


    Il gruppo, guidato dal chitarrista Daniele Sanna, reduce, insieme alla cantante Sara Ledda, da una esperienza quadriennale con i Sandalia, che ha portato alla registrazione di un album, propone un repertorio che spazia dalla musica etnica con sonorità moderne e l'uso dell'elettronica a musiche di composizione propria, fino all'esecuzione di alcune cover completamente rivisitate che variano dal pop italiano ed internazionale ad alcuni brani tradizionali sardi.

     

     

    SONUS DE CANNA


    L'Associazione Culturale Intercomunale "Sonus de Canna" è stata fondata dal Maestro d'i Launeddas Dionigi Burranca (Samatzai 1913 - Ortacesus 1995) con alcuni suoi allievi, che iniziarono a frequentare il suo laboratorio-scuola dal 1978, e che varie volte lo hanno affiancato nella sua attività di concertista e insegnante, in tanti incontri anche a livello internazionale. Lo scopo principale del~ l'associazione è la valorizzazione e la divulgazione delle Launeddas nonchè lo studio, attraverso un lavoro di ricerca sul campo, delle forme espressive popolar' dell'area camp'danese strettamente attinenti lo strumento come il canto e la danza. Attualmente l'associazione si compone di 14 elementi, tutti provenienti da diversi paesi del campidano; durante il concerto, propongono un vasto repertorio canoro, musicale e coreutico, che mette in evidenza la specificità di stili e moduli esecutivi autoctoni. I vari elementi, affiancati dalla proiezione di immagini d'epoca e non, vengono proposti senza forzature estetiche che ne modificherebbero la "validità storica e artistica". Il repertorio spazia dalle esecuzioni tradizionali di alcuni balli e suonate per Launeddas, a vari esempi di canto campidanese con accompagnamento di Launeddas, organetto e chitarra, canti nordici femminili, muttetus, carizo

     

     

    THE UNINVITED


    Nasce a Cagliari la famosa etichetta discografica 'Tor Monsters" che realizza un T per il gruppo e dopo pochi mesi fa uscire un 33 giri intitolato"Surfin and trashin" (1000 copie) venduto in pochi mesi. Dopo aver suonato in vari locali e piazze della Sardegna vengono invitati nel piacentino. Hanno suonato al 3° Festival Beat di Castel S.Giovanni a Piacenza, a Roma, Torino, Milano, Pavia, Cremona, Genova, Pisa, Firenze, Cosenza, Sanremo, Imperia e altre città. Infine riescono a varcare anche il confine italiano andando a suonare a Chambery e Ugine in Francia. Il loro genere musicale spazia dal rock&roli al surf strumentale e cantato dalla fine degli anni '50 agli anni '60 (Beach Boys , Revels, Cornelis, Wailers). Riescono a incidere altri - tre lavori: SURF'S UP! della Misty Lane (con Phantom 5, Royal Nightmares, Livingstones); SURF'S UP 2! (con UP's e Petrified); una compilation con gruppi italiani prodotta dalla Destination X. A giorni uscirà il loro 2' LP intitolato "Nuragic Surfari".

     

     

    TONIO ANEDDA & THE SPADES


    Continua con successo il sodalizio musicale tra Tonio Anedda, cantautore di Muravera operante in Germania, ed i suoi amici tedeschi The Spades: da anni apprezzatissimo dal pubblico e dai media tedeschi. Tomo Anedda propone un concerto all'insegna della vocalità con brani tratti dalla sua vecchia e più recente discografia come "Vecchi amori", "Romantica", "Ensamble", "Pagine", con felici puntate nel blues di Joe Cocker e quello italiano di Zucchero Fornaciari, non disdegnando rivisitazioni del vecchio repertorio italiano. Interessante la partecipazione della vocalist Jessica Nàser che fa da contrappunto alle voci dei The Spades di Michael C. Kent che propongono brani tratti dal nuovo CD, recentemente presentato nei programmi della tv tedesca WDR. Di prossima uscita "Contravento", ultimo lavoro discografico di Anedda con la partecipazione manco a dirlo, di Michael C Kent e thè Spades.

     

     

    TOTO ALCADES


    Nasce nel 1990 Toto Alcades chitarrista cantante di chiara matrice Pop-Blues. Inizia la sua carriera di cantautore con l'uscita dei suo primo disco dal titolo 'ALCADES" ancora acerbo ma allegro, dal ritmi tribali, come "Giogami Corno", il pezzo trainante che lo ha fatto conoscere nell'isola, grazie anche al numerosi concerti ed alla buona vendita dei prodotto. Nello stesso anno ha una stretta collaborazione artistica con 'Alberto Camerini". Nel 1992 esce il suo secondo lavoro" MOMMOTI ", 9 brani miscelati di Pop, Rock e chiare sonorità mediterranee. Un mix di musica popolare Sarda incastonata alla musica Pop con ritmi e colori mediterranei. Nel 1994 esce il Y lavoro "GHERRERI DE ARENA" ed è proprio con questa canzone che Toto Alcades vince ` "Premio Critica" a Sanremo nel Festival "UNA VOCE PER SANREMO" un pezzo interamente in limba, molto duro nel canto così come nella musica, ma carico di rabbia nel descrivere il suo "GUERRIERO di SABBIA'. Nella stagione '94 e nell'anno successivo collabora con Sergio Caputo, in tutti i concerti tenuti nella isola. Nel 1996 esce il 4° lavoro "LUDU" (Fango), tutto in limba. Quest'ultimo porta una svolta nella vita dell'autore che raggiunge una maturità artistica riconosciutagli dal pubblico e dalla critica, un innovazione nel canto e nell'inserimento di sonorità Celtiche, "Poeta conternporaneo" come verrà poi definito, da un noto esperto di musica Popolare Sarda, proprio per il suo scrivere testi duri a sfondo sociale senza mai scivolare nella retorica, per passare poi ad allegre e tenere ballate sino a chiare canzoni d'amore (sue le musiche, i testi, gli arrangiamenti). Sono numerose le apparizioni televisive (regionali e nazionali), manifestazioni come ICHNOS e SA DIE DE SA SARDIGNA e, la partecipazione su Rai Due al programma "STELLE DEL MEDITERRANEO" con il brano 'Anninnare Luna", dell'ultimo disco. Il nuovo concerto Alcades 1999, si svolge in una cornice scenografica nuova, utilizzando dei sim~ boli di varie culture perno centrale di riti propiziatori e divinatori come il tothem indiano che verrà innalzato durante il brano "Sa Muda", canto con introduzione di preghiera pellerossa che si sviluppa con una melodia sardo-tradizionale.

     

     

    VARIETY ORCHESTRA


    Cinque musicisti e due voci femminili, appartenenti a diverse generazioni che hanno calcato per lungo tempo la scena musicale sarda, compongono il complesso. Ha all'attivo circa dieci anni di attività musicale che l'hanno vista protagonista nelle principali piazze dei circuito regionale, riscuotendo molti consensi grazie, oltre che alla bravura dei musicisti, ad un repertorio selezionato per gli amanti della musica romagnola anni '60 e latino-americana.

     

     

    WHOSE BLUES BIG BAND


    Nata sette anni fa ad Amsterdam, la Whose Blues Big Band è un'orchestra soul di 10 elementi. Alle tre splendide ragazze cantanti, che alternano con d'insieme a virtuosismi solisti, si aggiungono le non meno vistose sassofoniste accompagnate da tromba chitarra, tastiera, basso e batteria. I brani eseguiti, oltre a quelli propn, prevedono cover di Aretha Franklin, Ike e Tma Turner, Chaka Khan, James Brown, Sam e Dave, Littie Feat, Otis redding, Ami Pee-bles, Joe Cocker, The Penguins, Steve Wonder, Patty Labelle, Dusty Spnngfìeld, Freddy King e tanti altri.


    TEATRO


     

    ANTAS TEATRO


    ABURESCIUS (BARBONI)
    Italo e Mano si appassionano alle vicende della lira e dello yen. Sono esperti e intenditori di cucina, sensibili alle problematiche sociali ed in grado di approfondire gli argomenti che riguardano il senso della vita, degli affetti, delle cose, della quotidianità. Sono degli economisti? Dei grandi cuochi? Degli intellettuali? Dei filosofi? Chi sono in realtà forse non lo sa nessuno. Li vediamo vestiti da Barboni (Aburescius) comportarsi come due Barboni, in un interno, interagire con altri due Barboni in un interno da Barlioni e contendersi affettuosamente e senza grandi rivalisini Cesira, una grande donna, in tutti i sensi, Barbona voluttuosa extralarge, generosa del tipo "ce n'è per tutti". Ma anche Cesira, nasconde le sue verità e vive le sue pene d'amore. Chissà come andrà a finire la sua love story con il ragioniere, il "Diplomato", che così poca simpatia ispira a Italo e Mario che non ci tengono a perdere il calore delle morbidezze di Cesira. Alla fine? Quale sarà la fine? Scusate ma non si può dire. C'è il classico finale a sorpresa che da il senso vero a tutta la vicenda, ma non possiamo rivelarlo. Abbiate pazienza, aspettate di vedere lo spettacolo, non dura molto e soprattutto diverte molto. Con intelligenza.

     

    CARLO E SIMONE


    Dagli spots pubblicitari alle frequenti apparizioni tv sulle reti Fininvest, Carlo e Simone ed il loro ormai notissimo Pizzibutti hanno una comicità dolce e dinamica che li vede impegnati in sketches veloci e saporiti, ad alto ritmo. Decisamente televisivi, il loro umorismo prende lo spunto da situazioni quotidiane quali il rapporto alunno-insegnante, l'intervista al ciclista, l'uomo della strada, per stravolgerne gli schemi del rapporto in chiave comica. Con questa linea umoristica sottile benché per tutti i palati, Carlo e Simone si sono fatti strada nel panorama comico nazionale divenendone uno dei più apprezzati esempi. La coppia nasce cabarettisticamente alla fine degli anni '80. Parallelamente frequenta la scuola di recitazione del Centro Teatro Attivo, di Milano; segue i corsi di Narcisa Boriati, prendendo parte ai seguenti spettacoli: "Tingel tangel" di Karl Valentin, "La storia di Èva" di Mark Twain", "II diario di Èva" di Dario Fo.
    In cabaret la coppia presenta attualmente "lo e Pizzibutti", "Il ritorno di Pizzibutti e la fuga di Io". Lo spettacolo propone una serie di episodi che hanno per protagonista un personaggio chiamato Pizzibutti che potrebbe essere definito il classico signor Rossi, ingenuo, timido e sprovveduto, viene coinvolto per dovere o per necessità, in una serie di situazioni che lo lasciano "Basito di fronte all'ineluttabile accondiscendenza dell'oblio".
    La sua naturale "inadeguatezza" lo rende tenero agli occhi dello spettatore, che spesso si riconosce in lui e lo adotta affettivamente.
    Chi è lo?? ...lo è il potere, l'autorità, la saccenza, vera o presunta, contrapposta alla tenera "inadeguatezza" di Pizzibutti, che spesso risulta vincente, portando lo ad una completa esasperazione.

     

     

    CARPE DIEM


    II matrimonio? Che disgrazia! Questa l'esclamazione che, spontaneamente, nasce dalla lettura degli atti unici di Anton Cechov.
    Ne "L'orso" la protagonista, chiusa nel dolore della sua recente vedovanza, viene presa d'assedio da un vecchio creditore del manto. La prepotenza e la veemenza dell'uomo riusciranno a far breccia nel cuore della donna anche se non nel suo portafoglio. "Tragico suo malgrado", il secondo atto unico della serata, mette in scena la disperazione di un marito che dovendo trascorrere per lavoro le sue giornate in città è costretto a svolgere le commissioni assegnategli dalla moglie, dalle figlie e dalle mogli dei vicini che, nel frattempo, se la spassano in vacanza in campagna. "Il Tabacco fa male" è il titolo di una conferenza che il malandato protagonista è costretto a tenere al pubblico. Costretto, appunto, dalla terribile moglie. Il poveretto, dopo un inizio molto compito e formale, approfitterà degli spettatori per sfogarsi, trovare conforto e per dire del suo disgraziato matrimonio tutto il male possibile. Ma il fantasma della moglie incombe e, dopo un disperato e inutile tentativo di riscatto e di dignità, il protagonista sarà costretto a ritornare nei ranghi.
    In "La domanda di matrimonio" il protagonista, un possidente terriero, fa visita alla giovane vicina per chiederla in moglie. Ma prima ancora di poter esprimere il suo desiderio si scatena fra i due una sarabanda di equivoci, un concitato alterco che mette a repentaglio la salute del poveretto. Solo quando, finalmente, la giovane capisce che l'uomo è venuto per chiederla in moglie si trasforma repentinamente da aggressiva femmina selvatica ad accomodante futura mogliettina. Lo spettatore che ha assistito alla scena sa, però, che la pace durerà molto
    poco. I quattro atti unici presentati nella serata sono uno straordinario campionario comico sulla disperazione amorosa e coniugale Quattro "scherzi" (come li chiamava lo stesso Cechov) che sono piccoli capolavori di uno degli autori più grandi del teatro moderno..

