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Compagnia:
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Maccus
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Spettacolo:
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Ulisse al Circo |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Da 11 anni in su
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... un funambolo sospeso tra due mondi Unendo passato e presente, attraversando le epoche, Ulisse appare oggi come l'immagine dell'uomo moderno che, schiacciato dal peso della quotidianità ricerca il proprio equilibrio tra la tensione al progresso e il recupero di una dimensione primitiva ma,catapultato nelle rocambolesca vita del circo finisce a burlare se e il mondo. Lo spettacolo si muoverà entro una cornice fantastica che permetterà evoluzioni acrobatiche aeree e a terra, trapezio e "tessuti" saranno immessi nella dinamicità dell'azione, senza. mai dimenticare l'obiettivo di comunicazione teatrale che è in primo luogo FAR RIFLETTERE ATTRAVERSO IL DIVERTIMENTO E LA RISATA. La forza, il virtuosismo, la pericolosità del corpo del circense, nel luogo e nel modo del teatro è ciò che rende lo spettacolo avvincente per tutti i tipi di pubblico, specialmente per un pubblico di giovanissimi (dai 10 ai 20 anni)che verrà incantato dalle mille acrobazie e dalle divertenti e surreali situazioni. L'ALLESTIMENTO PREVEDE 1) Drammaturgia totale come commistione di generi per un linguaggio di sperimentazione. Il Poema di Omero è il punto di partenza per un nuova e versatile scrittura teatrale. 2) Coreografie di danza (Contact, balinese, contemporanea) 3) Musiche originali eseguite dal vivo, anche come accompagnamento ai canti in scena. 4) Arti circensi (Trapezio, Acrobatica aerea e a terra, Giocoleria e Tessuti) impiegate in direzione teatrale e non solo virtuosistica esaltandone gli aspetti comici e grotteschi.
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Compagnia:
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Carpe Diem
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Spettacolo:
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Storie in insalata - abbiamfattolafrittata |
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Tecnica:
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Narrazione
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Età consigliata:
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Da 4 a 10 anni
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"Abbiamfattolafrittata" è, dopo "Eroi persi in un bosco di versi", il secondo spettacolo per bambini e ragazzi realizzato da Carpe Diem che vede al suo centro il recitare in versi e rime e che, quindi, usa una forma letteraria semplice e complessa nello stesso tempo ma di grande presa col pubblico dei più piccoli. Eroi persi ... riraccontava, trasformandole, alcune fiabe classiche: Hansel e Gretel, II gatto con gli stivali, Cenerentola, Cappuccetto Rosso e faceva tesoro dei testi di alcuni grandi scrittori contemporanei per l'infanzia come Rohal Dahl, Roberto Piumini e Alessandro Gigli. Storie in insalata comincia là dove Eroi persi finiva. L'attrice Laura Pazzola ( la piccola Lauretta dello spettacolo precedente) vuole ancora narrare le fiabe classiche:quelle che iniziano col "C'era una volta..., ma il suo nuovo compagno di avventura e di spettacolo (il giocoliere Federico) pensa che sia meglio intrattenere e divertire i bambini con i giochi e I'acrobazia.Arriveranno ad un compromesso, vada per il racconto ma che sia giocato e, soprattutto, che narri di personaggi nuovi, moderni, inconsueti come ....Giovannino Perdigiorno. Si proprio lui: un ragazzino curioso, che col suo solo girovagare per il mondo incontra personaggi inconsueti e situazioni straordinarie, è il protagonista dei racconti di Storie in insalata. Ma forse è meglio dire che la vera protagonista è la fantasia, la capacità di rendere fantastica la realtà, anche quella più normale e quotidiana. E per usare al meglio la fantasia, per farsi trasportare da lei e per trasportare con loro i bambini del pubblico Lauretta e Federico si sono fatti condurre da un maestro, un grande maestro: lo scrittore e poeta Gianni Rodari. E lui che ha inventato per noi 6iovannino Perdigiorno e i vari paesi dei bugiardi, degli uomini di vetro, degli uomini a motore. E' lui che ha scritto come le armi dell'allegria siano più forti di tutte le armi vere, che si è chiesto dove sono andate le belle fate in un mondo pieno di problemi e di guerre Ed è lui, infine, che per aiutarci ha persino scritto una vera e propria grammatica della fantasia. Una grammatica che abbiamo seguito per realizzare lo spettacolo.
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Compagnia:
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Art'in scena
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Spettacolo:
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La storia delle storie |
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Tecnica:
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Attore - Marionette
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Età consigliata:
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Da 6 a 10 anni
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Una volta esisteva un unico grande libro che conteneva tutti i personaggi in una unica grande storia "la storia delle storie". Questo libro non doveva esser visto da nessuno e la storia poteva esser solamente raccontata tramandandola oralmente da padre in figlio. Un custode controllava rigorosamente il grande libro, non poteva distrarsi, guai ! ! ! addirittura non poteva ... non poteva dormire... ma un giorno...un fauno, stanco e annoiato di stare in un'unica storia, decise di cambiare qualcosa.. per lui, per i personaggi imprigionati nelle solite parole nella storia, decise delle storie e per tutti i bambini del mondo e... con l'aiuto di un flauto riuscì a ... ed ecco che dal libro escono timidamente i personaggi e inventare e raccontare delle storie... la narrazione orale... un mondo oramai quasi perso; ritrovare il gusto di sentire le parole, di giocare con esse immaginando e reinventando ecco che cosa spinge il fauno a far addormentare e sognare il custode. Far uscire, trasformare e rivivere attraverso "il giocodramma dell'interpretazione", i personaggi del grande libro custodito gelosamente, costruendo nuovi racconti con la partecipazione diretta dei bambini coinvolgendoli in un gioco di animazione narrativa che invita gli stessi a considerare la propria capacità creativa, che invita a riflettere e percepire l'importanza della condivisione dei pensieri e delle idee, ad evitare visioni monolitiche, a capire e gustare la bellezza e la ricchezza delle diversità.
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Compagnia:
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Cada Die Teatro
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Spettacolo:
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Il popolo dei boschi |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Da 8 a 14 anni
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Un grande potere dominava ormai da un decennio tutta la terra. Un potere interplanetario che partiva dagli Stati Uniti, attraversava il Giappone e si realizzava compiutamente in Europa. Tutto stava racchiuso nella sigla G.U.A.I. (Grande Unione Atlantica Internazionale). Tutto era sottoposto al suo controllo, non c'erano più guerre, non c'era fame, la vita si era allungata… però tutto e tutti dovevano sottostare alle decisioni della Grande Unione Atlantica Internazionale. Per sfuggire al controllo della GUAI, in una foresta, situata tra l'altopiano del Norfoi e il mare di Baingò, da un po' di tempo si erano dati convegno tanti ragazzi provenienti da tutte le parti del mondo, fin dai luoghi più sperduti. Ogni giorno dall'Italia, dalla Francia, dalla Spagna… giungevano in quel bosco ragazzi in fuga dalle città; giovani che avevano abbandonato le metropoli alla ricerca di spazi, di angoli dove si potesse finalmente stare bene. Due di loro, Fenicottero e Martin pescatore, al limitare della foresta avevano costruito un grande cyberalbero, un assemblaggio di magnifici vecchi prodotti di comunicazione, realizzando così una radio: radio fino alla fine del mondo. Una radio pirata che infastidiva molto il potere costituito. Ogni giorno sempre più persone, soprattutto ragazzi si sintonizzavano sulle frequenze della radio e così… a molti di loro veniva naturale, ascoltati i programmi, lasciare tutto e andare ad incontrare quei giovani che vivevano nei boschi. Nonostante le pressioni e i controlli del potere, la vita nella foresta procedeva in allegria e i due "corsari" continuavano imperterriti nelle loro trasmissioni ad informare, a mandare messaggi e canzoni. Una notte però i normali programmi s'interrompono: la radio era stata isolata. I tecnici della GUAI, erano riusciti a schermare le frequenze. Questo significava che l'attacco era imminente, la foresta sarebbe stata presa d'assalto. E così avvenne… a il popolo dei boschi non si dava per vinto e come gli ultimi soldati giapponesi nella giungla, continuavano imperterriti a resistere e la radio a trasmettere, nessuno poteva più ascoltarli, ma loro continuavano… e cercavano anche, in tutti i modi, di superare le protezioni messe in atto dai tecnici della grande unione. La foresta era posta sotto assedio e per loro, pareva che la fine fosse giunta, ma il popolo dei boschi non mollava… e finalmente Martin pescatore riuscì a superare le protezioni. La frequenza ora è libera. "Radio fino alla fine del mondo" ricominciava a trasmettere. Le guardie conquistavano sempre più fette di bosco, la foresta sembrava sul punto di cedere… ma poi Fenicottero vide qualcosa… I suoi occhi si inumidirono, un fiume di ragazzi stava accorrendo in loro aiuto.
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Compagnia:
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Teatro del Sale
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Spettacolo:
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Amori da palcoscenico |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Da 11 anni in su
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Da Shakespeare, Goldoni, Rostand, Moliere, Hampton... e con Aurora Simeone, Stefano Ledda, Corrado Licheri. Giochi, drammi, passioni, schermaglie amorose tratte dai classici del teatro e della letteratura. Il Teatro del Sale è lieto di presentare il suo nuovo spettacolo dal titolo: "Amori da Palcoscenico". Si tratta di un susseguirsi di scene amorose, giochi, schermaglie, passioni e turbamenti tratti dalle più celebri opere della letteratura teatrale. Prima di ogni scena gli attori inquadreranno l'opera e la scena stessa, illustrando in modo esauriente e spesso divertente cosa i ragazzi stanno per vedere. La struttura dello spettacolo è quella di una lezione "animata" sul tema forse più affrontato da tutti gli autori classici. I ragazzi vedranno svolgersi alcune tra le più famose scene d'amore, ma anche quelle meno conosciute, dalle più leggere alle più drammatiche, dal Balcone di Romeo e Giulietta alla Bisbetica domata, dalla morte di Piramo e Tisbe, alla gelosia di Otello, agli intrighi de Le Relazioni pericolose ...insomma dalla Commedia degli equivoci alla Tragedia, i mille colori dell'intramontabile Amore. "Amori da palcoscenico" è un viaggio che, tra una battuta e l'altra, farà scoprire ai ragazzi una fetta di quel mondo del Teatro, ancora così poco visitato. Lo spettacolo dura circa un'ora e trenta minuti e prevede un finale a "sorpresa" in cui alcuni ragazzi saranno chiamati a "interpretare" una delle scene che sono state presentate dagli attori.
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Compagnia:
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Figli d'Arte Medas
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Spettacolo:
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La ragazza sull'albero |
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Tecnica:
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Narrazione
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Età consigliata:
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Da 6 a 14 anni
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La vicenda narrata sul libro è realmente accaduta ad una ragazza americana di 23 anni, che per salvare una foresta millenaria è salita su un albero, nel Dicembre del '97, per ridiscendere vittoriosa dopo due anni di lotte contro le più potenti società del settore della raccolta e trasformazione del legname. La storia di Julia, scrive Bonnie Raitt, splende come un faro e serve per indicare a noi tutti ciò che è possibile ottenere con l'impegno e la determinazione. Il pretesto è lo stesso, ma lo scenario è differente, perché LA RAGAZZA SULL'ALBERO è stato ambientato in Sardegna; terra di alberi secolari che rischiano di scomparire a causa del fuoco. La lotta contro la distruzione delle foreste sarde diventa così una battaglia più ad ampio raggio; contro un passato che scompare in cenere, con le sue radici, un modo di vivere svanito, la mancanza di un senso di comunità, la non solidarietà fra le persone, tutte cose delle quali l'assenza, è la causa di questi disastri. La ragazza sull'albero vuole raccontare queste cose, vuole raccontare come eravamo, come sono belli i nostri antichi alberi e come "salvare una radice vuol dire salvarle tutte". Uno spettacolo dolce e positivo, un invito a cambiare ed a farci coinvolgere a qualsiasi età, nelle lotte giuste; quelle per la gente, per la memoria, per conservare i ricordi e le cose antiche.
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Compagnia:
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I Delfini
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Spettacolo:
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Panchine di cuori |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Dai 5 anni in su
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Uno studio sul corpo, sull'espressione del gesto semplice, sull'ironia e la comicità che esso produce. Partiamo dalla semplicità formale di Peynet del suo timido giocare, dai rilievi inquietanti delle xilografie di Masereel. I segni scelti sono quelli grandi e silenziosi dei trampoli e la sospensione ritmica della musica. Teatro di strada, o meglio teatro in strada. I due trampolieri, forse giganti o forse semplicemente sul loro piedistallo, interagiscono in una relazione fatta di corpo che si muove nello spazio, che incontra e scontra un altro corpo, frutto della reciproca necessità di nutrire un illusione. Panchine di cuori attraversa diversi linguaggi e tecniche teatrali, in particolare l'uso dei trampoli rendendo possibile lo spostamento della realtà facendola divenire grande, evidente, chiara nel segno, fantastica e vera come un bel sogno. Lo spettacolo ruota attorno al rapporto di coppia: il suo nascere, il corteggiamento, l'innamoramento… per giungere al quotidiano di una relazione, nella quale la passione si spegne… Tutto è giocato con un linguaggio semplice di gags comiche, di silenzi ed espressività mimica. Immagini di ombre oscure prodotte dal bisogno individuale di appagare la necessità d'affetto. Lo stretto rapporto tra musica ed azione scenica scandisce ritmicamente l'alternarsi dei diversi e molteplici stati d'animo.
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Compagnia:
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Is Mascareddas
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Spettacolo:
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Chi ha paura della mortadella? |
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Tecnica:
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Burattini
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Età consigliata:
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Dai 8 anni in su
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La storia Il fratello della morte è il sonno, e questo lo sappiamo tutti. Meno noto è il fatto che la morte ha anche un figlio e che il ragazzo si chiama Beniamino. Beniamino ha le guance rosse, è ciccione, gli piace vestirsi con colori vivi e ballare il chachacha. Quando si emoziona balbetta. Tutto ciò non rallegra certo il babbo. Ma Beniamino non ha la minima voglia di seguire le orme paterne: vuole fare a modo suo. Don Peppino, un vecchietto che suona magistralmente la fisarmonica, diventerà la prima grande sfida del piccolo Beniamino… L'idea La morte è uno dei soggetti più evitati nei discorsi con i bambini. Eppure le favole non hanno paura di trattare questo tema. Anzi, la morte è un elemento ricorrente, visto che le fiabe parlano molto delle paure e delle ansie nel passaggio tra l'età infantile e quella adulta. Un modo giusto per affrontare un soggetto così complesso non esiste, ma questo non significa che non si debba trattarlo, magari in una forma scherzosa e gioiosa. Nasce così una storia sulla morte che non fa paura e anzi fa ridere e divertire i bambini. I burattini sono forse gli "attori" più adatti per affrontare questa sfida, perché la loro natura li predispone ad andare oltre il limite del raccontabile, sdrammatizzandolo. Basta pensare alle botte che volano sui palcoscenici del teatro dei burattini: non fanno male a nessuno, e attraverso la risata ci fanno scaricare tensioni e violenze ben più pericolose…
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Compagnia:
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La Botte e il Cilindro
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Spettacolo:
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Contos de foghile |
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Tecnica:
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Burattini
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Età consigliata:
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Da 4 a 10 anni
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Ginò, principe viziato e prepotente, perde al gioco con il diavolo tutti i suoi beni e, infine, la propria vita. Ma il diavolo gli consente di riprendersi tutto quello che ha perso, dandogli appuntamento dopo un anno, tre mesi tre giorni e tre ore, alle Tre Fontane d'Oro. Passato il tempo stabilito, Ginò si avvia all'appuntamento con il diavolo. Nel corso delle sue peripezie (rischia infatti di essere cotto al forno, bollito in un paiolo, sbranato da un altro diavolo che ricorda tanto Polifemo, eccetera, eccetera…) incontrerà per strada l'Aquila, il Fico d'India, l'Acqua e il Fuoco, che gli faranno da guida, fino a sconfiggere il diavolo-orco e sposare la bellissima Columba. Lo spettacolo è nato da una ricerca sui modi e le occasioni del narrare orale in Sardegna, attraverso l'opera di Francesco Enna (autore di libri per ragazzi e di raccolte di fiabe popolari sarde) e il contatto diretto con i "contadores" (narratori) di alcuni centri dell'isola: in genere anziani di grande capacità narrativa, custodi della memoria orale, che hanno permesso non solo di raccogliere fiabe, racconti, filastrocche e canti, ma anche di osservare e di assimilare le tecniche espressive. Questi anziani ci hanno parlato delle scansioni del lavoro durante la giornata ma, soprattutto, ci hanno raccontato di come certi lavori, fondamentali nell'antica economia agro-pastorale, fossero l'occasione per esercitare l'arte del narrare, della poesia, del canto e per tramandare religiosamente di madre in figlio le antiche storie esemplari della conservazione dei costumi di una cultura povera, semplice ma sempre di alta moralità e bellezza. E stata data attenzione quindi a quei momenti di lavoro come la filatura, la cottura del pane ed il lavaggio delle lenzuola con la lasciva, lavori che venivano svolti in quel regno misterioso della donna che è il focolare: fuoco rosso da cui scappano scintillando i diavolini; luogo di comunione con altre donne, le comari, con cui ripetere antichissime formule magiche apotropaiche. Cantare e raccontare tante storie con il volto arrossato dalla fiamma e alle spalle le ombre lunghe della fantasia dei bambini che ascoltavano affascinati e stupiti. Ne è risultato uno spettacolo in cui la lingua sarda non solo non è stata abolita, ma si è inserita all'interno di un meccanismo che, ne agevola la comprensione. Uno spettacolo che non privilegia un codice unico, quello linguistico, ma i diversi codici di comunicazione della tradizione sarda: l'ambientazione, la gestualità, gli arnesi di lavoro, i personaggi e le loro attività, la musica, i movimenti ed il ritmo. Tutti questi elementi insieme riportano ad un patrimonio folkloristico e culturale in via di estinzione e che tuttavia si è rivelato una miniera inesauribile di invenzioni teatrali e giochi di animazione che sono diventati "Cantos de foghile", uno spettacolo per ragazzi che si propone di valorizzare la fiaba e la tradizione orale della Sardegna tenendo presente la necessità divenuta imprescindibile, di un confronto diretto con le problematiche dell'educazione e con il mondo della scuola.
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Compagnia:
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Origamundi
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Spettacolo:
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Su masone de iscuvudè |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Dai 6 anni in su
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L'uomo ingrato sta distruggendo i boschi. La quercia, che come narra l'antica leggenda sarda ha salvato l'uomo dal diavolo, raccoglie attorno a se in una località chiamata Iscuvudè i rappresentanti degli animali selvatici: il muflone, il cinghiale e la volpe, mentre s'unturzu (l'avvoltoio) sta di guardia al limitare del bosco, pronto ad avvertire quando arriveranno gli incendiari. I quattro animali si separano e vanno alla ricerca del Re-guerriero, il capo supremo che può salvarli dagli uomini. Alla fine del viaggio, però, ritornano sconsolati dalla quercia e narrano le proprie disavventure: le coghas sono gatti di notte ma di giorno sono vecchie streghe. Anche il bue muliache è un uomo, durante il giorno. I cani di Aritzo, che tenevano in sacco l'intera barbagia, sono stati appena sconfitti dagli incendiari. Il gatto Mammone non esiste: è una minaccia inventata dalle mamme per tenere a bada le figlie poco servizievoli. La quercia, allora, chiede agli animali di andare alla ricerca della tova, l'albero cavo, e di richiedergli consiglio. Il fuoco di Sa Tova rivela dell'esistenza di Macedda, la terribile mosca l'unico essere che potrebbe sconfiggere l'uomo e salvarli dal fuoco…..
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Compagnia:
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Palazzo d'Inverno
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Spettacolo:
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Hansel e Grethel |
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Tecnica:
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Narrazione
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Età consigliata:
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Da 6 a 11 anni
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Anche Hansel e Grethel vede la presenza dei tre individui che tanto hanno divertito in Cappuccetto Rosso. In questo caso le gags, sempre numerose e divertenti, sono legate tutte al testo che, a parte le solite licenze dell'autore, conserva in sostanza la sua originaria struttura. Anche in questo caso, sono i personaggi negativi a catturare 1' attenzione e il tifo avverso dei bambini, e anche in questo caso sono personaggi molto divertenti che però conservano la giusta cattiveria. Saranno dunque Hansel e Grethel che verranno aiutati dai bambini i quali ammireranno 1' intelligenza e 1' astuzia del primo e la simpatica confusione della cara sorellina che ha un modo tutto suo di vedere il mondo e di piangere. Altri personaggi, daranno ai due bambini la possibilità di ritrovare la strada smarrita e sembrano dirci, che qualche volta bisogna smarrire la strada maestra, sicura e tranquilla, perché qualcuno nell'oscurità di quelle periferie può avere bisogno di noi e forse, noi di loro. ESIGENZE TECNICHE luce di sala, altezza 3 metri e mezza, spazio scenico 4 X 3, massimo 120 bambini a spettacolo.
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Compagnia:
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Antas
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Spettacolo:
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Not'e incantu |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Da 6 a 10 anni
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Tre i protagonisti della "piece", dei quali due vengono rappresentati come dei manichini abbandonati in una discarica in quanto non più utilizzabili. Vengono animati, viene data loro nuova vitalità dal terzo personaggio. E' quest'ultimo una sorta di "folletto" che con la fantasia, l'immaginazione e la creatività tipica dei giovanissimi assurge a simbolo della necessità per i giovani, che nella nostra società vivono spesso in totale dipendenza dalla moda, dai costumi e dai mass media, a simbolo si diceva della necessità di smitizzare tutto ciò e rifare proprie le potenzialità immaginative e creative. Nello spettacolo viene trattato un altro tema di particolare attualità e rilevanza quale il rispetto per l'ambiente, rifuggendo dalla logica consumistica che impone l'abbandono degli oggetti, delle cose, ecc., non appena smettono di esserci utili. Di fatto i personaggi in scena alla fine dello spettacolo allestiscono un concerto utilizzando strumenti musicali di recupero reperiti in una discarica (la stessa dove vengono ritrovati i manichini e che costituisce la scenografia dello spettacolo). Il pubblico, infine, viene coinvolto attivamente nello spettacolo sia nello stesso filo conduttore della narrazione, sia nella animazione stessa. Ancora: il tutto sottolineato da effetti luce e da sorprese scenico tecniche che tengono lo spettatore particolarmente interessato allo svolgimento dello spettacolo. Salta agli occhi immediatamente il risultato della ricerca di laboratorio cui la Compagnia ANTAS Teatro di San Sperate si dedica da qualche tempo. Pur restando fedele a schemi consolidati del teatro in lingua sarda, la Compagnia negli ultimi tempi porta avanti un dialogo privilegiato con i giovanissimi derivante da seminari e laboratori organizzati per conto di amministrazioni comunali e scuole. Da tale attività sono scaturite due considerazioni, la prima: la presa di coscienza da parte degli operatori dell'Associazione di quale responsabilità derivi agli adulti dello stato di povertà, dal punto di vista culturale, nel quale versano i nostri giovani spesso vittime di una "cultura" esclusivamente veicolata dalla televisione (e ci si riferisce, in questo contesto, a quella più deteriore!); la seconda: le potenzialità che il teatro è in grado in tal senso di manifestare dando cosi l'opportunità con la finzione scenica , di ottenere il risultato che si manifesta nella recitazione e che in NOTE INCANTU e soltanto auspicato. All'inizio dello spettacolo il pubblico dei piccoli spettatori viene coinvolto nell'allestimento della scenografia in un momento di animazione particolarmente gradito dai bambini.
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Compagnia:
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T. N. Teatro
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Spettacolo:
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La scala di ferro |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Da 14 a 20 anni
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Il diritto di tutti i cittadini a godere del valore della bellezza sia naturalistica che architettonica di ciò che ereditiamo dal nostro passato, viene frequentemente ignorato in una società dove gli interessi economici e di parte prevalgono. "La scala di ferro" diventa un pretesto per ribadire questo diritto, un veicolo attraverso il quale si può visitare ciò che è andato perduto e ciò che ancora si può salvare di una città, Cagliari, custode di tanti tesori. Ma potrebbe essere una qualsiasi città... E' un documento scritto e visivo frutto di una ricerca sul neogotico effettuata presso il dipartimento di storia dell'arte dell'Università di Cagliari, su cui ci siamo basati inizialmente, per poi allontanarci, sviluppando un forte interesse (già latente) per la nostra città. L'interesse iniziale è diventato necessità, urgenza. Cagliari è una città in evoluzione dove spesso si sovrappone alla poetica sobria dei vecchi edifici la funzionalità di nuove architetture che vivono o sopravvivono incontestualizzate con immediata soluzione di continuità. Allora li, lo sguardo si ferma non più per ammirare o per osservare, si ferma, il tempo giusto per sentire un vuoto... a volte incolmabile... Data la specificità degli argomenti trattati, lo spettacolo offre notevoli spunti di discussione dal punto di vista didattico ed educativo. Possono essere affrontate argomentazioni gravitanti intorno alla storia dell'arte e alla conservazione del patrimonio architettonico non solo come memoria culturale, ma anche come memoria collettiva di un patrimonio comune. Approfondimenti relativi all'uso differente della lingua sarda e della lingua italiana in contesti sociali differenti.
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Compagnia:
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Fueddu e Gestu
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Spettacolo:
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Cinixada |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Da 6 a 14 anni
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Nello Spettacolo, insieme ad alcuni tratti comuni alla Cenerentola classica, affiorano le originali versioni della tradizione popolare sarda. Agito in chiave comica e burlesca, "Cinixada" recupera l'archetipo del personaggio protagonista che si riscatta dalla sua disagiata condizione sociale attraverso l'affermazione di sé e della propria identità, aiutata dal sentimento profondo dell'amore. In questa "Cenerentola - Cinixada", recitata in sardo ed in italiano, vengono alla ribalta, da protagonisti, un gatto ed una civetta (Cucumeu), buffi testimoni ed intrepidi sostenitori di Cenerentola, contro la vanagloriosa matrigna e le due perfide sorellastre. Nella messa in scena, i costumi assumono valenza visiva - scenografica, con fantasiosi rimandi ai costumi tradizionali sardi. Le musiche ed i canti, eseguiti dal vivo (Cinixada e Cucumeu sono anche musicisti), anch'essi caratterizzati dalla ripresa dei moduli tradizionali creativamente riproposti, sono uno degli elementi più importanti dello spettacolo.
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Compagnia:
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Fueddu e Gestu
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Spettacolo:
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Feras |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Da 6 a 14 anni
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Spettacolo concerto di poesia, musica e immagine, si nutre dei versi dei poeti e degli scrittori che con forza, straordinaria determinazione e atto di dissenso, hanno combattuto e combattono contro la guerra. Contro qualsiasi guerra. Contro qualunque atto perpetri la violenza di un uomo contro un altro uomo. Come nello stile della compagnia, questo spettacolo concerto, privilegia il bilinguismo anche come valore culturale e poetico. La "Brevissima relazione della distruzione delle indie" di Bartolomeè De Las Casas (1474 1566), sacerdote e cronista spagnolo, missionario in Messico, pochi anni dopo la conquista delle americhe, funge da ordito, sul quale si intrecciano le molteplicità delle voci di ogni luogo e tempo contro la guerra. In questa molteplicità, la lingua sarda diviene materia malleabile ed espressiva, e le voci dei poeti e degli scrittori sardi sono imprescindibili da un discorso contro la guerra. Autori come E.Lussu, F. Masala, Benvenuto Lobina, per citarne alcuni tra i sardi si innestano perfettamente nel terribile memoriale d'accusa contro il genocidio degli indios, della violenza e della rapina scritto da De Las Casas. Le stesse musiche originali, si fondono su modelli sardi continuamente contaminati da suoni di altre culture nello spirito dei tempi e atte a stimolare nei giovani l'incontro, il rispetto e la convivenza con altre identità.
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Compagnia:
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Teatro del Sottosuolo
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Spettacolo:
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Una valigia carica di... |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Da 5 a 12 anni
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Regia: Sabrina Barlini, con Lara Avallone, Sabrina Barlini, Emanuela Cau. Traduzioni e consulenze per la lingua sarda a cura di Marisa Caddeo. Durata: 50 min. Tutto è nato da qui da queste idee che mi sono frullate per la testa e mi hanno portata a pensare che davvero potevo tenere in una valigia tante storie sotto forma di vita vissuta: oggetti. Oggetti che apparendo si raccontano attraverso la Signora che vive rovistando tra i cassonetti dei rifiuti, una barbona saggia che non vuole sprecare niente e col suo raccogliere e raccontare fa rivivere, mantiene la memoria di tutte quelle cose che sennò andrebbero perdute. Storie della tradizione popolare, storie inventate, storie dimenticate e quasi perdute ma sempre storie e storie di tutti, dal nord al centro e al sud d'Italia, le storie si assomigliano anche se parlano dialetti, dialetti, lingue diverse, alla fine però finiscono sempre per parlare dei sogni dei bambini, dei desideri degli uomini .... non hanno età ne colore, ne razza, ne lingua sono universali .... parlano di noi. Ecco allora la scelta delle "lingue", la lingua sarda, anche lei da "salvare" da coccolare, da non dimenticare come gli oggetti nella valigia della Signora, una lingua che deve continuare a vivere e a confrontarsi parlare con altre lingue altri dialetti anche loro quasi dimenticati, una lingua che continua a vivere se gli si danno storie da raccontare, storie vecchie ma anche nuove ....storie fantastiche ....storie di tutti i giorni .... tante lingue, tanti dialetti per raccontare le stesse storie, gli stessi sogni; gli stessi desideri…
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Compagnia:
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Tascusì
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Spettacolo:
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Un caffè con Pirandello |
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Tecnica:
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Teatro/Danza
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Età consigliata:
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Dai 12 anni in su
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Questo progetto è la trasposizione della poetica Pirandelliana in una storia pretesto. Fra il pubblico uomini e donne che guardano uno spettacolo, e vedono solo ciò che riescono a filtrare attraverso la propria personalità; ciascuno a modo suo. Un vissuto quotidiano, nel quale i personaggi si trovano chiusi, sequestrati, e si dibattono nel tentativo di comprendere il perché delle cose, della imprevedibilità e relatività delle vicende umane. Critici d'arte o solo critici? Esseri umani pronti a recepire emozioni o pseudo intellettuali a tutti i costi? Illusione o realtà? I personaggi in scena si interrogano sul ruolo della danza: vera arte, capace di far vibrare i corpi in scena e fra il pubblico all'unisono, o sterile lavoro di routine mascherato da nuova arte contemporanea di ricerca? Con la semplicità del teatro danza gli artisti in scena vivono una chiacchierata fra diversi vicini di poltroncine: - un critico dibattuto fra lo scrivere un articolo come lo vorrebbe il suo direttore, oppure quello che avrebbe scritto rispecchiando le emozioni che, il suo cuore, ha percepito durante lo spettacolo; - due amiche: una sposata, benestante, ma casalinga "per scelta" data la buona professione del proprio marito e l'altra single "per scelta" perché impegnata con il proprio lavoro e la propria carriera. Si ritrovano, per caso, in teatro, sedute vicine ad un critico d'arte. Quale è la verità? Ed ella risponde: " Per me, io sono colei che mi si crede". Lo spettacolo si articola in quattro visioni diverse dello stesso spettacolo, oggetto della discussione critica dei tre personaggi spettatori in scena. "La molteplice personalità d'ognuno secondo tutte le possibilità d'essere che si trovano in ciascuno di noi; il tragico conflitto immanente tra la vita che di continuo si muove e cambia, e la forma che la fissa immutabile"; Il contrasto fra illusione e realtà in cui l'illusione, si rivela come un inganno e la realtà, meschina e avvilente, del tutto inadeguata a quelle speranze, sono il filo conduttore che catalizza tutta la storia, e l'umorismo che ne scaturisce è legato a questo contrasto continuo fra una nostra illusione di perfezione e una volontà beffarda, che si diverte a farci vedere il rovescio della medaglia, l'altra faccia delle cose e degli uomini, e quindi la deforma in una smorfia non sai se di riso o di pianto. Questo lavoro approfondisce la ricerca sul personaggio, la persona stessa ed il fisico dei danzatori; basandosi sulla metodologia, che veniva usata da Grotoski (e che viene ancora usata nel III Teatro) nel lavorare sulla conoscenza profonda del personaggio e dell'interprete. Particolare attenzione viene data all'azione fisica: il movimento del fisico inteso come "forma" e cioè come presumibile contorno dell'anima, quindi come possibilità più diretta e coerente di fare teatro. Il movimento, con un costante ritorno agli aspetti tecnici della danza, deve far scaturire l'emozione dell'interprete-persona e dell'interprete personaggio, anche se va al di là di ogni codice e abitudine. La compagnia è formata da tre danzatori coreografi professionisti, che operano nell'ambito della danza da decenni.
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Compagnia:
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Teatro Instabile
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Spettacolo:
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Biancaneve musical |
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Tecnica:
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Teatro/Danza
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Età consigliata:
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Dai 12 anni in su
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Con questo spettacolo, la compagnia ben lungi dal voler rappresentare fedelmente la famosissima fiaba di Biancaneve resa immortale dal cartone animato di Walt Disney, ha voluto rubare alla sua genialità colori e suoni, per costruire attraverso l'ironia un giuoco teatrale con il gusto del cabaret. Gli attori diventano narratori di fiabe e una volta che la loro scelta cade sulla celebre fiaba di Biancaneve….ahimè…ne succedono di tutti i colori! Sarà perché la fiaba non se la ricordano bene, sarà perché si calano totalmente nei personaggi, sarà per la loro ingenuità, che la fiaba si sviluppa tra gags e imprevisti. Costruito su un canovaccio che è quello della Biancaneve originale, lo spettacolo vede gli attori burlarsi l'uno dell'altro nell'avvicendarsi dei diversi personaggi.
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Compagnia:
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Teatro Tages
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Spettacolo:
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Cipollino |
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Tecnica:
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Marionette
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Età consigliata:
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Da 6 a 10 anni
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Un mondo di ortaggi, dove la vita è dura. Il General Limone e il suo esattore Pomodoro, tassano e derubano i poveri abitanti, privandoli di tutto. C'è un imposta per respirare, una per la pioggia, un'altra per i lampi. Solo Cipollino, una giovane cipolla, tanto piccola quanto coraggiosa, decide di porre fine a questi soprusi, combinandone di tutti i colori. Lo spettacolo è una galleria di personaggi indimenticabili, il violinista Pero Pera, il Signor Zucchina, e molti altri popolano il mondo incantato delle marionette. Le marionette si animano grazie ad una maglia di fili e di marchingegni dall'apparente semplicità, ma d'improvviso fatati quando le creature di legno assumono una personalità tutta loro.
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Compagnia:
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Teatro Tragodia
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Spettacolo:
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Cinixedda |
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Tecnica:
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Marionette
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Età consigliata:
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Da 6 a 10 anni
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Lo spettacolo racconta la storia di Cinixedda ed è, così come recita il sotto titolo, la trasposizione in sardo della fiaba di Cenerentola. La storia di Ciniscedda, a differenza della fiaba tradizionale, nasce in terra di Sardegna dalla quale prende tutte le caratteristiche, dalla lingua alle canzoni, dai costumi alle espressioni più radicate. Secondo il Basile, famoso storico napoletano del 1800, la vera storia della famosissima fiaba Cenerentola nasce in Sardegna grazie ad una enorme diffusione orale che se ne ebbe nel 1600, quando attraverso le accurate ricerche da parte del Basile, si apre l'ipotesi delle generalità sarde attribuite, dallo storico, alla fiaba. Egli scopre che soprattutto alla figura della fata viene data con certezza una paternità sarda. Si è scoperto infatti che durante quell'epoca, in Sardegna, si erano orditi al telaio degli arazzi ad opera di popolane che amavano raffigurare giovani ragazze a cavallo splendidamente abbigliate e con grandi cappelli appuntiti alle cui sommità vi erano delle stoffe preziose e leggere. Le giovani a cavallo erano sicuramente figlie di giovani feudatari e quindi fastosamente abbigliate, secondo la moda dell'epoca, tanto da farle apparire, agli occhi delle povere tessitrici, come delle fate. E mentre le ricche giovinette galoppavano felici e giocose a cavallo, chi le osservava, in egual misura, faceva correre la fantasia, tanto da immaginarsi esse stesse là, nelle lussuose sale dei fastosi palazzi mentre volteggiavano tra le braccia dei principi e sovrani. Da queste ricerche nasce la necessità di avviare un lavoro di recupero della memoria storica fatto attraverso i sogni delle nostre antenate; sogni, che secondo noi, non si discostano di molto dai nostri.
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Compagnia:
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Theandric
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Spettacolo:
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Non in mio nome |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Dai 13 anni in su
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Non In Mio Nome, un azione di protesta contro la pena di morte, giunge dalla lunga tradizione pacifista e anti-statista del Living Theatre. Attraverso la sua storia, il Living ha rappresentato opere in teatro e per la strada, come l'Eredità di Caino, Sette Meditazioni sul Sado-Masochismo Politico e Antigone, che parlano delle cause e della manifestazione della violenza e provano a creare soluzioni non violente per i nostri problemi sociali. