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Compagnia:
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AKROAMA
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Spettacolo:
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BABY MAGIC CIRCUS |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Dai 4 anni in su
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Il BABY MAGIC CIRCUS ha già collaudato i suoi meccanismi di spettacolo per bambini in decine e decine di repliche davanti agli alunni delle scuole elementari e materne. é il rodaggio di questo circo a misura d'infanzia, ideato sotto il tetto del centro AKROAMA. Gli attori provengono dalla scuola teatrale varata su iniziativa di Akroama. Sono loro gli artisti dell'equilibrismo, della destrezza, dell'ipnotismo. All'occorrenza sono per anche gli animali più o meno addomesticati indispensabili all'economia di un circo, la banda musicale che accoglie gli spettacoli ed accompagna le esibizioni, gli inservienti con mansione di fatica. L'ispirazione dei cartoni animati, quelli d'autore che non hanno niente da spartire con la produzione in serie dei giapponesi nei tempi concitati sulla scena riconosce la regista Rosalba Piras. A lei bambina trecciuta nello stile "vestivamo alla marinara", spetta pure il compito di presentare al pubblico le attrazioni del Baby Magic Circus. E presentare, in questo caso, significa allacciare un tenace filo di complicità con la platea disposta al gioco. é lo scopo che ci siamo proposti, chiarisce, quando abbiamo concepito l'allestimento. Volevamo guadagnare sia l'attenzione che la partecipazione dei bambini allo spettacolo. Dunque se l'uomo più forte del mondo tradisce la sua fama, e non solleva i quintali sul bilanciere, chi potrà sostituirlo nell'impresa? Alzare la mano e ritrovarsi con l'attrezzo alto sulla testa è l'occasione offerta ai piccoli fiduciosi nei propri muscoli.
Ma ci si può sperimentare nei panni coraggiosi d'incantatori di serpenti o nel passo sicuro dell'acrobata. Le mani in aria si candidano per rimediare le magre figure dei circensi, impacciati e pasticcioni nelle prove affrontate. E alla comparsa di una bacchetta magica, capace di tramutare in animali o oggetti le persone convinte dei suoi poteri, le richieste diventano suppliche. I primi passi di Akroama, le esperienze di animazione teatrale nelle scuole o nei quartieri sono confluite nei presupposti di questo omaggio al fascino del Circo.
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Compagnia:
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ANTAS
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Spettacolo:
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IN UNA NOTTE DI TEMPORALE |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Dai 6 ai 10 anni
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Lo spettacolo propone l'antico e mai risolto conflitto fra diversi che spessissimo è il risultato della non conoscenza reciproca. Si fa ricorso alla favola dei animali il lupo e la capretta, campioni di inimicizia per la loro stessa natura i quali diventano amici complice il buio che impedisce loro di riconoscersi per quello che veramente sono dimostrando che se non si presta attenzione a ciò che appare, ma si valorizza ciò che si è, si possono condividere interessi ansie e paure: in altre parole si può essere amici. Un inno all'uguaglianza dunque, un invito a considerare la "diversità" come patrimonio a cui attingere in termini di confronto e di arricchimento reciproco. In una notte di temporale un lupo e una capretta si ritrovano a ripararsi dall'acqua in una capanna priva di illuminazione per cui non vedono la "differenza". Scoprono di contro che hanno tante cose in comune: la paura dei lampi e dei tuoni, la passione per il canto e, dai loro racconti si scopre che hanno avuto un'infanzia molto simile...Si danno appuntamento per il giorno successivo, alla luce del sole, per festeggiare l'amicizia appena nata. Cosa accadrà? Riemergeranno i vecchi rancori delle comunità di appartenenza? In scena verranno proposte tre soluzioni diverse accogliendo anche e proposte dei piccoli spettatori, fino a proporre il finale a sorpresa che chiude lo spettacolo e invita alla riflessione. All'inizio dello spettacolo il pubblico dei piccoli spettatori viene coinvolto nell'allestimento della scenografia in un momento di momento di animazione particolarmente gradito dai bambini.
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Compagnia:
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ART'IN SCENA |
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Spettacolo:
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LA STORIA DELLE STORIE
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Tecnica:
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Attore - marionette
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Età consigliata:
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Dai 6 ai 10 anni
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Una volta esisteva un unico grande libro che conteneva tutti i personaggi in una unica grande storia "la storia delle storie". Questo libro non doveva esser visto da nessuno e la storia poteva esser solamente raccontata tramandandola oralmente da padre in figlio. Un custode controllava rigorosamente il grande libro, non poteva distrarsi. Guai!!! addirittura non poteva ... non poteva dormire... ma un giorno...un fauno, stanco e annoiato di stare in un'unica storia, decise di cambiare qualcosa.. per lui, per i personaggi imprigionati nelle solite parole nella storia, decise delle storie e per tutti i bambini del mondo e... con l'aiuto di un flauto riuscira ... ed ecco che dal libro escono timidamente i personaggi e ... inventare e raccontare delle storie... la narrazione orale... un mondo oramai quasi perso; ritrovare il gusto di sentire le parole, di giocare con esse immaginando e reinventando ecco che cosa spinge il fauno a far addormentare e sognare il custode. Far uscire, trasformare e rivivere attraverso "il giocodramma dell'interpretazione", i personaggi del grande libro custodito gelosamente, costruendo nuovi racconti con la partecipazione diretta dei bambini coinvolgendoli in un gioco di animazione narrativa che invita gli stessi a considerare la propria capacità creativa, che invita a riflettere e percepire l'importanza della condivisione dei pensieri e delle idee, ad evitare visioni monolitiche, a capire e gustare la bellezza e la ricchezza delle diversità.