     

     

    CAJKA


    Moliére scrive "Les furberies de Scapin" nella primavera del 1671, quindi è un'opera scritta in piena maturità, dove Moliére, tornando all'origine del suo teatro, perpetua il suo viaggio nell'uomo. Nel secolo dell'estetica, dell'"apparire", della vacuità sociale, dei contrasti tra Chiesa e Stato, in un dualismo immobile tra morale e immorale, ancora una volta si addentra nelle fessure dell'animo umano, nelle sue miserie, nelle sue limitazioni da sopravvivenza. Scapino è un "parente" di quello "sfortunato" Don Giovanni, anche lui su quella terza via amorale, anche lui in contrasto e in fuga da ciò che è buono o cattivo, bello o brutto, morale o immorale. Braccato, non stringe accordi con nessuno, non giura, ma fugge dal rischio di rimanere prigioniero delle inamovibili
    convenzioni sociali; fugge e irride tutto ciò che è vecchio. Fino all'ultimo Moliére è osservatore implacabile, creatore di ritmi perfetti e simmetrici, grande sperimentatore, professionista innamorato del suo mestiere. Scrive Cesare Garboli: "Lo scandalo nasceva dalla meraviglia che un autore così rivoluzionario, così pessimista, così "misantropo", fosse poi così innamorato della vita, così pieno di salute morale, cosi gioioso e corroborante. Questo era veramente insopportabile. [...]
    Quando il nostro prossimo si ferma a guardare le ferite di qualcuno pieno di vita, di solito si rialza tirando un sospiro di sollievo. Vuoi dire che è finito l'allarme, la paura prodotta da un intollerabile eccesso di "salute"." E forse contro la stessa vecchiaia, contro il "vecchio" la metafora del rifiuto di Moliére a far parte di quell'immobilità fisiologica e culturale?

     

     

    FILODRAMMATICA GUSPINESE


    SA MULLERI SECUESTRADA
    L' azione si svolge negli armi '70 in un grosso paese del Campida-no.Pinucciu Cannisoni, impresario edile, si barcamena tra la moglie Consolata, dalla quale non è riuscito ad avere un figlio, e la giovane segretaria-amante Silvana. La moglie, superato un periodo di depressione, trova ora un certo interesse nel curare il giardino della nuova villetta a Torre delle Mimose. La segretaria, insofferente della condizione irregolare e clandestina, aspira ad essere sposata da Pinucciu; questi riluttante al divorzio non troppo accetto nella cultura paesana, tiene buona Silvana, con ragionamenti anche strampalati, prospettando una sua non lontana vedovanza, con la speranza che la Provvidenza che l'ha portato da "manorba" ad impresario non lo lascerà senza un figlio che dia continuità a tanta fortuna. Sul finire dell'atto primo, proprio quando Assunta Arru-cas coglie il genero Pinucciu in tenero atteggiamento con Silvana, arriva la notizia che Consolata è stata rapita. La commedia, quasi un giallo in piena regola, risulta interessan-
    te non solo per il mistero che sarà chiarito solo nel finale, ma anche per la galleria di personaggi e per le tante situazioni drammatiche e comiche.

