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    Domenica, 16 Ottobre 2005 20:18

    Teatro Ragazzi - Stagione 2005

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    Compagnia Spettacolo
    Actores Alidos I tre porcellini
    Ananché Filando
    Cada die Teatro Radio Cipolla
    Circo Calumet Sdegno sul Temo
    Cronopios La palla di vetro
    Figli d'Arte Medas L'isola del Tesoro
    Fueddu e Gestu Rayas
    Il Teatro del Sottosuolo Storie senza fissa dimora
    Is Mascareddas Areste Paganos e lo strano caso del paese di Trastullas
    Maccus Ulisse al circo
    Pinocchio Dance Capucetto arrubiu
    Teatro Tages Fil'armonico
    Teatro Tragodia Maria Niada
    Theatre en vol MOD.JZK come librarsi con un libro
    Teatro dei Vaganti La storia di Iqbal

     

    Compagnia:

    Teatro Actores Alidos

    Spettacolo:

    I tre porcellini

    Tecnica:

    Attore - maschera
    Età consigliata: 4 - 10 anni

    Ispirato a “I tre porcellini”, una delle fiabe più diffuse e amate nel mondo. lo spettacolo mette in scena alcuni problemi essenziali dell’infanzia. prima tra tutti il crescere sviluppando sicurezza e maturità. costruendo una “casa” da abitare con gli altri e al riparo dalle insidie della vita. Il cammino per diventare grandi è difficile e faticoso e questo spettacolo è un luogo immaginario tutto d’aiuto per i piccoli futuri adulti.

    I nostri tre porcellini, Dodo, Lollo e Fiffi, che affrontano un lungo percorso di crescita, sono comici ed esilaranti, ma anche teneri e poetici e talvolta sarcastici e ironici e soprattutto bravissimi ad inventare di volta in volta quanto occorre per sconfiggere e beffare quel lupo cattivo che vorrebbe far di loro salsicce e zamponi… con un finale a sorpresa tutto da ridere.

     

    Compagnia:

    Ananchè

    Spettacolo:

    Filando

    Tecnica:

    Trampoli, Funambolismo,
    Narrazione
    Età consigliata: 8 - 14 anni

    Quel che ci tranquillizza...è infilare un filo, quel famoso filo del racconto di cui è fatto anche il filo della vita.
    (Robert Musil)

    E’ uno spettacolo popolare, per tutti, per il pubblico che si incontra in piazza, composto di adulti e bambini.

    La drammaturgia usa come metafora il filo che si avvolge a spirale creando un labirinto, è il simbolo della confusione dell’animo umano.

    La matassa si srotola raccontando simbolicamente gli avvenimenti di tre donne appartenenti al mito.

    In una tessitura a maglie larghe camminano Ippolita, Aracne e Arianna, che tracciano la via d’uscita dal labirinto dei sette peccati capitali (invidia, accidia, ira, lussuria, gola, avarizia, superbia).

    Ippolita, regina delle guerriere, dall’alto dei trampoli, sparge i sette peccati capitali, si protegge, dalle malattie del nostro secolo con un casco fatto di occhiali, (di questi tempi, anche guardare è contagioso…), mali che ci allontanano dal nostro corpo e che ci portano a prendere le distanze da quello degli altri…

    Entra Aracne principessa libica, superba tessitrice, che nel mito, dopo aver osato sfidare la dea Atena nell’arte del ricamo, viene trasformata in un ragno.

    Con gli oggetti simboli dei peccati ordisce la trama del labirinto e per liberarsi dall’invidia di Atena, chiede aiuto al pubblico con cui tesserà una grande ragnatela, filo unico che riscatterà Aracne dall’incantesimo della dea e indicherà l’uscita dal labirinto.

    Arianna, principessa mitologica, che dona a Teseo il filo per non perdersi nel labirinto, diventa un clown rosa che concluderà l’azione scenica liberando gli spettatori dalla ragnatela intessuta da Aracne, e camminando sul filo, mostrerà l’uscita dal labirinto. Sul finale, Il pubblico sarà invitato a mangiare un pinolo, simbolo della conoscenza e della saggezza.

     

    Compagnia:

    Cada Dìe Teatro

    Spettacolo:

    Radio Cipolla

    Tecnica:

    Attore
    Età consigliata: 8 anni in su

    Guardare il mondo con gli occhi della speranza, convinti del fatto che quel che sappiamo è sempre poco rispetto a ciò che ci resta ancor da conoscere. La vita si manifesta in ogni elemento, esprimendosi in forme e modi che spesso non comprendiamo.

    Una cipolla può nascondere al suo interno una canzone; come una radio può irradiare le sue onde su tutto il cosmo e così liberare la gente dalle sue paure.

    Da quei lupantropi che la tengono ferma, immobile, senza una lacrima ma neppure senza quel magico carburante che è per l’uomo, il riso.

    E l’accettazione di tutto quel che la vita manda, nel bene e nel male, che guida due fratelli ad un’esplorazione in territori dove alle volte arrendersi agli avvenimenti, come fa Fenicottero, porta gli uomini a vincere.

    Giunti nel luogo “giusto” non sono più Martino e Fenicottero ad andare verso... ma tutto gli va incontro... e allora, anche la salvezza arriva come fosse un tenero bacio che gli si posa sulle guance. Radio cipolla è la storia di un viaggio alla ricerca di un punto “magnetico” che una volta trovato, può liberare il mondo dai lupantropi.

    Ma forse questo luogo non esiste, Martino se 1’è inventato, oppure il posto da raggiungere non è il monte Machapù ma come più ragionevolmente dice Fenicottero, il mercato di Scigulì.

    In effetti, erano partiti proprio per andare in quel mercato a prendere delle batterie elettriche, sarebbero servite a dare alimentazione a un grosso giradischi che giorno e notte diffondeva musica in tutto il bosco.

    A quei tempi il mondo era dominato dai Supremi, tiranni che avevano come guardie i lupantropi, orrendi animali col corpo da teatro ragazzi / gli spettacoli sciacallo sormontato da una testa a metà tra il topo e il cinghiale.

    Queste bestie già da parecchi mesi tenevano sotto controllo, “il Popolo dei boschi”: una comunità di ragazzi che aveva trovato tra quegli alberi un po’ di serenità e tranquillità. I lupantropi non temevano nulla, tranne la musica.

    Nel bosco le scorte d’energia stavano però per esaurirsi, se non si provvedeva a trovarne altra, il giradischi si sarebbe fermato e per tutti sarebbe stata la fine.

    Per far fronte all’immediata sciagura, Fenicottero e Martino, erano stati mandati a recuperare altre batterie elettriche, ma durante il cammino avevano perso tempo prezioso e così... ogni cosa si era fatta difficile.

     

    Compagnia:

    Circo Calumet

    Spettacolo:

    Sdegno sul Temo

    Tecnica:

    La Lettura creativa
    Età consigliata: 8 - 11 anni

    E’ una lettura a voce alta da fare in gruppo, solitamente accompagnata da musiche registrate o suonate dal vivo e proiezioni d’immagini e illustrazioni originali.

    Lo scopo è di animare una qualunque lettura giocando a dare una voce espressiva e particolare ai personaggi del libro e a produrre con la stessa o con oggetti di recupero suoni di suggestione e rumori di ambientazione.

    E’ un racconto di fantasia, il cui titolo originario è “L’incredibile storia delle emozioni rapite”. Nasce come progetto di educazione alle emozioni curato dalle psicoterapeute Carla Sale Musìo e Loredana Garau, sviluppato da Giancarlo Demontis sotto forma di racconto, e trasformato in lettura creativa attraverso la collaborazione con Andrea Meloni.

    Questa storia costituisce un pretesto per parlare ai bambini (e adulti) delle emozioni in modo graduale e fantasioso. Le protagoniste assolute della storia sono proprio loro, le emozioni primarie, spesso poco considerate nello sviluppo dell’individuo, fino a ritenerle superflue; specialmente quelle giudicate spiacevoli come la paura, la tristezza e la collera.

    .... Se le emozioni sono il nostro linguaggio più profondo e nello stesso tempo più evidente. possiamo illuderci di nasconderle o negarle, ma non possiamo annullarle. l’unica cosa che possiamo fare è riconoscerle e ascoltare quel che dicono. Sono la nostra voce più profonda. per cui anche le emozioni più spiacevoli possono risultare occasione di crescita e di conoscenza...

