Riscoprire e valorizzare il patrimonio intellettuale del grande Giovanni Battista Tuveri per contribuire alla crescita sociale e culturale dei sardi. È l’obiettivo del progetto che prevede la pubblicazione delle sue opere accompagnate da un’edizione critica capace di contestualizzare il suo pensiero nella contemporaneità. Nella convinzione che i valori identitari, così marcati in Sardegna, siano le radici del presente e possano proiettarci con la giusta risolutezza verso il futuro.
Il progetto, finanziato dalla Fondazione di Sardegna, dal Comune di Collinas e dall’Associazione Enti Locali per le attività culturali e di spettacolo, prevede la pubblicazione del corpus completo della produzione letteraria di Giovanni Battista Tuveri, con un’edizione critica di accompagnamento affidata a intellettuali di spicco della contemporaneità. Le opere verranno proposte nel rispetto dell’ordine cronologico di pubblicazione, affinché possa essere adeguatamente colta anche l’evoluzione del suo pensiero.
Grande protagonista della storia del Risorgimento, non solo sardo ma anche italiano, Tuveri fu un fine e appassionato intellettuale ‘prestato’ alla politica: filosofo, giornalista, scrittore, è stato parlamentare per diverse legislature e poi per quasi vent’anni Sindaco del piccolo Comune della Marmilla nel quale è nato, Forru. Fu infatti proprio durante la sua guida, e su sua proposta, che, per evitare equivoci con il vicino paese di Villanovaforru per quanto riguarda la consegna della posta, il centro prese il nome di Collinas, toponimo che tra ispirazione dalle colline che la circondano.
“Se volessimo individuare le forze che tengono unita una comunità, oltre ai luoghi, alla quotidianità e ai riti di chi la abita, non potremmo certo tralasciare il peso di coloro che ne hanno accresciuto il valore - commenta il Sindaco di Collinas Francesco Sanna -. Nel caso di Forru, Giovanni Battista Tuveri è indubbiamente tra questi e senza dubbio il più illustre. Sono convinto che in tanti sapranno riconoscere il valore di questo progetto riscoprendo quella consapevolezza e quell’orgoglio di essere sardi che ancora oggi gli scritti dell’intellettuale nostro conterraneo sanno infondere”.
L’obiettivo precipuo del progetto è fare nuova luce su una personalità di rilevanza nazionale e consentire così al pubblico, in particolare alle nuove generazioni, di avvicinarsi alla sua figura e al suo pensiero dal carattere fortemente progressista, e per questo ancor oggi attuale. Tra i primi a introdurre nel dibattito politico dell’Ottocento la cosiddetta ‘Questione sarda’, reclamando dignità e rispetto per la sua amata terra, fu acerrimo nemico del conservatorismo e della monarchia. Tuveri sosteneva infatti che non si poteva subordinare il tema dell’indipendenza nazionale a quello della libertà politica: la sua era una proposta di tipo federalista, dentro una concezione politica fieramente repubblicana.
Riscoprire il pensiero di un padre nobile dell’Isola permetterà inoltre di promuovere l’immagine di Collinas, uno dei borghi più affascinanti e suggestivi della Marmilla. Ripartendo proprio dalla figura del Tuveri il paese punta a costruire un’offerta turistico-esperenziale che accompagni i viaggiatori nelle strade e nei percorsi del borgo, valorizzando così storia e tradizioni del piccolo gioiello del Medio Campidano. Non solo: il progetto punta anche alla creazione di uno spazio museale e multimediale permanente capace di raccontare alla comunità sarda e a tutti gli interessati il pensiero dell’intellettuale collinese.
“Il lavoro ha l’ambizione di offrire un punto di vista innovativo rispetto a quanto già presente nel mercato editoriale - spiega il Curatore del progetto Giovanni Follesa -. Vogliamo infatti divulgare l’opera di Tuveri, esporre le sue battaglie culturali, filosofiche, identitarie, liberali e religiose in una forma più accessibile al pubblico, specie giovane. Purtroppo ancor oggi nelle scuole i suoi scritti sono pressoché ignorati, il suo pensiero moderno è infagottato nell’oblio. Un destino che condivide con tanti altri illustri personaggi sardi, uno spreco di cultura che rievoca un problema tristemente noto: l’assordante assenza dell’Isola dai programmi formativo-educativi”.