     

     

    FRANCO CARDELLINO


    E uno spettacolo del quale si può cambiare la struttura ed i contenuti in base alla situazione in cui va collocato. Frutto di un repertorio molto vasto, "Storie" si basa su una quarantina di racconti, gags o fatti che, concatenati di volta in volta in modi diversi e in numero variabile, vengono adattati a tempi più o meno lunghi, a spazi dove è possibile il buio oppure no, a serate a tema.
    Lidiozia è l'elemento che accomuna i personaggi dello spettacolo. Parlare degli idioti può sembrare facile. Il problema nasce quando scopriamo che stiamo parlando di noi, delle
    nostre idee, che ogni sera si rivelano essere state delle "boiate". E capiamo di vivere in una società di imbecilli dove anche noi occupiamo un grosso spazio. Sappiamo di dire cretinate pazzesche ma testardamente sosteniamo la nostra "filosofia di vita". Contaballe con noi stessi insomma. Uno coltiva l'orticello in campagna e passa la domenica a scavare, un altro, più furbo, va a sciare e subisce ore di coda alle seggiovie.
    E tutto perché si vuole cogliere l'attimo fuggente... "Cogli l'attimo, cogli l'attimo che fugge..."
    Da tante parti senti venire questo invito. Ma a che cosa serve catturare l'attimo che fugge? Forse sarebbe meglio cogliere l'ora fuggente o il mese, almeno poi te lo godi, ma un attimo... Il tempo scorre, sconvolge la nostra vita. Ed ecco allora le attese, gli appuntamenti mancati, i ritardi. Il timore di non fare in tempo, la necessità di far presto ci attanaglia. Una galleria di personaggi sfortunati o troppo intelligenti: noi. Nasce così la necessità di rifugiarsi in un luogo tranquillo, un buco nel quale restare rintanati a riflettere sul nostro destino. Ma quando a riflettere sul futuro che l'attende è una supposta?

     

     

    JOSEPH TEATRUM


    BRAXIA
    E la storia di un povero cristo che erroneamente viene considerato morto in guerra e alla cui memoria viene assegnata una medaglia al valore. Ma la sua ricomparsa, dopo un lunghissimo periodo di latitanza e nel momento meno opportuno, crea tutta una serie di situazioni tragicomiche dove il finto dolore dei parenti per la sua scomparsa è miscelato a ragioni di comodo che mal sopportano anzi rifiutano decisamente il suo "ritorno". Tra i vari personaggi che si incontrano e si scontrano sulla cena nella "fatica del vivere", si staglia la figura del protagonista i cui sforzi sono protèsi alla ricerca dell'identità perduta del ruolo occupato in quel mondo rurale da cui i padroni della guerra hanno tentato invano di sradicarlo. L'epilogo della commedia è un invito a non lasciarsi andare, a non permettere che la volontà altrui decida delle nostre sorti, ad affermare il proprio ruolo sulla scena della vita come protagonisti e non come semplici comparse.

     

     

    L'EFFIMERO MERAVIGLIOSO


    PANTASIMAS
    Pantasimas sono i fantasmi che ognuno di noi ha dentro la nostra storia. Appartengono al proprio vissuto ma anche al cammino collettivo di un popolo. Pezzi di un mosaico che va lentamente a comporsi attraverso prospettive individuali. Sono parte di sé e altro da sé. Vivono dentro di noi e sedimentano in frutti diversi. Pantasimas è lo spettacolo che è sedimentato dentro di me dall'esigenza di continuare a indagare all'interno di una cultura (quella sarda) da cui sono felicemente contaminata. Stereotipi, luoghi comuni, profonde verità, realtà scomode, laceranti bellezze che ormai ti porti dentro e si intrecciano con la tua storia diversa eppure così uguale... Le parole, le sonorità delle parole, tonde, morbide, a volte levigate, ispide, dure, amiche e ostili; i suoni antichi, le nostalgie di cori e di ritmi che rimandano a visi scolpiti e induriti dal tempo, eppure così vicini all'intenerimento... E rumori e suoni di oggi in un intreccio logico ed emozionale, dove parola diventa musica e musica diventa parola. Questo è Pantasimas. E la storia dell'uomo al tavolino e, i suoi ricordi privati, i suoi fantasmi custoditi con pudore e tenerezza, è l'altra faccia della medaglia, l'altra metà del mondo dove si muovono Pantasimas, che a loro volta presentano più facce, più mondi, è la nuda verità in tutta la sua doppiezza. L'emigrato parte con l'amarezza nel cuore di un amore impossibile: Felledda, la donna troppo ricca e troppo bella, figuriamoci se può degnare di attenzione proprio lui... E Felledda resta, a rimpiangere quell'unica volta in cui si era vergognata del suo pudore, ad aspettare il ritorno di una speranza di vita. E intanto la vita "le scivola via senza darle sussulti, paure magoni, una passione per cui rischiare"... "Custu è su polcu, custu l'ha moita, custu l'hada usciadu... E sempre stato studioso, preferiva leggersi un libro, anche dieci volte, piuttosto che andare a inseguire cavallette". Le aspettative della madre del figlio maschio: 'Mangia la carne, così diventi forte, si, come tuo padre". E il figlio maschio forse solo quando si saprà, non avrà più paura "di presentare il suo corpo che non ha gesti decisi, la calma insidiosa del toro, il viso di legno di una maschera, la sfacciata nudezza dell'asino. Se rimarrà solo uno che fa danza, non vuole che sappiano di una velleità, di uno scarto, dei gesti che non suggeriscono ma che lasciano intuire". Percorsi paralleli, vite che hanno in comune l'amore che allontana, divide. E l'odio è fi, pronto a schizzare, spesso evocato da una legge arcaica, che muove il tuo braccio in quel momento che resterà eterno: "lo sono un gesto - dice l'uccisore - nella mia mano l'arma di una giustizia privata, un lampo di fuoco che il cervello non fa in tempo a vedere". E l'ucciso, con "sul viso lo stupore per quell'evento impossibile, nel suo sguardo la sorpresa per la fortuna del caso", legato ormai per presente alla sorte del suo giudice, giudice per caso, per sempre. Qui è finita, come mi vedete. Ho incontrato per caso uno dei fratelli di Giovanna, quello che non parlava mai, cui non avevo confidenza. Non ha detto niente neanche questa volta"...

