|
Compagnia:
|
ANTAS
|
|
Spettacolo:
|
IN UNA NOTTE DI TEMPORALE |
|
Tecnica:
|
Attore
|
|
Età consigliata:
|
Dai 6 ai 10 anni
|
Lo spettacolo propone l'antico e mai risolto conflitto fra diversi che spessissimo è il risultato della non conoscenza reciproca. Si fa ricorso alla favola dei animali il lupo e la capretta, campioni di inimicizia per la loro stessa natura i quali diventano amici complice il buio che impedisce loro di riconoscersi per quello che veramente sono dimostrando che se non si presta attenzione a ciò che appare, ma si valorizza ciò che si è, si possono condividere interessi ansie e paure: in altre parole si può essere amici. Un inno all'uguaglianza dunque, un invito a considerare la "diversità" come patrimonio a cui attingere in termini di confronto e di arricchimento reciproco. In una notte di temporale un lupo e una capretta si ritrovano a ripararsi dall'acqua in una capanna priva di illuminazione per cui non vedono la "differenza" .Scoprono di contro che hanno tante cose in comune: la paura dei lampi e dei tuoni, la passione per il canto e, dai loro racconti si scopre che hanno avuto un'infanzia molto simile...Si danno appuntamento per il giorno successivo, alla luce del sole, per festeggiare l'amicizia appena nata. Cosa accadrà? Riemergeranno i vecchi rancori delle comunità di appartenenza? In scena verranno proposte tre soluzioni diverse accogliendo anche e proposte dei piccoli spettatori, fino a proporre il finale a sorpresa che chiude lo spettacolo e invita alla riflessione. All'inizio dello spettacolo il pubblico dei piccoli spettatori viene coinvolto nell'allestimento della scenografia in un momento di momento di animazione particolarmente gradito dai bambini.
|
Compagnia:
|
AVVOLTE L'INVERSO |
|
Spettacolo:
|
PEPE PINOLI
|
|
Tecnica:
|
Macchine - attore - marionette
|
|
Età consigliata:
|
Dai 6 ai 10 anni
|
Chi è Pepe Pinoli? Dov'è finito? é veramente nei guai? Sono domande a cui è difficile rispondere. Certamente Pepe Pinoli è un tipo interessante: mandato in missione dalla mamma, di lui si perdono le tracce. Alcuni sostengono di averlo visto nella foresta amazzonica, altri giurano che non si sia mai mosso da casa. La verità, naturalmente, verrà fuori solo alla fine e tutti sapremo allora chi è veramente Pepe Pinoli... o forse no? Il racconto segue gli schemi collaudati della fiaba tradizionale ma modifica continuamente il punto di vista dell'osservatore. Si ottiene così un effetto surreale in cui gli elementi di spazio e tempo sono presentati come variabili in continua evoluzione. Pepe Pinoli, da bambino ignaro dei pericoli e dei tranelli della vita subisce prima gli inganni di personaggi che approfittano della sua ingenuità per sbeffeggiarlo e derubarlo ma proprio grazie a queste esperienze acquista una nuova e più forte autonomia e consapevolezza che metterà al servizio dei suoi compagni di sventura portandoli all'immancabile lieto fine. Attraverso l'utilizzo di macchine surreali, canzoni e filastrocche il narratore, presenza fissa dello spettacolo, conduce i ragazzi al seguito di Pepe Pinoli in una fiaba moderna con consapevoli radici nella tradizione.
|
Compagnia:
|
CADA DIE TEATRO
|
|
Spettacolo:
|
MARIPOSA, LA FARFALLA MECCANICA |
|
Tecnica :
|
Attore |
|
Età consigliata:
|
Dagli 8 ai 14 anni
|
In un mondo ripiegato su se stesso, spento, senza più palpitazioni, c'è ancora chi vuole stupirsi, chi desidera il viaggio, chi non vuole rassegnarsi alla morte dei sogni, ma li insegue come fossero l'ultima frontiera rimasta. Rincorrere il sogno, inseguire una fiaba, in tempi dove tutto è prestabilito, dove si è obbligati a crescere per forza, sembra quasi il desiderio di un folle. Ma Callè, giovane tanto pazzo, non ci sta, lui vuole vivere il sogno. Vuole l'impossibile: che la fiaba possa divenire realtà e che Mariposa, la ragazza con le ali di farfalla, torni a farsi vedere nel mondo. Mariposa è una storia, fatta di ante storie che corrono veloci verso terre dove i suoni giocando con i sentimenti si appiccicano alla pelle per non abbandonarci mai più. In un tempo tanto vicino da sfiorarci le spalle, quando i sentieri portavano alle cime che toccano il cielo e le farfalle parlavano agli uomini; al di là dei boschi, dopo i binari della ferrovia, poco dietro le sponde del lago, sull'altopiano delle terre di confine, prima delle grandi torri metalliche, un giorno era comparsa Mariposa, una farfalla con il corpo di ragazza. Ma in quella terra, si era smesso di sognare. I sogni erano stati rubati da un ricco signore che aveva strappato le ali e tolto il cuore di Mariposa, per poi esibirla nella grande piazza della città come una ridicola farfalla meccanica. Tra passato e presente, soprusi e ingiustizie, lacrime e sorrisi, come un filo che si perde nel pozzo, i ricordi prendono colore nelle voci di Callè e Chiodino e la vicenda narrata, scavalcando le parole, attraversando gli sguardi ci porta in luoghi dove forse, è ancora possibile incontrare il sogno.
|
Compagnia:
|
CARPE DIEM |
|
Spettacolo:
|
EROI PERSI IN UN BOSCO DI VERSI |
|
Tecnica:
|
Narrazione |
|
Età consigliata:
|
Dai 6 ai 10 anni
|
Dai loro bauli, con l'aiuto di piccoli oggetti evocativi, questi ambulanti tirano fuori un repertorio di fiabe antiche e moderne (Il gatto con gli stivali, Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel, I tre porcellini, Il bambino mangianuvole) riscritte da loro o prese a prestito dalla penna di autori e poeti per l'infanzia come Roberto Piumini, Alessandro Gigli, Roal Dhal. Nel raccontare la fiaba, gli ambulanti diventano di volta in volta narratori evocatori e personaggi con una straordinaria capacità di coinvolgimento, sostenuta dal ritmo del verso e della rima: una forma letteraria e teatrale capace ancora di produrre un fascino straordinario e un ascolto più attento.
|
Compagnia:
|
ÇAJKA |
|
Spettacolo:
|
GNUCCALO
|
|
Tecnica:
|
Attore
|
|
Età consigliata:
|
Dai 6 ai 10 anni
|
Gnuccalo è la rielaborazione di una favola di Guido Gozzano. La scrittura scenica è nata da un lavoro di improvvisazione su temi suggeriti dai bambini che popolano la compagnia Çajka e dagli appunti che i componenti del nostro ensemble hanno raccolto in questi anni di lavoro a contatto con le scuole elementari di tutta Italia. La struttura è quella della favola teatrale, dove un "uomo tecnologico" (Gnuccalo) si ritrova a dover riordinare quel "caos" ecologico che lui stesso ha provocato. I bambini saranno chiamati in causa dagli attori per risolvere i punti "critici" della vicenda.
L'argomento della piccola pièce è Armonia.
L'armonia con la natura, perduta dall'uomo tecnico.
L'armonia del nostro antenato-bambino.
L'armonia del nostro antenato-storico.
L'intero lavoro di ricerca della compagnia Çajka ruota intorno allo studio di quegli elementi antropologici puri che accomunano questi due nostri "antenati", che, oggi, prigionieri di principi umanistici preconcetti, sono sempre più mediati e soffocati, (o forse pigramente dimenticati?), nel caos disarmonico del contemporaneo. Attraverso l'ironia e la capacità di saper individuare nelle dinamiche del quotidiano l'elemento comico, si mette in moto nel bambino la capacità di critica e di analisi. Non si tratta di "sdrammatizzare" o di edulcorare la realtà. La realtà è, ahimè, oggettiva e i bambini c'è l'hanno quotidianamente sotto gli occhi il gioco teatrale ne svela, invece, le debolezze e la relativizza, mettendo per il dito nella piaga, senza rancori o polemiche (per quel la c'è giù la televisione), cogliendone il ridicolo e creando possibili difese e vie di fuga dalla massificazione coatta, con una semplice ma intelligente, risata.