Per offrire una chiave di lettura e di interpretazione attualizzata, più fresca e contemporanea, riguardo la visione di Tuveri a proposito della vita, della libertà, della condizione dell’uomo e della donna sono stati coinvolti quattro intellettuali sardi per altrettanti punti di vista originali: Luca Lecis, Marcello Fois, Maria Francesca Chiappe e Rossana Copez, con il prezioso contributo di Francesco Scano, analizzano le sue battaglie culturali, filosofiche, identitarie, liberali e religiose in una forma più accessibile al pubblico contemporaneo, con l’obiettivo e il desiderio di attirare l’interesse anche dei giovani.
Il contributo dei quattro critici
Luca Lecis definisce Tuveri “emblematico interprete delle contraddizioni storiche e sociali sarde”. Come meglio spiega più avanti “il tratto politicamente più rilevante della produzione giornalistico-letteraria del Tuveri, spesso caratterizzata da fondamenti teologici e filosofici, è indubbiamente contenuto nelle riflessioni sulla questione sarda”. In particolare il trattato ‘Del diritto dell’uomo alla distruzione dei cattivi governi’ “sviluppa una nuova proposta, quella di articolare lo Stato in senso federale”, scagliandosi contro “una politica nazionale miope nei confronti delle esigenze dei comuni, in particolare di quelli delle aree rurali, e sorda alle richieste di riforme, come quella del Catasto”. E pertanto “al modello accentratore di uno Stato unitario, incapace di gestire rapporti egualitari tra i vari territori e le diverse regioni” andrebbero opposte “forme di autogoverno e di democrazia dal basso attraverso una valorizzazione dell’autonomia degli enti locali”.
Marcello Fois sottolinea come Tuveri sappia “ragionare raffinatamente di Politica, ma non vorrebbe esercitarla. Vuole la libertà di ipotizzare universi senza l’obbligo di contribuire alla loro realizzazione. Racconta di un Destino che lo pone, suo malgrado, come rappresentante di un’alternativa talmente luminosa che finisce per accecare”. È una critica amara a determinate convinzioni dei sardi, perché “nonostante Tuveri, Gramsci, Lussu, nonostante le elaborazioni che ci hanno descritto e le fondamentali questioni messe in campo ci siamo talmente sconosciuti da scoprirci ogni volta con meraviglia autocompiacente”. E fa un esempio concreto: “Crediamo che i muretti a secco ci rappresentino come struttura autoctona. E invece no. I muretti a secco sono l’espressione della nostra sconfitta maggiore, sono l’innesto del feudalesimo in una porzione di mondo che l’aveva bypassato, e, dunque, l’innesto forzoso della proprietà privata dove esisteva l’uso comune delle terre”.
L’esperienza giornalistica spinge Maria Francesca Chiappe a una riflessione sui metodi di comunicazione del Tuveri: “L’approccio militante, diretto, a tratti perfino arrabbiato, lo pone molto avanti nel campo della comunicazione politica”, come si evince “durante la lettura di quelle pagine scritte centocinquant’anni fa. Sembra quasi di sentirle le parole, il suo è un linguaggio parlato, seppure preciso, mai banale e certo non populista, anche se veemente e appassionato. Viene da pensare che se fossero esistiti i social li avrebbe sicuramente usati, e con grande efficacia, perché la sua prosa asciutta e combattiva lascia intuire che avrebbe potuto essere ulteriormente riassunta fino alle misere poche decine di battute di un tweet azzeccato, di quelli che centrano il bersaglio”. D’altronde “il pensiero di Tuveri è molto chiaro: la stampa è un diritto. E comunque bisogna fare bene attenzione a non confonderlo con la libera manifestazione del pensiero. La censura invece deve essere esplicitamente vietata per evitare brutte sorprese”.
Rossana Copez evidenzia la spinta progressista del Tuveri, con un accento particolare sulle prime forme di femminismo: “Si dichiara a favore del divorzio pur nel rispetto dell’unità della famiglia, per la precedenza del matrimonio civile su quello religioso, si batte, contrapponendosi al Cavour, contro la prostituzione legalizzata arrivando ad auspicare per la donna il diritto di voto, all’istruzione e al lavoro che le poteva garantire l’indipendenza economica e quella morale”. E ancora: “L’attualità e l’originalità del suo pensiero consistono nella continua ricerca di una risposta a una domanda valida al di là del suo tempo: come essere padroni della propria libertà, sia individuale che collettiva?”.