     

     

    NUOVO INCONTRO


    Operetta
    L'operetta, lo specchio della vita "La frivolezza è l'inizio della saggezza", scrisse il commediografo Sacha Guitry, noto anche per i suoi pungenti aforismi. In questa frase sta anche l'essenza dell'Operetta. Abbia essa la grazia e l'ironia francese, la vitalità italiana, l'eleganza suprema di Vienna o l'umoristico esotismo inglese, ogni volta, vi si trovano - magari velate da una patina fatua - verità che fanno parte della nostra vita. Dietro le vicende bislacche e drammaturgicamente improbabili sciorinate di volta in volta, stanno l'autenticità del sentimento, la voglia di essere felici, il buon senso comune, la malinconia che ogni tanto ci afferra. Specchio della vita, dunque, anche se con contorno di ariette talora "facili", ballabili, "nonsense". In essa l'assurdo è accettato come norma; può essere "capace di tutto" e chiedere per se la stessa franchigia accordata, in altri tempi, al pazzo e al buffone di corte; recitazione e canto, humour e malinconia, sberleffo, languore e puerilità, licensiosità e decoro, possono avvicendarsi e coesistere. Sorda all'austero monito della logica, estranea all'ambizione dell'arte realistica e alla severa ambiguità della fìction, gioiosamente scampata alla tirannide del vero e dell'attendibile, l'Operetta, si installa, in mezzo al capriccio degli avvenimenti quotidiani, fra i pettegolezzi della storia e le civetterie del cuore, seguendo la musa friabile della cronaca e della moda, senz'altro dovere che quello di attenersi alla salvaguardante razionalità dell'inverosimile. Genere nobile, anche: non dimentichiamo autori come Offenbach e Johann Strauss, Delibes e Adam, Massenet e Kalman, Lehar e Berlin. Per tacere di Weill e Bernstein e del teatro musicale americano che all'Operetta europea e fortemente debitore. Come afferma Camillo Saint-Saens, "l'Operetta, figlia dell'Opera Comica, è come una ragazza di buona famiglia che si è lasciata traviare. Però, tutti sanno che esistono delle traviate attraentissime "... E vero, l'operetta è un genere "leggero", ma ciò che conta è che ancora oggi noi canticchiamo i motivi felici di Lombardo, di Ranzato e di Costa... Poiché, tutto ciò che entra nel cuore della gente è destinato a passare alla storia!"