|
Compagnia:
|
COOP. TEATRO LABORATORIO
|
|
Spettacolo:
|
SOTTO LA TENDA |
| VI RACCONTO IL MIO MAROCCO |
|
Tecnica:
|
Narrazione
|
|
Età consigliate:
|
Dai 3 ai 14 anni
|
Un viaggio immaginario che attraversa città, montagne e deserti, che ci porta a conoscere i tuareg e i nomadi, ad incontrare personaggi magici e ad attraversare il mare, e che prende vita mediante l'utilizzo di terre colorate e di oggetti tradizionali della cultura araba. Gli oggetti prendono corpo come fisicità e memoria di una cultura; l'uso ne fa emergere il senso, il rito. La tenda, luogo antico, simbolo di una vita nomade, di preghiera e di incontri, accoglie i visitatori. Il tappeto, unico strato che separa dalla terra e che rappresenta l'unione dei "ruhhal" (viandanti) che si apprestano ad entrare in questo mondo "altro". Il tamburo richiamo, modo di manifestare la gioia, esprimere la saggezza. La danza agio, abbandono, energie libere di esprimersi, catarsi. Il rito, la festa del thè, la preghiera, il primo giorno in moschea, il matrimonio.
|
Compagnia:
|
FUEDDU E GESTU
|
|
Spettacolo:
|
CINIXADA |
|
Tecnica:
|
Attore
|
|
Età consigliata:
|
Dai 6 ai 14 anni
|
Nello Spettacolo, insieme ad alcuni tratti della Cenerentola classica, affiorano le versioni della tradizione popolare sarda. In chiave comica e burlesca, "Cinixada" recupera l'archetipo del personaggio protagonista che si riscatta dalla sua disagiata condizione attraverso l'affermazione di sè e della propria identità, aiutata dal sentimento profondo dell'amore. In questa "Cenerentola - Cinixada", recitata in sardo ed in italiano, vengono alla ribalta, da protagonisti, un gatto ed una civetta (Cucumeu), buffi testimoni ed intrepidi sostenitori di Cenerentola, contro la vanagloriosa matrigna e le due perfide sorellastre. Nella messa in scena, i costumi assumono particolare valenza con fantasiosi rimandi ai costumi tradizionali sardi. Le musiche ed i canti, eseguiti dal vivo sono anch'essi caratterizzati dalla ripresa dei moduli tradizionali.
|
Compagnia:
|
I MAGAZZINI DI FINE MILLENNIO
|
|
Spettacolo:
|
LA GUERRA DI MARTIN |
|
Tecnica:
|
Attore
|
|
Età:
|
Dai 6 ai 13 anni
|
L'intero mondo è in guerra da più di dieci anni. Le civiltà sono state distrutte. La cultura è un vago ricordo di una... "parola". Anche l'ambiente è stato sconvolto: terra bruciata dove prima sorgevano alti alberi, lurida fanghiglia al posto dei giardini. Gli uomini diventati caricature di loro stessi; imitazioni abbruttite della troppa miseria o dal troppo potere. Solo due sono rimaste intatte: il fiume Nikso e Martin Senzasperanza, un anti-eroe, un"Rambo" all'incontrario, un saggio e disincantato osservatore del mondo, un uomo che possiede un "certificato di scemenza" lungo cosi. Eppure, Martin, scemo non è; finge di esserlo per non andare in Guerra (ovviamente). Ed è proprio sulle rive del fiume Nikso, dove presta la sua opera di spaventapasseri, che Martin incontra un giovane disertore, Ario, che fin dallo scoppio della prima bomba, dieci anni prima, si è dato alla macchia. E qui ha inizio l'avventura dei due alle prese con tutti quelli che la guerra non la fanno: bambini, storpi, matti, altri disertori. E la loro guerra risulta essere una vera e propria Guerra contro la guerra, Ario e Martin tenteranno di far rivivere i ricordi troppo a lungo dimenticati, i sorrisi sopiti, gli istanti di pace, anche e forse soprattutto, in coloro che combattono la guerra ogni giorno, come, ad esempio, il Generale Generalissimo Scorfi.
|
Compagnia:
|
I DELFINI
|
|
Spettacolo:
|
LO SCHIACCIASASSI |
|
Tecnica:
|
Attore
|
|
Età consigliata:
|
Dagli 8 ai 14 anni
|
"Quando ero molto piccola abitavo in un paese. Si chiamava Mont'e Cresia. Era un paese con pochissime case e pochissimi abitanti. I luoghi erano collegati da sentieri pieni di margherite..." Cosi inizia il racconto, con un ricordo reale d'infanzia che si trasforma lentamente in una favola di cui il protagonista è uno Schiacciasassi. Un giorno, come tutti gli altri Schiacciasassi, Pedrito, per gli amici, incontra una margherita che stravolgerà la sua esistenza. Il resto sarà Grazia a raccontarvelo. E' un racconto in cui si sviluppa un'allegoria fantastica del nostro tempo. La narrazione si sviluppa attraverso le immagini che il corpo e la voce della narratrice suggeriscono, accompagnate dalla musica in un vero e proprio pas à deux.
|
Compagnia:
|
IS MASCAREDDAS
|
|
Spettacolo:
|
LE AVVENTURE DI REBECCA |
|
Tecnica:
|
Pupazzi
|
|
Età consigliata:
|
Dai 3 ai 7 anni
|
Figlia della sua incertezza, Rebecca prende corpo pezzo dopo pezzo: una zampa, un'altra, Ia testa, il corpo e via via tutto il resto. Alla fine del processo ci appare una giovane gallina afflitta da una vistosissima crisi di identità. Tenera, nella sua goffaggine, e però decisa a non lasciarsi vincere dagli ostacoli. Rebecca è consapevole a malapena della sua natura gallinesca. Dunque è sprovvista del minimo bagaglio tecnico necessario per obbedire alle regole della specie. La pennuta si muove, così, spaesata e piena di dubbi circa il suo ruolo nel mondo: Maldestri e ostinati tentativi di deporre le uova, ma soprattutto di covarle, generano disavventure e paradossi di ogni sorta. Sarà la spinta di un travolgente tango a cambiare il destino della povera Rebecca. La relazione sentimentale con il gallo, il suo partner nell'appassionata danza fornisce finalmente l'opportunità di una completa realizzazione della carriera di gallina e di chioccia. Le musiche originali, sottolineano e animano le vicende a lieto fine di questo ironico psicodramma da pollaio. Suono, luci e creazioni sceniche sono infatti elementi a pieno titolo per rinnovare la tradizione di un grande spettacolo popolare.
|
Compagnia:
|
LA BOTTE E IL CILINDRO
|
|
Spettacolo:
|
FAVOLE A COLAZIONE |
|
Tecnica:
|
Attore
|
|
Età consigliata:
|
Dai 4 ai 10 anni
|
Una vecchia con il suo carretto pieno di cianfrusaglie, canta strane filastrocche e chiama la gente per vendere la sua mercanzia. Diffidenti si avvicendano i compratori. Per tutti la signora Tutto a baratto ha storie straordinarie da raccontare, eh si! Perchè le povere e bislacche merci che propone al baratto, sono in verità appartenute a personaggi favolosi, personaggi fiabeschi, di fiabe di furbi e di sciocchi e di golosi insieme. Sono fiabe che prendono vita, li per li, per magia: la favola della bambola di pasta per esempio, oppure quella di Pietrin Pietrè e l'Orco Malnato, quella del curato di città che voleva prendersi gioco di un giovanotto di un paese e venne gabbato; quella di Comare Lucertola e ancora la fiaba dei due fratelli che avevano avuto in eredità un gallo diviso in due... Finita la fiera delle storie la signora Tutto a Baratto, raccoglierà la sua roba, la riporrà sul carro e via di nuovo, silenziosa e misteriosa verso un altro paese..... Ascoltare una fiaba è piacevole e divertente. C'è dentro allegra malinconia leggera e saggezza popolare, c'è una particolare visione del mondo, una particolare poesia e intimità che è anche un modo unico di sentire la comunità, di scambiare le esperienze tra generazioni, di affascinarsi di fronte a chi sa raccontare, c'è la memoria e la tradizione della vita di una volta, quando magari non c'era la televisione.
|
Compagnia:
|
LIBERA MENTE
|
|
Spettacolo:
|
I BAMBINI DELLA CITTÀ DI K |
|
Tecnica:
|
Attore
|
|
Età consigliata:
|
Dai 14 anni in su
|
Arriviamo dalla grande città. Abbiamo viaggiato tutta la notte. Siamo con nostra madre. Nostro padre al fronte. Non abbiamo niente da nascondere. Nelle valigie ci sono i nostri vestiti e il dizionario che ci ha dato nostro padre. Andiamo a casa di nonna all'altro capo della città.<br > Non ci resteremo a lungo. Perchè ridi? Perchè ridi? Perchè ridi? Da un racconto di Agota Kristov la storia di due bambini. Una storia senza nomi, una guerra possibile in un paese qualunque. Il tempo che passa tra un arrivo e una partenza. Il tempo per riuscire ad orientarsi in una foresta. Il tempo per arrivare a guardare in faccia la morte e per imparare a dire grazie. L'esercizio dello stare al mondo. Un teatro di cartone. Un teatro come prova. I BAMBINI DELLA CITTA' Dl K è una storia di guerra, ma la guerra che si racconta non ha confini geografici, nè limiti storici. L'odio e la violenza di cui si parla non sono quelli dettati da obbiettivi politici o dalla brama di spartizioni territoriali, è una guerra vista dal buco della serratura, dall'ultimo campo rimasto, non arato, di una provincia sconosciuta al mondo. Le ferite non sono inferte solo da armi da fuoco, e i nemici sono anche quelli senza divise, gli abitanti di quello stesso paese in cui ogni giorno sempre più botteghe rimangono senza bottegaio. Dal momento in cui la mamma sparisce dietro la collina, nuove regole entreranno a far parte dell'esistenza dei due bambini protagonisti del racconto. E allora la vita diventa un esercizio di sopravvivenza. L'esperienza dello stare al mondo segnata ogni giorno su un taccuino per conservare memoria di se stessi. La resistenza dell'infanzia e della fantasia a un mondo di adulti con leggi spietate e incomprensibili.
|
Compagnia:
|
NAUTAI TEATRO
|
|
Spettacolo:
|
CANTICO DEL NASCERE
|
|
Tecnica:
|
Narrazione/disegno
|
|
Età consigliata:
|
Dai 3 ai 7 anni
|
Ogni bambino, prima o poi, rivolge ai propri genitori domande a cui non è esattamente facile rispondere ' ...anch'io prima di nascere dov'ero e cosa facevo?... e com'ero? ... ma tu mi pensavi quando io non c'ero?...'. E gli piacciono così tanto che lo richiede dieci, venti, tante, tante volte. "Cantico del nascere" si colloca proprio lì, in quei puntini di sospensione a cui ogni genitore ha cercato di dare una piccola o grande risposta sincera. I protagonisti dello spettacolo, Guurkil l'uomo e Cukci la donna, "aspettano".. Ma la loro è un'attesa che dura da un tempo infinito. Il pubblico è lì, per condividere questa veglia, per vivere con loro quei momenti dolci, comici teneri ma a volte interminabili che caratterizzano l'attesa. Nell'attesa del 'grande evento', nasceranno racconti, di culture diverse, canti, poesie e musiche. E nasceranno domande, dubbi, e piccole risposte intorno a quello che rimane sempre uno dei momenti più magici e più misterioso della vita: la nascita. Ai nostri piccoli ascoltatori, ma anche ai grandi, chiediamo un'unica cosa- entrare in silenzio, senza far rumore. Quando qualcosa sta per nascere, bisogna parlare a voce bassa, altrimenti si spaventa e non viene più fuori. Bisogna accarezzarla. . . sognarla. . . immaginarla. . .poesiarla. . . cantarla. . . e comunque non va dimenticato che le cose nascono proprio quando è il momento di nascere.
|
Compagnia:
|
ORIGAMUNDI
|
|
Spettacolo:
|
BASUCCU
|
|
Tecnica:
|
Attore |
|
Età consigliata:
|
Dai 3 anni in su
|
Basuccu propone un viaggio affascinante nelle leggende arcaiche di cui è ricca la Sardegna, trasportando gli spettacoli in un mondo mitico e favoloso. La pièce è giocata con lingua sarda e italiana insieme. Raccoglie i frutti della ricerca che Origamundi ha condotto, lungo il suo percorso artistico, sulla identità culturale sarda. Basuccu è un giovane ingenuo che va in giro per il mondo con una bisaccia in cui raccoglie poche provviste e incontra personaggi di ogni tipo. Un furfante che si fa chiamare Ratafià, che lo deruba dei suoi pochi averi. Stanco e affamato incontra le Janas, fate che vivevano in certe grotte scavate nella roccia. Queste grotte ci sono ancora, e ancora si chiamano "domus de janas". Ad esse sono legati un bel pò dei misteri del nostro passato. Basuccu giunge poi a Suni, dove c'era un pozzo, davanti alla chiesa di San Pancrazio, in cui tutti gli allevatori portavano le cavalle gravide. Se le cavalle avessero bevuto l'acqua di quel pozzo nel giorno della festa i loro puledrini sarebbero nati verdi. I cavalli verdi erano molto pregiati e ricercati. Basuccu ne acquista otto e prosegue il suo viaggio per incontrare un altro personaggio che gli fa conoscere i misteri del mare ed il segreto dell'immortalità. Uno spettacolo adatto ad un pubblico che va dai tre agli ottanta anni, che incanta i bambini e risveglia nei nonni i ricordi di altri tempi.
|
Compagnia:
|
PALAZZO D'INVERNO
|
|
Spettacolo:
|
LE TREDICI STANZE |
|
Tecnica:
|
Narrazione
|
|
Età consigliata:
|
Dagli 8 agli 11anni
|
"Le tredici stanze" è uno spettacolo per gli occhi e soprattutto per le orecchie. Come nella migliore tradizione dei racconti del mistero nella letteratura, nel cinema, e soprattutto nella radio, grande importanza assumono le voci che assieme alla musica e alla rumoristica, danno al racconto stesso uno spessore emotivo molto forte. Non trovando nella letteratura per ragazzi un testo che ci stimolasse in questo senso, abbiamo scritto una storia con la complicità degli stessi bambini. "Le tredici stanze" è nato così, sui banchi delle scuole elementari, con i bambini che, trepidanti, seguivano le peripezie di due bambini, loro coetanei, attraverso le porte di tredici stanze che si aprivano a mondi sconosciuti. Nato come racconto, "Le tredici stanze" ha in qualche modo tenuto la sua forma originaria con l'innesto della musica e della rumoristica, di una narrazione a più voci e di un gioco minimalista di luci e di scene. La storia è ambientata ai giorni nostri, in un piccolo e tranquillo villaggio delle nostre campagne.
Una sola cosa turba i sonni tranquilli della piccola comunità, la presenza di una soffitta da incubo, una soffitta misteriosa intorno alla quale si raccontano le cose più raccapriccianti. La soffitta delle tredici stanze.
|
Compagnia:
|
TEATRO DEL SOTTOSUOLO |
|
Spettacolo:
|
LE STORIE DELLA SIGNORA ALBERO |
|
Tecnica:
|
Burattini/attori
|
|
Età consigliata:
|
Dai 5 ai 10 anni
|
Una grande quercia secolare, la cui "anima" è rappresentata dalla Signora Albero è talmente grande che è diventata un piccolo "condominio di animali" che vivono appunto nel suo tronco, e che spesso le chiedono di poter ascoltare i suoi racconti. Signora Albero che, come una nonna con i suoi nipotini, si ritrova spesso a raccontare per la centesima volta la stessa storia, una "grande" storia fatta di piccole storie che raccontano la vita degli animali del bosco. Un bosco in pericolo, un bosco da difendere, orsi, folletti dispettosi, throlls, api e ranocchi si animano all'interno del grande albero per raccontarci come si può salvare un bosco e farci riflettere sul rispetto per la vita. Perchè un bosco brucia? Cosa significa un bosco che brucia? Quali sono le conseguenze per l'uomo, gli animali, le piante? La storia/fiaba non è poi così lontana dalla realtà. Ogni anno nella nostra terra ettari ed ettari di terreno vanno in fumo e contribuiscono a scatenare dei processi a catena che col tempo potrebbero rivelarsi irreversibili per il nostro ambiente. I bambini sono gli uomini di domani rivolgerci a loro ci sembra la cosa più giusta e sensata.Incominciamo con una riflessione "ereditata" dai pastori nomadi del Kenya: "Tratta bene la terra. Non c'è stata data dai nostri padri,c'è stata prestata dai nostri figli".
|
Compagnia:
|
T.N. TEATRO
|
|
Spettacolo:
|
LA SCALA DI FERRO |
|
Tecnica:
|
Attore
|
|
Età consigliata:
|
Dai 14 ai 20 anni
|
Il diritto di tutti i cittadini a godere del valore della bellezza sia naturalistica che architettonica di ciò che ereditiamo dal nostro passato, viene frequentemente ignorato in una società dove gli interessi economici e di parte prevalgono. "La scala di ferro" diventa un pretesto per ribadire questo diritto, un veicolo attraverso il quale si può visitare ciò che è andato perduto e ciò che ancora si può salvare di una città, Cagliari, custode di tanti tesori. Ma potrebbe essere una qualsiasi città... é un documento scritto e visivo frutto di una ricerca sul neogotico effettuata presso il dipartimento di storia dell'arte dell'Università di Cagliari, su cui ci siamo inizialmente basati, per poi allontanarci, sviluppando un forte interesse (già latente) per la nostra città. L'interesse iniziale è diventato necessità, urgenza. Cagliari è una città in evoluzione dove spesso si sovrappone alla poetica sobria dei vecchi edifici, la funzionalità di nuove architetture che vivono o sopravvivono incontestualizzate con immediata soluzione di continuità. Allora li, lo sguardo si ferma, non più per ammirare o per osservare, si ferma, il tempo giusto per sentire un vuoto... a volte incolmabile... Data la specificità degli argomenti trattati, lo spettacolo offre notevoli spunti di discussione dal punto di vista didattico ed educativo. Possono essere affrontate argomentazioni gravitanti intorno alla storia dell'arte e alla conservazione del patrimonio architettonico non solo come memoria culturale, ma anche come memoria collettiva di un patrimonio comune. Approfondimenti relativi all'uso differente della lingua sarda e della lingua italiana in contesti sociali differenti.
|
Compagnia:
|
TEATRO TRAGODIA
|
|
Spettacolo:
|
IS BISUS DE SA PIPIA |
|
Tecnica:
|
Attore
|
|
Età consigliata:
|
Dai 6 ai 13 anni
|
L'opera racconta di una bambina che viene affidata a delle zie un pò pazze. Queste zie, felici di ospitare la nipotina, poco più che neonata, colgono l'occasione per far rivivere quella memoria storica fatta di giochi, filastrocche, ninne-nanna, magie e canti che hanno popolato la loro infanzia e che non hanno mai potuto rivolgere ai loro figli in quanto nubili. Questa povera bambina sarà dunque vittima della "follia" benevola delle donne e dalle quali verrà "salvata", di tanto in tanto, da un nonno ricco di canti e racconti popolari che tanto piacciono alla piccola. Lo spettacolo, spassosissimo e ricco di emozioni, è la dimostrazione che si può raccontare la memoria storica mediante quei ricordi, felici e semplici, che hanno accompagnato l'infanzia dei nostri nonni fatta di "giogus", "contus", popolata da figure misteriose come "janas", "tiaulus", "s'ammutadori", "s'erchitu". Un'infanzia ricca di fantasia e colore.
|
Compagnia:
|
TICONZERO |
|
Spettacolo:
|
IL RE SONUS
|
|
Tecnica:
|
Favola
|
|
Età consigliata:
|
Dai 5 agli 11 anni
|
Nello spettacolo si racconta che: "Ancora prima della nascita del mondo e di tutte le cose, l'universo era avvolto dal respiro del Re Sonus; il suo respiro era continuo e avvolgeva tutto l'universo... col passare dei millenni si fece sempre più forte, grave e vorticoso inondando il cosmo sino a farlo esplodere in un fragoroso Big Bang. L'esplosione cosparse l'universo di stelle e suoni che il vento solare trasportava in 4 direzioni... acqua, vento, fuoco, terra... l'uomo voleva dominare le direzioni e gli eventi e chiese aiuto a Re Sonus che attraverso le danze e i canti imprigionava i suoni nella materia... Il Re Sonus, attraverso le esecuzioni con strumenti originali, fa rivivere la nascita degli strumenti musicali e il loro utilizzo in diversi contesti culturali extraeuropei, permettendo di conoscere canti e suoni inusuali. Baba Yaga è un personaggio fiabesco, avvolto in un alone magico, che si trasforma durante lo spettacolo assumendo diversi aspetti e interpretando vari ruoli: è un narratore che racconta di come il mondo sia nato attraverso un unico suono. "Ur" generatore di tutte le cose è uno spirito magico che raccoglie i suoni naturali (pioggia, vento. tuoni, ruscelli, versi di animali) e li consegna al "Re Sonus" l'alchimista dei suoni che fa diventare musica. é uno sciamano che presenta ritmi e canti legati alla magia ed ai riti sacri. é animale che dona la sua pelle per farne dei tamburi... é danzatore che muove il corpo e la voce dominato dai suoni...
|