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Compagnia:
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CADA DIE TEATRO
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Spettacolo:
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RADIO FINO ALLA FINE |
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Tecnica :
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Attore |
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Età consigliata:
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Dagli 8 ai 14 anni
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Un grande potere dominava ormai da un decennio tutta la terra. Un potere interplanetario che partiva dagli Stati Uniti, attraversava il Giappone e si realizzava compiutamente in Europa. Tutto stava racchiuso nella sigla G.U.A.I. (Grande Unione Atlantica Internazionale). Tutto era sottoposto al suo controllo, non c'erano più guerre, non c'era fame, la vita si era allungata, per tutto e tutti dovevano sottostare alle decisioni della Grande Unione Atlantica Internazionale. Per sfuggire al controllo della GUAI, in una foresta, situata tra l'altopiano del Norfoi e il mare di Baing, da un po di tempo si erano dati convegno tanti ragazzi provenienti da tutte le parti del mondo, fin dai luoghi più sperduti. Ogni giorno dall'Italia, dalla Francia, dalla Spagna giungevano in quel bosco ragazzi in fuga dalle città; giovani che avevano abbandonato le metropoli alla ricerca di spazi, di angoli dove si potesse finalmente stare bene. Due di loro, Fenicottero e Martin pescatore, al limitare della foresta avevano costruito un grande ciberalbero, un assemblaggio di magnifici vecchi prodotti di comunicazione, realizzando cos" una radio: radio fino alla fine del mondo. Una radio pirata che infastidiva molto il potere costituito. Ogni giorno sempre più persone, soprattutto ragazzi, si sintonizzavano sulle frequenze della radio e così a molti di loro veniva naturale, ascoltati i programmi, lasciare tutto e andare ad incontrare quei giovani che vivevano nei boschi. Nonostante le pressioni e i controlli del potere, la vita nella foresta procedeva in allegria e i due "corsari" continuavano imperterriti nelle loro trasmissioni ad informare, a mandare messaggi e canzoni. Una notte per i normali programmi s'interrompono: la radio era stata isolata. I tecnici della GUAI, erano riusciti a schermare le frequenze. Questo significava che l'attacco era imminente, la foresta sarebbe stata presa d'assalto. E così avvenne, ma il popolo dei boschi non si dava per vinto e come gli ultimi soldati giapponesi nella giungla, continuavano imperterriti a resistere e la radio a trasmettere. Nessuno poteva più ascoltarli, ma loro continuavano e cercavano anche, in tutti i modi, di superare le protezioni messe in atto dai tecnici della grande unione. La foresta era posta sotto assedio e per loro, pareva che la fine fosse giunta, ma il popolo dei boschi non mollava e finalmente Martin pescatore riuscira superare le protezioni. La frequenza ora è libera. "Radio fino alla fine del mondo" ricominciava a trasmettere. Le guardie conquistavano sempre più fette di bosco, la foresta sembrava sul punto di cedere, ma poi Fenicottero vide qualcosa. I suoi occhi si inumidirono, un fiume di ragazzi stava accorrendo in loro aiuto .
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Compagnia:
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CARPE DIEM |
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Spettacolo:
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EROI PERSI IN UN BOSCO DI VERSI |
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Tecnica:
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Narrazione |
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Età consigliata:
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Dai 6 ai 10 anni
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Dai loro bauli, con l'aiuto di piccoli oggetti evocativi, questi ambulanti tirano fuori un repertorio di fiabe antiche e moderne (Il gatto con gli stivali, Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel, I tre porcellini, Il bambino mangianuvole) riscritte da loro o prese a prestito dalla penna di autori e poeti per l'infanzia come Roberto Piumini, Alessandro Gigli, Roal Dhal. Nel raccontare la fiaba, gli ambulanti diventano di volta in volta narratori evocatori e personaggi con una straordinaria capacità di coinvolgimento, sostenuta dal ritmo del verso e della rima: una forma letteraria e teatrale capace ancora di produrre un fascino straordinario e un ascolto più attento.
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Compagnia:
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CRONOPIOS |
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Spettacolo:
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STUDI SU ANTIGONE
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Dai 14 anni
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E' guerra Argo contro Tebe. Due fratelli si scontrano. Uno guida l'esercito di Argo, Polinice. L'altro difende Tebe, Eteocle. Si uccidono a vicenda. Lo zio, la zia nel nostro caso, eredita il potere e odia Polinice perchè va contro la sua terra, e decide che non sia sepolto. Guai a chi ci prova, èun grave delitto. La nipote e la sorella dei due, Antigone, si rifiuta di obbedire,lo seppellisce e viene condannata. Lo spettacolo è una rilettura al femminile dell'Antigone di Sofocle. Creonte diventa Ipponome, madre dell'uomo che Antigone dovrà sposare. Come donna sembra cercare l'immortalità in un'idea di potere estrema che le permette di mettersi in competizione con la futura sposa di suo figlio, di cui vagheggia essere l'eterno punto di riferimento. Determinata a non deludere la propria idea di potere, si identifica nel suo ruolo al punto di sacrificare anche se stessa. Antigone deve così confrontarsi con un alter ego femminino potente e determinato, erede dell'uomo. Ne risulta una rilettura dell'eterno conflitto tra stato e individuo complicato dalle implicazioni di un rapporto tra donne che vogliono affermare la propria volontà.
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Compagnia:
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FRANCO FAIS
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Spettacolo:
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E..EE'EE'TCIU' |
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Tecnica:
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Mimo
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Età consigliate:
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Dai 6 ai 10 anni
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L'obbiettivo dello spettacolo E..EE'EE'TCIU' è quello di stimolare i ragazzi ad osservare la realtà circostante, attraverso lo studio guidato del movimento del corpo: modi diversi di camminare modi diversi di mangiare, diversi atteggiamenti corporei. E..EÉEÉ.ETCIU' è un condensato di vari stili teatrali, clown, burattini, mimo, maschere che hanno come denominatore comune l'espressione corporea; il corpo in movimento è il principale mezzo espressivo di BUBE. Grazie ad una raffinata tecnica, BUBE riesce a ricreare momenti di vita quotidiana, immagini fantastiche e oniriche, episodi intrisi di ironia e comicità. Lo spettacolo, della durata di un'ora circa, si articola in diverse storie che BUBE rappresenta prendendo spunto da strani oggetti che si trovano dentro un'antica valigia. Scoprirne il contenuto diventa un'emozionante avventura ricca di quell'elemento di curiosità e di magia che avvolge tutti i personaggi: mucche, barbieri, statue, zanzare, leoni e topi. I ragazzi non assistono passivamente alla rappresentazione ma in alcune scene vengono coinvolti come attori infrangendo così la barriera che separa lo spettatore dall'attore.
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Compagnia:
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FUEDDU E GESTU
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Spettacolo:
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CINIXADA |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Dai 6 ai 14 anni
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Nello Spettacolo, insieme ad alcuni tratti della Cenerentola classica, affiorano le versioni della tradizione popolare sarda. In chiave comica e burlesca, "Cinixada" recupera l'archetipo del personaggio protagonista che si riscatta dalla sua disagiata condizione attraverso l'affermazione di sè e della propria identità, aiutata dal sentimento profondo dell'amore. In questa "Cenerentola - Cinixada", recitata in sardo ed in italiano, vengono alla ribalta, da protagonisti, un gatto ed una civetta (Cucumeu), buffi testimoni ed intrepidi sostenitori di Cenerentola, contro la vanagloriosa matrigna e le due perfide sorellastre. Nella messa in scena, i costumi assumono particolare valenza con fantasiosi rimandi ai costumi tradizionali sardi. Le musiche ed i canti, eseguiti dal vivo sono anch'essi caratterizzati dalla ripresa dei moduli tradizionali.
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Compagnia:
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I BARBARIDICOLI
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Spettacolo:
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QUI COMINCIA L'AVVENTUR DEL SIGNOR BONAVENTURA |
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Tecnica:
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Commedia Musicale
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Età:
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Dai 6 ai 14 anni
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Sergio Tofano nasce nel 1886 e muore nel 1973. Percorre dunque per intero la parabola del teatro italiano del primo novecento, a partire dal teatro all'antica delle compagnie girovaghe, fino ad arrivare all'esperienza più vicina dei grandi registi, come Visconti e Strehler, con cui lavorò. Affermatosi come drammaturgo, attore e scenografo, fu un artista inventivo e poliedrico ed esordì come illustratore collaborando a lungo con il Correre dei Piccoli, per il quale inventò nel 1917 il personaggio di Bonaventura che lo rese celebre e che dieci anni dopo, nel 1927 portò a teatro con "Qui comincia la sventura del Signor Bonaventura". Bonaventura divenne poi il protagonista di altre cinque commedie di Tofano e come maschera, si inserisce a pieno titolo nell'antica tradizione della Commedia dell'Arte. Sergio Tofano è l'autore di un teatro fiabesco, avventuroso, leggero, ironico e caricaturale, un teatro basato sul ritmo, sulle bizzarrie e i lazzi, un teatro che intende porsi come territorio neutro e intende creare, lontano da risvolti didascalici o moraleggianti, una realtà gratuitamente e squisitamente fantastica. Caratteristiche fondamentali di questo teatro sono la rima, che ritorna in tutte le commedie di Bonaventura determinando spesso lo svolgimento dell'azione, e la musica, le canzoncine, che fanno dei testi su Bonaventura delle vere e proprie commedie musicali. Il testo, e dunque lo spettacolo, è reso più essenziale con il taglio di un intero atto, è reso più moderno con il riadattamento di alcuni personaggi e situazioni, ed è reso più locale con l'inserto di alcune gags e battute in sardo, al fine anche di impressionare maggiormente l'immaginazione dei bambini con l'accostamento ad una realtà squisitamente fantastica, di alcuni riferimenti della cultura, della lingua e dell'identità locale, rivisitati col filtro dell'umorismo e dell'ironia. Il linguaggio teatrale, estremamente semplice e leggero, consente una fruizione agevole per ogni genere di pubblico in particolare per bambini e ragazzi, che hanno sempre rappresentato i referenti principali del teatro di Tofano e che, a partire da questo spettacolo, vogliono anche essere al centro della cultura teatrale dei Barbariciridicoli .
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Compagnia:
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I DELFINI
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Spettacolo:
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PANCHINE DI CUORI |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Dai 5 anni
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Uno studio sul corpo, sull'espressione del gesto semplice, sull'ironia e la comicità che esso produce. Partiamo dalla semplicità formale di Peynet del suo timido giocare, dai rilievi inquietanti delle xilografie di Masereel. I segni scelti sono quelli grandi e silenziosi dei trampoli e la sospensione ritmica della musica. Teatro di strada, o meglio teatro in strada. I due trampolieri, forse giganti o forse semplicemente sul loro piedistallo, interagiscono in una relazione fatta di corpo che si muove nello spazio, che incontra e scontra un altro corpo, frutto della reciproca necessità di nutrire un illusione. Panchine di cuori attraversa diversi linguaggi e tecniche teatrali, in particolare l'uso dei trampoli rendendo possibile lo spostamento della realtà facendola divenire grande, evidente, chiara nel segno, fantastica e vera come un bel sogno. Lo spettacolo ruota attorno al rapporto di coppia: il suo nascere, il corteggiamento, l'innamoramento, per giungere al quotidiano di una relazione, nella quale la passione si spegne. Tutto è giocato con un linguaggio semplice di gags comiche, di silenzi ed espressività mimica. Immagini di ombre oscure prodotte dal bisogno individuale di appagare la necessità d'affetto. Lo stretto rapporto tra musica ed azione scenica scandisce ritmicamente l'alternarsi dei diversi e molteplici stati d'animo.
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Compagnia:
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IS MASCAREDDAS
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Spettacolo:
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CHI HA PAURA DELLA MORTADELLA? |
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Tecnica:
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Burattini
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Età consigliata:
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Dagli 8 anni
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Il fratello della morte è il sonno, e questo lo sappiamo tutti. Meno noto è il fatto che la morte ha anche un figlio e che il ragazzo si chiama Beniamino. Beniamino ha le guance rosse, è ciccione, gli piace vestirsi con colori vivi e ballare il chachacha. Quando si emoziona balbetta. Tutto ciò non rallegra certo il babbo. Ma Beniamino non ha la minima voglia di seguire le orme paterne: vuole fare a modo suo. Don Peppino, un vecchietto che suona magistralmente la fisarmonica, diventerà la prima grande sfida del piccolo Beniamino. L'idea. La morte è uno dei soggetti più evitati nei discorsi con i bambini. Eppure le favole non hanno paura di trattare questo tema. Anzi, la morte èun elemento ricorrente, visto che le fiabe parlano molto delle paure e delle ansie nel passaggio tra l'età infantile e quella adulta. Un modo giusto per affrontare un soggetto così complesso non esiste, ma questo non significa che non si debba trattarlo, magari in una forma scherzosa e gioiosa. Nasce così una storia sulla morte che non fa paura e anzi fa ridere e divertire i bambini. I burattini sono forse gli "attori" più adatti per affrontare questa sfida, perchè la loro natura li predispone ad andare oltre il limite del raccontabile, sdrammatizzandolo. Basta pensare alle botte che volano sui palcoscenici del teatro dei burattini: non fanno male a nessuno, e attraverso la risata ci fanno scaricare tensioni e violenze ben più pericolose .
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Compagnia:
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LA BOTTE E IL CILINDRO
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Spettacolo:
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IL GATTO MAMMONE |
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Tecnica:
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Attore e Pupazzi
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Età consigliata:
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Dai 4 ai 10 anni
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Una famiglia povera: una madre e due sorelle. Una, di nome Stellina, gentile e buona come il pane appena sfornato e l'altra, di nome Peppina, antipatica e dispettosa, pigra come un gatto. Un giorno la madre si trova nella necessitˆ di chiedere in prestito a qualcuno del vicinato un pezzo di sapone, ma nel vicinato c'era soltanto il palazzo del Gatto Mammone, che era un tipo da prendere con.. le unghie; si rivolge dapprima a Peppina che però sgarbatamente si rifiuta di accettare la commissione, allora Stellina senza esitare si assume l'incarico di andare dal Gatto Mammone per chiedere il pezzo di sapone. Nel suo viaggio Stellina incontra prima una gattina che si affanna a lavare un pavimento, senza riuscirci, e decide di aiutarla; poi trova due gattine che non riescono a rassettare un lettone enorme e anche stavolta si presta a fare il lavoro per loro; in una terza stanza s'imbatte in tre gattine che non riescono a preparare il pane da infornare e Stellina prepara tutto al posto loro: finalmente viene ammessa alla presenza del Gatto Mammone che la premia generosamente per le sue buone maniere. Ritornata a casa, non vi dico la sorpresa e lo stupore di Peppina e di sua madre per i doni che Stellina aveva portato con sè. Naturalmente si fecero raccontare ogni cosa e alla fine la donna decise che anche Peppina dovesse provare ad andare dal Gatto Mammone per farsi prestare del sapone e così Peppina fece. Ma era sgarbata e dispettosa e non solo non aiutò le gattine che trovà in difficoltà, ma fu talmente sgraziata che, alla fine, ebbe dal Gatto Mammone una adeguata ricompensa. Le tecniche utilizzate in questo spettacolo sono miste: l'attore recita insieme a pupazzi, la parola si alterna con il canto e la filastrocca, il linguaggio coreografico e musicale è ampiamente presente insieme all'uso di oggetti e maschere.
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Compagnia:
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L'AQUILONE DI VIVIANA
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Spettacolo:
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ULISSE EH EH!! |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Dai 5 anni in su
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Siamo partiti da questa frase con l'intento di arrivare ad Ulisse, l'uomo Ulisse, non solo l'eroe indomito e coraggioso sprezzante del pericolo, ma l'eroe bambino presente in ognuno di noi. Il viaggio che lui compie all'interno di se stesso della sua umanità: la paura, il coraggio, la sua capacità di reinventarsi continuamente, di trovare soluzioni fantasiose ai problemi che man mano incontra durante il viaggio. La fiducia in se stesso e la speranza come valori profondi che lo guidano e lo aiuteranno a tornare a casa. Questa è stata la nostra scommessa: rendere attraverso l'uso di diversi attori le mille sfaccettature di Ulisse: Ulisse bambino sempre pronto a fare amicizia, anche con i giganti più cattivi; Ulisse canterino e piagnone; Ulisse che salva i suoi compagni dalle forchette della maga Circe (qui in versione "da Circe" la maga della tavola). La musica cantata e suonata accompagna questo viaggio, gli da il ritmo e lo spinge in luoghi sempre più misteriosi. L'uso del bastone, come strumento essenziale di vita, aiuta i bambini a vedere l'oggetto come elemento vivo, dinamico, capace di trasformarsi continuamente. L'uso di pochi strumenti e lo stare in scena degli attori per tutta la durata dello spettacolo, fa si che questo sia divertente e veloce, capace di far ridere ed emozionare. Gli attori un po' zingari, un po' cantanti rock e ancora marinai di una ciurma scalcagnata, coinvolgono il pubblico e lo portano via lontano, lontano. Quando un giorno dopo 10 anni di guerra tra i greci ed i troiani, Ulisse fece costruire un grande cavallo in legno e..
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Compagnia:
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L'EPTACORDIO
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Spettacolo:
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GULLY
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Tecnica:
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Animazione |
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Età consigliata:
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Dai 6 ai 10 anni
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Gully nasce dall'intento di raccontare una storia attraverso cui affrontare i temi inerenti all'incontro fra individui e culture diverse, in modo da stimolare la fantasia dei piccoli spettatori e di indirizzarla verso l'accettazione delle diversità. Accanto a questo intento c'è anche quello di proporre una forma spettacolare che coinvolga attivamente i bambini, sia contribuendo alla determinazione e alla creazione dell'azione, sia interagendo con gli attori impegnati sulla scena. Gully èun giocoliere che, dopo un misterioso viaggio nello spazio e nel tempo, si trova ad essere l'unico abitante in un mondo sconosciuto. Forte solo della sua abilità di giocoliere cerca di adattarsi a quella vita solitaria, finchè non incontra altri abitanti di quel mondo. E'l'incontro tra esseri sconosciuti e completamente diversi fra di loro. Mentre Gully vuole ovviare alle differenze di linguaggi, di abitudini e di desideri, pur di stabilire un contatto proficuo con gli altri, questi ultimi lo temono e si rifiutano reciprocamente. L'interazione fra gli attori e i bambini del pubblico determina i modi e le forme attraverso cui tale incontro si realizza: i bambini suggeriscono ai personaggi le azioni da compiere, contribuiscono con suoni e semplici movimenti corali alla completezza della scena, aiutano con i loro interventi e commenti a far si che avvenga l'incontro fra i personaggi .
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Compagnia:
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MARA BARONTI
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Spettacolo:
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FIABE CLANDESTINE
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Tecnica:
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Narrazione |
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Età consigliata:
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Dagli 8 ai 14 anni
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E' stata la prima narratrice professionista italiana. Mara Baronti ha lasciato i palcoscenico sul quale aveva lavorato sotto la direzione di Squarzina, Cecchi, Sciaccaluga, Conte, Nanni, De Bosio etc, ed ha chiamato i suoi ascoltatori in salotto, attorno al camino acceso. Così da anni ormai i bambini e molti adulti in tutta Italia (dalla Biennale di Venezia al Festival di Benevento, da Genova alle Puglie, da Perugia all'Emilia, dal Festival dei due Mondi di Spoleto a Milano a Roma e, dalla Versiliana alla Sardegna, al Teatro stabile di Bolzano etc.) hanno fatto conoscenza con le eccezionali capacità "incantatrici" delle fiabe e della sua narratrice. Le fiabe sono uniche, non solo come forma di letteratura, ma anche come opera d'arte, poichè sono totalmente comprensibili per il bambino come non lo è nessuna forma d'arte. Come avviene per tutta la grande arte, il significato più profondo della fiaba è diverso per ciascuna persona, e diverso per la stessa persona in momenti differenti della sua vita. Le fiabe non sono nate solo per i bambini, ma per tutti; sono un veicolo di saggezza per l'umanità; attraverso di loro si tramandano conoscenze profonde della natura e dei comportamenti umani, esemplificati in forma semplice e diretta. Se è per questo o per altri motivi non sappiamo, ma bambini, ragazzi e adulti si divertono molto a sentirsi raccontare le storie. Così è successo e succede in tutte le città visitate. Certo sarà dipeso e dipende anche dall'abilità della narratrice.
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Compagnia:
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MICROBAND
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Spettacolo:
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WOOM WOOM WOOM |
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Tecnica:
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Attore con musiche |
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Età consigliata:
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Dagli 8 ai 14 anni
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Il gioco della Microband smonta e rimonta la musica. Con garbata e stravagante dissacrazione, l'instancabile genio creativo di Luca Domenicali e Danilo Maggio da vita ad un nuovo capitolo dell'epopea di note ed invenzioni. Un percorso ancora una volta nel divertimento e nell'intelligenza creativa capace di disfare e ricomporre, distruggere e reinventare gli strumenti e il loro uso, esattamente come si può fare con dei giocattoli. Come la scaletta di un concerto, lo spettacolo mescola alle nuove partiture, gli hits del repertorio. Così il suono e la follia viaggiano instancabili da doremifasollasi sino a woom woom woom..