     

     

    OGGI MI SENTO PROPRIO BENE


    OGGI MI SENTO PROPRIO BENE
    Dalla prefazione del prof Antonio Trudu al libro "Le puoi leggere anche in tram" E la variopinta umanità che tutti conosciamo e della quale anche noi siamo parte. Un'umanità fissata in una serie di istantanee colte al volo nella vita di tutti i giorni, quando i soggetti non si aspettano di essere fotografati, non si mettono in posa, non si atteggiano, ma parlano e agiscono come sono veramente. ...Attraverso questa lente deformante Nino Nonnis vede i protagonisti delle sue storie comiche, patetiche, desolate, grottesche, paradossali, tragiche, divertenti, dove descrive le persone che non sopporta e i loro atteggiamenti, le loro debolezze, la loro meschinità, i loro vizi e le loro manie. Senza spocchia però, senza cattiveria, con un atteggiamento tutto sommato comprensivo e tollerante, che deriva dalla consapevolezza che pochi sono i vizi e i difetti ai quali possiamo dirci sicuramente impermeabili. E l'umorismo la nota dominante di questi scritti poetici. E lo spirito talvolta irresistibile delle "Tragedie in due battute" di Achille Campanile, è l'ironia e l'autoironia dei film più felici di Woody Allen.

     

     

    OIKOS


    SA SCUMINIGA DE PREDI ANTIOGU
    SA CREAZIONI
    Storia, tradizione e novità del palcoscenico sardo. Lo spettacolo proposto da Ottavio Congiu, Franco Madau e Piero Marcialis, si articola su un percorso ideale che riprende la grande tradizione dei testi sardi, ne propone di nuovi, attraversa la storia sarda alla maniera degli antichi cantadoris.

    "Sa creazioni".
    Monologo d'attore, opera di Piero Marcialis. Divertente versione campidanese sul tema della creazione del mondo. Interpretata dall'autore.

    "Sa scomuniga de Predi Antiogu".
    Testo consacrato della tradizione campidanese. Di autore ignoto, della seconda metà deH"800, proposto da Ottavio Congiu in versione integrale con una sua personale introduzione scenica. "Canzonis e balladas de istoria sardae" Franco Madau, nei modi consueti del suo canto, riprende anche la tradizione degli antichi cantastorie e propone un percorso della storia sarda attraverso canzoni e ballate quali: Cantendi sa storia nosta, Procurade 'e moderare, Ballada de s'annu 'e s'acciappa, Ballada pò Emilio Lussu.

     

     

    SU SESSINI


    FELICI FORTUNA
    "Felici Fortuna" è il titolo dell'ultima produzione teatrale della Compagnia "Su Sessini". Il testo in tre atti di Adriana Puddu Anedda, come tutte le opere precedentemente messe in scena dalla Compagnia, appartiene al genere comico -brillante, poiché le situazioni che vengono a crearsi si risolvono in un esilarante gioco scenico, secondo i più classici canoni della comicità. Intorno alla storia del protagonista, Felice solo di nome, si susseguono le storie di ciascuno degli interpreti che, raccontandosi, mettono a nudo i vizi, le ingenuità, i tic della quotidianità, offrendo agli spettatori lo spunto per un sicuro divertimento. Storie e situazioni che servono anche da pretesto per rivitalizzare la lingua sarda, dare dignità artistica al teatro sardo, attraverso il sorriso di un pubblico sempre più numeroso e attento.

     

     

    TEATRO TRAGODIA


    SCUSSURENDI ESPIS
    Spettacolo frenetico, molto fluido e divertente. il genere comico-demenziale attrae anche i giovani, in una forma d'arte "il teatro" che non sempre viene seguita da questa fascia d'età. I personaggi si alternano in una gestualità fuori dagli schemi in un "teatro d'avanguardia" unito alla lingua sarda. L'azione si svolge all'interno di una sede, fantomatica, di un non meglio identificato partito politico. I due personaggi maschili, il caposezione e il suo segretario, verranno assaliti, sballottati, esasperati da una serie di personaggi femminili, i quali, indisponenti e pedanti, avranno il potere di far arrivare i due a gesti incosulti ed esagitati quanto comici e spettacolari. Si affannano, i due, ad evitare che le donne incappino nel referente politico, rischiando di rovinare tutto con la loro ilarità. Lo spettacolo è un susseguirsi di gags comicissime e di equivoci incredibili.
    Letto 2520 volte Ultima modifica il Mercoledì, 17 Ottobre 2018 16:32

    Organizzazione


     

    Search