    Quest’arringa, tratta dal testo della lettura creativa, evidenzia il concetto stesso d’emozione; laddove si ritiene che una persona si emozioni solo quando si lasci andare a un generico stato d’animo, in realtà non si tiene conto che, volenti o no, ci si emoziona continuamente e capita spesso che quando ci sentiamo inadeguati o lo riteniamo sconveniente cerchiamo di nasconderlo non solo agli altri ma anche a noi stessi.

    Sdegno sul Temo è una piccola comunità fortemente colpita dalla noia e dal degrado sociale; Prometeo, detto il dottorino, attribuisce la causa di tale condizione alla fragilità emotiva degli abitanti, attacca- brighe, piagnoni, e soprattutto indolenti. La soluzione al malessere generale, su consiglio di Prometeo viene demandata a un manipolo di forestieri, esperti risolutori: un’equipe di teknokrati, capitanati dall’improbabile scienziato prof. Kuntz, ha ben pensato di separare le emozioni dai rispettivi proprietari, in quanto considerate poco adeguate a uno stile di vita basato sull’efficienza e l’autocontrollo.

    Così attraverso una macchina catalízzatrice, detta “Woscemoscion”, le emozioni vengono catturate e scaricate nel fiume Temo. Poiché le emozioni si possono negare ma non eliminare, una per una dalla gioia alla paura prendono voce per spiegare la loro esistenza e la loro necessità d’essere, affinché s’impari ad accettarle e a convivere con questi stati d’animo improvvisi.

    Le emozioni secondo me
    E’ un momento di confronto con gli ascoltatori della lettura in cui ci prefiggiamo di stimolare in loro (bambino, genitore, insegnante) un interesse sulle emozioni, quelle suscitate dalla lettura, e quelle contenute nella storia, ossia le emozioni primarie (gioia, amore, sorpresa, rabbia, disgusta, vergogna, tristezza, paura).

    Parlare dì emozioni significa conoscerle e riconoscerle e suscitare nell’individuo un personale interesse d’approfondimento tematico che possa aiutarlo a sviluppare una certa competenza sulle abilità emotive (conoscenza, controllo. motivazione, empatia e gestione) affinché possa prendere maggior consapevolezza di sé e, conseguentemente, migliorare la qualità della propria vita.

    Finalità e obiettivi
    stimolare alla lettura attraverso un approccio ludico e sociale divulgare attraverso i servizi bibliotecari una bibliografia di approfondimento sul tema delle emozioni (testi di narrativa e scientifici) confrontarsi sulle emozioni suscitate dalla lettura.

     

    Compagnia:

    Cronopios

    Spettacolo:

    La palla di vetro

    Tecnica:

    Narrazione oggetti
    Età consigliata: 5 - 10 anni

    “Una maga aveva tre figli che si amavano fraternamente, ma lei non se ne fidava, temeva volessero spodestarla e allora….”

    Tra canti e incantesimi, tre fratelli, un’aquila, una balena e un ragazzo si perdono e si ritrovano in un mondo di magie strampalate in cui si snoda il racconto della fiaba dei fratelli Grimm.

    Lo spettacolo è stato pensato per ogni spazio, in situazioni intime come quelle di una classe. La storia si sviluppa attraverso più tecniche narrative: un’affabulazione diretta con cui il narratore suscita immagini grazie alla potenza fascinatrice della parola.

    L’animazione di grandi pupazzi e piccoli oggetti che trasportano l’azione dal macro al micro creando momenti di attenzione diversa l’uso espressivo del corpo e della voce attraverso tecniche puramente attoriali.

    La musica, sia vocale che strumentale è elemento narrativo che mira a coinvolgere direttamente il bambino, facendolo diventare parte attiva della storia.

    Cronopios lavora da 5 anni come gruppo teatrale di ricerca dell’associazione culturalle Bötti du Shcöggiu con vari progetti di formazione e produzione che indagano nelle risorse endogene dell’isola di S.Pietro. Uno degli obiettivi del nostro lavoro è di sperimentare “la forma teatrale” attraverso drammaturgie che possono scaturire dai luoghi o dal confronto e la relazione con il territorio nelle sue forme rituali, archetipe e anche, soprattutto, da una fusione delle arti antiche e contemporanee.

     

    Compagnia:

    Figli d'Arte Medas

    Spettacolo:

    L'Isola del tesoro

    Tecnica:

    Attore - animazione
    Età consigliata: 6 - 10 anni

    ...Se ami, come ho amato anch’io, le antiche storie di mare, le tempeste, le avventure, i calori e i geli, le golette, le isole e i marinai abbandonati, i bucanieri sepolti... allora non esitare, e vai avanti...