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Compagnia:
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ONDATEATRO |
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Spettacolo:
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G COME GUERRA |
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Tecnica:
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Attore/Danza |
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Età consigliata:
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Dai 8 ai 14 anni
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La guerra è una condizione estrema che capovolge l'esistenza, che modifica le nostre abitudini e trasfigura l'ambiente in cui viviamo. é qualcosa che giunge all'improvviso e a cui non siamo preparati. Che cosa faremmo noi se ad un certo punto nella nostra vita arrivasse la guerra? I due bambini dello spettacolo, in un tempo surreale di una guerra senza tempo, escogitano giorno per giorno un modo per sopravvivere, imparano a convivere con la mancanza di ciò che c'era prima, imparano a resistere, continuano a studiare in una scuola ormai chiusa, una scuola che continua ad essere l'ambiente in cui trascorrono le loro giornate. Si ingegnano e si temprano. Imparano e crescono. Nonostante tutto. La vicenda di questi due bambini diventa l'occasione per offrire al pubblico delle "istruzioni per l'uso", per guardare alla guerra senza enfasi nè retorica, per coglierne l'intrinseca crudeltà e la bassa materialità fatta di paure, mancanza di cibo, freddo e ricerca di un rifugio. In un clima mutevole, talvolta leggero e talvolta tragicomico, si snoda la vicenda di due personaggi che da vittime della guerra si trasformano in creature esemplari, nel bene e nel male, poste là a mostrare cosa potrebbe effettivamente accadere se la nostra vita venisse sconvolta dalla guerra. Lo spettacolo supera una trama possibile, poichè la guerra non viene intesa come episodio, fatto storico, ma come condizione estrema della vita umana, senza soluzione. E così questa vicenda senza fine è colta nei suoi episodi più tipici e si articola in quadri, che vanno a comporre un percorso in cui gli ostacoli e le difficoltà affrontati dai due bambini diventano di volta in volta l'occasione per guardare alla guerra con uno sguardo diverso e critico, ma non senza speranza.
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Compagnia:
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PALAZZO D'INVERNO
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Spettacolo:
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CAPUCCETTO ROSSO |
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Tecnica:
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Narrazione |
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Età consigliata:
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Dai 6 agli 11 anni
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Ancora una volta, Cappuccetto Rosso è la vittima predestinata, ma forse non tanto del lupo quanto degli scherzi e delle gags di tre individui poco raccomandabili che usano la famosa storia come pretesto per divertirsi e, soprattutto divertire. Divertire i bambini ma anche i loro genitori e magari, gli amici dei loro genitori. Insomma uno spettacolo che ha come unico obiettivo quello di regalare un pò di allegria a chi voglia passare un'ora di sano divertimento in compagnia. La storia più o meno è quella che conosciamo, riveduta e corretta da Senio G. B. Dattena che ne cura la regia. Tuttavia la narrazione della storia inciampa spesso nella demenzialità dei tre individui che spesso e volentieri partono per la tangente e ci portano in un mondo fatto di scherzi e di gags, coinvolgendo nella loro follia anche l'incolpevole pubblico che attonito li segue fino ad arrivare ad un fatidico finale da infarto, che propone un quesito difficilmente risolvibile: il lupo è morto o è svenuto? E' svenuto o dunque è morto? Ma?! Saprà risolvere il bravo pubblico questo terribile dubbio, o dovremo aspettare ancora degli anni, per dare risposta a questa domanda che da troppo tempo turba il sonno delle nostre menti inquiete?
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Compagnia:
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S'ARZA
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Spettacolo:
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DON CHISHOTTE DELLA MANCIA |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Dai 10 anni
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Lo spettacolo Don Chisciotte della Mancia èuna rivisitazione del celebre classico di Cervantes sulle avventure dell'improvvisato cavaliere errante. La caratteristica di tragicomicità presente nel racconto consente una realizzazione adatta ad un pubblico di tutte le età. Il meccanismo o forse l'attualità del personaggio risiede nella rielaborazione della pazzia come strumento per cogliere le innumerevoli contraddizioni della società: le ingiustizie sociali, l'ignoranza e insieme anche la saggezza del mondo contadino, l'ipocrisia dei ceti sociali alti, la crudeltà nei confronti dei diversi. Le allucinazioni di Don Chisciotte diventano una proiezione degli ideali cavallereschi con i quali si cercava di migliorare il mondo, diventano perciò una sorta di lente d'ingrandimento per cogliere i piccoli drammi quotidiani, le incongruenze della società. Il quadro dei valori dentro il quale si muove Don Chisciotte appare del tutto legittimo e idealmente ineccepibile, al personaggio èconsentito come per tutti i matti di cogliere le verità e poterle riferire, non ha per nessuna possibilità di modificare la realtà. Nella situazione attuale, molti ragazzi particolarmente sensibili, si sono trovati nella condizione d'inseguire i propri sogni e le proprie idealità pagando il tributo della loro sensibilità alla società razionale, violenta e pragmatica con la follia. Il merito di Cervantes sta nel fatto che riesce a raccontare tutto ciò con ironia e senso del paradosso, riuscendo a creare un personaggio comico e grottesco. Il restituire alla fine del racconto la salute mentale al cavaliere dona un barlume di speranza verso il futuro per tutte le persone che hanno difficoltà ad accettare la realtà e la subiscono .
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Compagnia:
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THEANDRIC
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Spettacolo:
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NON IN MIO NOME |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Dai 13 anni
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Un'azione di protesta contro la pena di morte, giunge dalla lunga tradizione pacifista e anti-statista del Living Theatre. Attraverso la sua storia, il Living ha rappresentato opere in teatro e per la strada, che parlano delle cause e della manifestazione della violenza e provano a creare soluzioni non violente per i nostri problemi sociali. Sviluppato collettivamente nel 1994 a New York City e scritto dalla co-fondatrice del Living Theatre, Judith Malina, lo spettacolo Non In Mio Nome è una risposta diretta al sempre più frequente uso della giustizia punitiva che prevale negli Stati Uniti. Al momento in America ci sono più di tremila persone nel braccio della morte, in maggioranza povere e di razza diverse, individui che hanno poca o nessuna possibilità di aiuto legale. Inoltre, in America, la pena di morte fa parte di una più ampia controversia in cui i problemi della società (fame, povertà, inadeguata assistenza sanitaria, guerra, impari opportunità di educazione) vengono risolti con il sistema carcerario. In America la pena di morte è diventata una piattaforma politica su cui le elezioni sono vinte o perse, una pietra miliare della retorica "legge e ordine" dei conservatori. Non In Mio Nome investiga sul ciclo della vendetta stessa attraverso l'uso dei cori cantati e parlati, dell'azione fisica, della biomeccanica e dei tableaux, e utilizza interazioni dirette e intime con gli spettatori, duranti le quali gli attori e gli spettatori si scambiano una promessa: "Ti do la mia parola che non ti ucciderò mai. Me lo prometti anche tu?". La natura di non finzione del testo è amplificata dal fatto che Non In Mio Nome viene rappresentato quando un'eccezione reale è programmata, ed è legato ogni volta alle caratteristiche specifiche dell'individuo condannato. L'avvenimento sarà preceduto e seguito da una veglia, che utilizza elementi visuali come striscioni e volantini. Recitato più di duecento volte a New York, Philadelphia e Washington, Non In Mio Nome ha stabilito una forte rete con il movimento abolizionista e con molti gruppi e organizzazioni per i diritti civili, quali Amnesty International, la Coalizione Nazionale Contro la Pena di Morte, l'Associazione Nazionale per il Progresso della Gente di Colore (NAACP), la Raccolta per la Difesa Legale, la Lega dei Resistenti alla Guerra, Nessuno Tocchi Caino e vari gruppi contro la pena di morte presenti nelle Università. Non In Mio Nome viene rappresentato anche in Italia, nella speranza che il popolo italiano alzi la sua voce contro la pena di morte negli Stati Uniti. in Cina e in Arabia Saudita, arrivando ad azioni concrete come sanzioni e boicottaggi contro i continui abusi dei diritti civili.
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Compagnia:
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TEATRO INVITO
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Spettacolo:
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LA FIABA DELLO STRANIERO |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Dai 8 ai 14 anni
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Con questo nuovo lavoro Teatro Invito prosegue nel cammino caratterizzato dalla contaminazione tra linguaggio teatrale e linguaggio musicale e dall'attenzione ai temi della mondialità (immigrazione, integrazione, multiculturalità). L'eroe è uno zingaro, un musicista, e un camminatore. Si avvicina a una città: in questa città è straniero. Il re ha emesso un bando: potrà sposare sua figlia chi riuscirà a farla ridere, ma a chi fallirà sarà tagliata la testa. Una vecchia chiromante gli offre un dono magico: è un violino. Chi lo ascolterà non potrà fare a meno di danzare. La principessa finalmente ride. Ma il re non è contento all'idea di dare la figlia a uno straniero, e per giunta uno zingaro. Accampa mille scuse. Lo zingaro allora ricomincia a suonare e tutti devono danzare fino a non poterne più. Ora finalmente si può celebrare il matrimonio. Da cui nasceranno tanti bambini di sangue misto.
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Compagnia:
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TEATRO TAGES
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Spettacolo:
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CIPOLLINO |
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Tecnica:
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Marionette |
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Età consigliata:
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Dai 6 ai 10 anni
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Un mondo di ortaggi, dove la vita è dura. Il General Limone e il suo esattore Pomodoro tassano e derubano i poveri abitanti, privandoli di tutto. Con un'imposta per respirare, una per la pioggia, un'altra per i lampi. Solo Cipollino, una giovane cipolla, tanto piccola quanto coraggiosa, decide di porre fine a questi soprusi, combinandone di tutti i colori. Lo spettacolo è una galleria di personaggi indimenticabili, il violinista Pero Pera, il Signor Zucchina, e molti altri popolano il mondo incantato delle marionette. Le marionette si animano grazie ad una maglia di fili e di marchingegni dall'apparente semplicità, ma d'improvviso fatati quando le creature di legno assumono una personalità tutta loro.
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Compagnia:
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ASSOCIAZIONE TERSICOREA
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Spettacolo:
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VERSO IL LABIRINTO |
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Tecnica:
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Danza |
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Età consigliata:
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Dai 10 anni
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Il progetto di ricerca "Mitologia, luoghi e contemporaneità", iniziato nel gennaio del 2001, ha la possibilità di esaminare i testi letterari e le opere di due artisti differenti ("Il Dio distratto" di Maria Lai; "Spiaggia" e "Dei e umani" delle terrecotte di Costantino Nivola;) che ci introducono nelle metafore del processo esistenziale, nella poesia dei miti e delle leggende, testimonianze della ricchezza immaginativa che la memoria sarda ha lasciato. Lo studio coreografico fa parte di un processo di creazione e sperimentazione musicale e visiva, ma il canovaccio costruito per la rappresentazione è anche l'espressione dell'analisi rivolta verso l'architettura di diversi luoghi culturalmente rilevanti e ritenuti idonei alla sperimentazione di un'azione scenica. L'ipotesi coreografica che rappresentiamo non insegue un tempo e un luogo didascalico dei testi. Se il labirinto è per Durrenmatt il luogo dell'azione e se la stiva e il ponte di una barca sono per la Yourcenar i luoghi suggeriti come mere indicazioni simboliche, per noi, all'interno di questo percorso conoscitivo, costituiscono l'intreccio della narrazione nella quale il prima/dopo e il dove non sono altro che il sommarsi di immagini evocative che emergono nella nostra memoria. Lo spettacolo ècreato per quadri. Ciò consente di modificarlo a seconda del luogo in cui viene rappresentato, rendendo le varie azioni più snelle, data la sua adattabilitˆ. Un repertorio di immagini dove la danza, la parola, la musica e la luce diventano gli elementi portanti di un unico avvenimento scenico all'interno del quale tutto interagisce; dove emerge la peculiarità dei luoghi scelti per la sperimentazione; dove la danza esattamente come la parola costituisce il mezzo atto al recupero della semplicità del gesto quotidiano; dove attraverso un lavoro fluido e collettivistico possiamo cambiare i rapporti con la musica, lo spazio e gli interlocutori. Teatro, musica e danza trasformano il luogo deputato alla ricerca che diventa non mera cornice estetica, ma il punto necessario dove le diverse dinamiche di narrazione assumono rilevanza evocativa, metaforica attraverso un intreccio inscindibile.
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Compagnia:
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TEATRO TRAGODIA |
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Spettacolo:
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CINISCEDDA
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Tecnica:
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Attore |
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Età consigliata:
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Dai 4 ai 13 anni
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Lo spettacolo racconta la storia di CINISCEDDA ed è, così come recita il sotto titolo, la trasposizione in sardo della fiaba di CENERENTOLA. La storia di Ciniscedda, a differenza della fiaba tradizionale, nasce in terra di Sardegna dalla quale prende tutte le caratteristiche, dalla lingua alle canzoni, dai costumi alle espressioni più radicate. Secondo il Basile, famoso storico napoletano del 1800, la vera storia della famosissima fiaba Cenerentola nasce in Sardegna grazie ad una enorme diffusione orale che se ne ebbe nel 1600, quando attraverso le accurate ricerche da parte del Basile, si apre l'ipotesi delle generalità sarde attribuite, dallo storico, alla fiaba. Egli scopre che soprattutto alla figura della fata viene data con certezza una paternità sarda. Si è scoperto infatti che durante quell' epoca, in Sardegna, si erano orditi al telaio degli arazzi ad opera di popolane che amavano raffigurare giovani ragazze a cavallo splendidamente abbigliate e con grandi cappelli appuntiti alle cui sommità vi erano delle stoffe preziose e leggere. Le giovani a cavallo erano sicuramente figlie di feudatari e quindi fastosamente abbigliate, secondo la moda dell'epoca, tanto da farle apparire, agli occhi delle povere tessitrici, come delle fate. E, mentre le ricche giovinette galoppavano felici e giocose a cavallo, chi le osservava, in egual misura, faceva correre la fantasia, tanto da immaginarsi esse stesse lì, nelle lussuose sale dei fastosi palazzi mentre volteggiavano tra le braccia dei principi e sovrani. Da queste ricerche nasce la necessità di avviare un lavoro di recupero della memoria storica fatto attraverso i sogni delle nostre antenate; sogni, che secondo noi, non si discostano di molto dai nostri .
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Compagnia:
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TICONZERO |
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Spettacolo:
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IL RE SONUS
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Tecnica:
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Favola
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Età consigliata:
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Dai 5 agli 11 anni
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Re Sonus, storie di suoni e canti è uno spettacolo che nasce dall'esperienza laboratoriale di tea tro e musica e racconta di come siano nati gli strumenti musicali (di cultura extraeuropea) e il linguaggio musicale. Il testo, seppur teatralizzato in forma fiabesca, fa riferimento alla mitologia e a reali ipotesi di antropologia musicale. Nello spettacolo si racconta che "Ancora prima della nascita del mondo e di tutte le cose, l'universo era avvolto dal respiro del Re Sonus; il suo respiro era continuo e avvolgeva tutto l'universo ... col passare dei millenni si fece sempre più forte, grave e vorticoso inondando il cosmo sino a farlo esplodere in un fragoroso Big Bang. L'esplosione cosparse l'universo di stelle e suoni che il vento solare trasportava in 4 direzioni... acqua, vento, fuoco, terra... ...l'uomo voleva dominare le direzioni e gli eventi e chiese aiuto al Re Sonus che attraverso le danze e i canti imprigionava i suoni nella materia... Il Re Sonus, una sorta di alchimista dei suoni, attraverso le esecuzioni con strumenti originali, fa rivivere ai giovani spettatori la nascita degli strumenti musicali e il loro utilizzo in diversi contesi culturali extraeuropei, permettendo di conoscere canti e suoni inusuali. Le musiche e i suoni dello spettacolo sono quindi eseguiti dal vivo e saranno diffusi attraverso 6 casse acustiche indipendenti che creeranno effetti sonori particolarmente suggestivi e avvolgenti. Baba Yaga è un personaggio fiabesco, avvolto in un alone magico, che si trasforma durante lo spettacolo assumendo diversi aspetti e interpretando vari ruoli. E' un narratore che racconta di come il mondo sia nato attraverso un unico suono "Ur" generatore di tutte le cose è uno spirito magico che raccoglie i suoni naturali (pioggia, vento, tuoni, ruscelli, versi di animali) e li consegna al "Re Sonus" l'alchimista dei suoni che fa diventare musica. E' uno sciamano che presenta ritmi e canti legati alla magia e ai riti sacri. E' animale che dona la sua pelle per farne dei tamburi... E' danzatore che nuove il corpo e la voce dominato dai suoni... Lo spettacolo si sviluppa in un'atmosfera sempre magica e rituale, il ritmo è reso incalzante dall'utilizzo di maschere, burattini, giochi di luce e dall'interazione con il pubblico .
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