    Comincia così il magnifico libro “l’isola del tesoro” di R. L. Stevenson, uno dei maestri del romanzo d’avventura. Si tratta di uno dei più fortunati successi dello scrittore scozzese, del quale, tra le altre cose, quest’anno ricorre il cento-decimo anniversario della morte.

    II romanzo racconta di una misteriosa mappa trovata in un forziere portato in una locanda da un uomo. Una mappa che indica il luogo nel quale si nasconde un tesoro. Un ragazzo ed un adulto si getteranno nell’avventura vivendo un incredibile esperienza indimenticabile tra pirati, battaglie, isole a forma di teschio, e tesori ritrovati.

    La Trama
    Un centinaio di anni fa, i capitani delle navi, si recavano nei crocicchi delle strade o nelle locande per ingaggiare quelli che, una volta saliti sulla nave, avrebbero chiamato “equipaggio”. Un “discorsetto” iniziale per raccontare la missione e via, verso l’avventura. “L’Isola del tesoro” comincia in questo modo; con un capitano dalla folta barba nera che accoglie i marinai ( i bambini) chiedendo se sono disposti a vivere un’avventura. Una volta ottenuto l’assenso i bambini vengono invitati a frugare in una cassapanca nella quale i bambini troveranno mantelli, bandane, baffi finti, fasce per l’occhio, armi ( di plastica) insomma tutto l’armamentario che serve ad un pirata per essere veramente un pirata sistemata questa prima fase ecco la storia. È necessario narrare la storia di un tesoro, per spiegare ai “ marinai “ quali sono i rischi che corrono i pirati quando lo cercano. Ecco così che appaiono all’interno della narrazione alcuni oggetti, (una mappa, un cannocchiale una bandiera una spada spezzata...) che aiuteranno al Capitano della nave a rendere verosimile il racconto. Terminato il quale ecco che i bambini firmeranno il contratto per essere imbarcati.

    Lo spettacolo
    Come si vede, si tratta di uno spettacolo particolare, nel quale i bambini sono a stretto contatto con i personaggi della rappresentazione, anzi sono dentro la rappresentazione; dove potranno interagire con la scena, e con l’attore, proponendosi e proponendo. Perciò è necessario che l’evento avvenga in una sala dove pubblico e attori possano muoversi liberamente. Attorno alla scena ci saranno dei pezzi di moquette per far sì che il pubblico possa sedere a terra o camminare seguendo le varie parti della narrazione.

    Un palcoscenico non è perciò necessario per poter lavorare, ma un andito ordinato, un’aula magna, uno spazio dove il pubblico non debba guardare dal basso in alto.

     

    Compagnia:

    Fueddu e Gestu

    Spettacolo:

    Rayas

    Tecnica:

    Teatro d’attore e musica
    Età consigliata: 11 - 18 anni

    I quadri scenico musicali di Rayas sintetizzano un percorso di ricerca sull’identità che da molti anni caratterizzano da Fueddu e Gestu e il suo alter ego musicale Sonus e Sinnus.

    Questa azione teatrale/concerto è un omaggio al poeta-scrittore Salvatore Cambosu e alla sua opera più importante MIELE AMARO.

    Da miele amaro sono tratti i brani un distillato poetico dei racconti più significativi che in scena vengono espressi non solo con la parola ma anche con azioni gestuali, musiche e canti.

    Rayas ci riporta in un mondo che sembra sprofondare nel mito attraverso visioni, voci, suoni caratterizzati dalla ripresa di segni peculiari della nostra terra.

    Un mondo comunque non avulso dal presente in continua evoluzione, sogni, lacerazioni, contraddizioni, spiazzanti contaminazioni. Rayas-segni quindi della Sardegna arcaica e moderna.

    Canto, musica, parola, gesto in continuo rapporto con la dimensione poetica che trae sostanza da una terra che è – come diceva Salvatore Cambosu – come il MIELE AMARO, una metafora dell’esistenza.

     

    Compagnia:

    Il Teatro del Sottosuolo

    Spettacolo:

    Storie senza fissa dimora

    Tecnica:

    Attore
    Età consigliata: 4 - 10 anni

    Strade, Storie, oggetti che si raccontano…

    Bianca, Candela e Beniamina, tre senza tetto, sono le depositarie di un altro sapere.

    La vita in strada è difficile, ma i personaggi della nostra storia si liberano della loro fatica del vivere quotidiano per entrare in una dimensione più fantastica che è quella data dalle storie e dal loro raccontarsi.

    La signora Bianca ha un dono speciale, lei sa riconocere gli oggetti che hanno “delle storie” laddove gli altri vedono soltanto cose da buttare via. Lei sa trovarli, ne riconoce il “profumo”, ascolta le loro storie e poi le conserva, “perchè non volino via come sabbia nel vento”, diventando così la depositaria di una memoria che non è scritta e che viene perpetuata ogni volta che lei racconta.

    La dimensione comica e surreale nella quale si muovono í personaggi, accompagna la scansione narrativa della storia tratta dalla narrazione popolare sarda. “La Regina Chiacchierona” nasce infatti dalla testimonianza di una nonna che ci ha regalato questo suo ricordo. La storia sicuramente poco conosciuta, forse inedita, ci è subito piaciuta tanto da decidere di inserirla nella nostra nuova produzione.

    Questo lavoro è nato dal riallestimento dello spettacolo una valigia carica carica di....., mantenendone l’idea portante, gli oggetti, che in quanto tali hanno vissuto delle storie e di fatto in qualche modo ne conservano la memoria per la possibilità insita che hanno del rievocarla, e l’ambientazione: una parte di strada dove tre senza tetto hanno fissato la loro dimora.

    Abbiamo pensato di riallestire lo spettacolo, perchè nella prima versione non ci pareva contenesse esattamente l’essenza di quello che noi avremmo voluto “dire” quando abbiamo cominciato a lavorarci su, non sapevamo bene cosa fosse, ma sentivamo che ci era sfuggito di mano, che eravamo partiti da un punto ed eravamo arrivati da un’altra parte, e nonostante ci avesse divertito la sua lavorazione ed avesse funzionato con il pubblico non ci sentivamo soddisfatti.

    II lavoro è rimasto così fermo e in cantiere per un po’, con la consapevolezza che quello che volevamo dire, attraverso quel lavoro, fosse importante e forte, ma che dovevamo ancora trovare il modo di farlo venire fuori. La collaborazione estiva nata per caso con l’attore Bano Ferrari, che ci ha viste cooprotagoniste in un suo lavoro di clownerie all’interno della nostra rassegna, il divertimento che ne abbiamo tratto ed il risultato sui bambini ha rappresentato per noi la lampadina che si accendeva e da qui l’idea di affidare a Bano la regia del lavoro.

    Tra le sue “mani” lo spettacolo si è trasformato portandoci da un’altra parte, la poesia si è scontrata frontalmente con la comicità tipica del lavoro dell’attore ed il risultato è una storia surreale in cui i tre personaggi diventano a loro volta voci narranti, attrici e registe dello spettacolo nello spettacolo. La scelta di cambiare la storia che era la parte centrale del tutto scuole elementari della città, si era gentilmente offerta di regalarci i suoi ricordi di bambina attraverso le fiabe che le venivano raccontate, ci è sembrata più “giusta” e in sintonia con la nostra dimensione e con quello che volevamo dire; ed ecco che “La Regina Chiacchierona”, fiaba che riteniamo inedita della tradizione sarda, diventa spettacolo nello spettacolo.

    II lavoro diverte tantissimo i bambini, i tempi comici sono serrati e non lasciano spazio alla noia, allo stesso tempo racconta una storia della loro terra, una storia che pur nella “sgangherata “ rappresentazione dei tre personaggi premia infine la solidarietà e la condivisione, valori sempre più rari nei nostri tempi e parla dell’importanza del ricordare e della necessità del perpetuarsi della memoria. La lingua sarda fa solo da sfondo, è diventata solo un colore dello spettacolo, un profumo evocato insieme alle storie, ogni tanto appare per poi scomparire tra le parole dei personaggi che utilizzano principalmente la lingua italiana.

     

    Compagnia:

    Is Mascareddas

    Spettacolo:

    Areste Paganòs e lo strano caso del paese di Trastullas

    Tecnica:

    Burattini in baracca
    Età consigliata: 6 - 10 anni

    Nel paese di Trastullas tutto funziona a meraviglia e ciascuno conduce in armonia la propria vita. Il sindaco fa il sindaco, il parroco fa il parroco, l’avvocato fa l’avvocato.

    Ma una strana pazzia incombe sul paese. A Trastullas gli abitanti cominciano a lamentarsi perché non succede mai nulla, e perché manca un bandito che protegga il paese: un bel bandito autentico, di quelli di una volta, che susciti il timoroso rispetto degli uomini e la capricciosa ammirazione delle donne. Finché un bel giorno il bandito entra in scena, e allora ci vorranno il coraggio e l’astuzia di Areste Paganòs per sbrogliare una matassa che rischiava di diventare inestricabile.

    Liberamente ispirato al racconto Il bandito municipale di Giuseppe Fiori, Areste Paganòs e lo strano caso del paese di Trastullas è il nuovo capitolo della saga del famoso burattino sardo inventato da Antonio Murru e Donatella Pau.

    Una storia avvincente, velocissima nel ritmo, venata di humour surreale, ricca di colpi di scena e di continue sorprese. Un apologo sul mito della forza, costruito con la gustosa comicità dei burattini e l’antica sapienza del teatro popolare.

     

    Compagnia:

    Maccus

    Spettacolo:

    Ulisse al Circo

    Tecnica:

    Attore - acrobata
    Età consigliata: 5 - 14 anni

    Unendo passato e presente, attraversando le epoche, Ulisse appare oggi come l’immagine dell’uomo moderno che, schiacciato dal peso della quotidianità ricerca il proprio equilibrio tra la tensione al progresso e il recupero di una dimensione primitiva ma, catapultato nelle rocambolesca vita del circo finisce a burlare se e il mondo.

    Lo spettacolo si muoverà entro una cornice fantastica che permetterà evoluzioni acrobatiche aeree e a terra, trapezio e “tessuti” saranno immessi nella dinamicità dell’azione, senza. mai dimenticare l’obiettivo di comunicazione teatrale che è in primo luogo far riflettere attraverso il divertimento e la risata.

    La forza, il virtuosismo, la pericolosità del corpo del circense, nel luogo e nel modo del teatro è ciò che rende lo spettacolo avvincente per tutti i tipi di pubblico, specialmente per un pubblico di giovanissimi (dai 10 ai 20 anni) che verrà incantato dalle mille acrobazie e dalle divertenti e surreali situazioni.

     

    Compagnia:

    Pinocchio Dance

    Spettacolo:

    Cappuccetto arrubiu e la bestia

    Tecnica:

    Burattini e pupazzi in baracca
    Età consigliata: dai 4 anni

    Continua il percorso educativo della bambina col cappuccio rosso e lo slang cagliaritano. Nel primo episodio il lupo è stato ridicolizzato fino alla fine, ma ora la protagonista dovrà fare i conti con la Strega Madraffa che da molti anni non passava in Sardegna.

    Giggetto il taglialegna verrà trasformato in una bestia che avrà il compito di mangiarsi Capppuccetto Arrubiu “altrimenti resterai per sempre una bestia”.

    Povero Giggetto, tra le maglie di una strega perfida e di una bambina incontenibile.

    Ma saranno i bambini insieme alla nonnina…..

     

    Compagnia:

    Teatro Tages

    Spettacolo:

    Fil'armonico

    Tecnica:

    Marionette a filo
    Età consigliata: 11 anni in su

    Lo spettacolo è un florilegio, un mosaico composto da momenti di vita del marionettista che si intrecciano con le storie delle sue figure che comandate dalle mani, rappresentano la fragilità umana.

    Sono frammenti di vita. Storie minime, pochi minuti per raccontare emozioni e passioni.

    Immagini rapide quanto un’occhiata che si lancia oltre una porta socchiusa, al di là delle vedute di tutti i giorni, alla ricerca di gesti e personaggi che sappiano ancora sorprenderci.

    Non ci sono parole, ma solo musica.

    Non ci sono segreti, perché l’animazione è lasciata a vista.

    Le marionette di “Il fil’armonico”, ballano, soffrono, sperano, ridono, con lo stesso spirito che muove gli esseri umani. Anche per loro, per i pupazzi che calcano il palcoscenico, il destino è sempre appeso a un filo.

    Ma questa volta si vede benissimo dove vada a finire. “…Luci, musica, una manciata di polistirolo per far nevicare, una stoffa verde per le foglie di un albero. Il cinguettio di un uccellino che vola sul palco e che, per qualche minuto, tutti, ma proprio tutti, vedono vivo e reale. Fragile magia di un secondo? Il tanto necessario per reimpadronirsi del diritto, spesso dimenticato, alla fantasia...”

     

    Compagnia:

    Teatro Tragodia

    Spettacolo:

    Maria Niada

    Tecnica:

    Attore e burattini
    Età consigliata: 6 - 12 anni

    Teatro Tragedia da anni ha avviato uno studio sulle fiabe classiche rivisitate nella lingua sarda e precisamente nella sua variante Campidanese.

    Lo studio della fiaba ha permesso di scoprire un filo comune tra le diverse culture sparse non solo nell’area del Mediterraneo, ma con influenze di chiara origine nordica.

    Dopo la rivisitazione di Cenerentola “Ciniscedda”, si è passati all’adattamento e alla rielaborazione di Biancaneve, ovvero Maria Niada.

    La fiaba di Biancaneveè tra quelle più famose al mondo, dove i buoni sentimenti vanno a braccetto con la simpatia e la tenerezza dei suoi personaggi, cari sia ai bambini che agli adulti. Maria Niada non si discosta molto dalla classica Biancaneve, anche se assume tutti gli umori, le influenze e le caratteristiche che la lingua le impone, non solo vivrà quei costumi, quelle usanze della lingua, ma vivrà anche i luoghi della lingua: i boschi saranno de Tzinnibiri (ginepro), attraverserà foreste de Ottigu (sughero), e incontrerà su Murvoi (muflone)

    I sette nani della nostra storia saranno rappresentati dai burattini, i costumi dei piccoli nani, saranno ispirati ai costumi tradizionali sardi.

     

    Compagnia:

    Theatre En Vol

    Spettacolo:

    MOD. JZK
    come librarsi con un libro

    Tecnica:

    Acrobatica - musica
    Età consigliata: 8 - 14 anni

    Spettacolo di animazione teatrale con musica non solo dal vivo, fachirismi, giocolerie, burattini e tanta acrobatica..

    Due strani personaggi ed un libro gigante su ruote, il Libriciclo, danno il via alla rocambolesca ricerca delle scienze necessarie per ottenere la formula del ? volo puro? giungendo ad un sorprendente finale.

    Un divertente ed autoironico invito alla lettura fatto di... gags comiche, musica, fachirismo, giocoleria, trampoli e tanta acrobatica.

    Molto spesso il pubblico, trascinato dall’impeto dei due protagonisti, diventa elemento cardine di questa animazione teatrale.

     

    Compagnia:

    Teatro dei Vaganti

    Spettacolo:

    La storia di Iqbal

    Tecnica:

    Attore
    Età consigliata: 8 - 12 anni

    IQBAL MASIH alla tenerissima età di 5 anni viene ceduto ad un fabbricante di tappeti in cambio di pochi dollari.

    E’ un prestito in denaro che servirà a coprire le spese del matrimonio della sorella.

    Potrebbe questo, essere l’inizio di una schiavitù senza fine. Ma un giorno IQBAL, fortunatamente incontra gli attivisti del Fronte di Liberazione dal lavoro minorile e per la prima volta scopre di avere dei diritti.

    Decide di raccontare la sua storia e il suo improvvisato discorso fa scalpore e viene pubblicato da alcuni giornali locali. IQBAL incontra Eshan Ullah Khan leader del Fronte di Liberazione e sua guida.

    Così IQBAL diventa simbolo e portavoce del dramma dei bambini lavoratori nei convegni, prima nei Paesi asiatici, poi a Stoccolma e a Boston. Da grande voleva fare l’avvocato per aiutare i bambini lavoratori a liberarsi dalle catene che anche lui aveva conosciuto.

    Ma la storia della sua libertà è breve. Il 16 aprile 1995 gli sparano a bruciapelo mentre corre in bicicletta nella teatro ragazzi / gli spettacolisua città natale“Un complotto della mafia dei tappeti ” dirà Eshan Ullah Khan subito dopo il suo assassinio.

     

     
    Letto 1311 volte Ultima modifica il Mercoledì, 17 Ottobre 2018 16:32

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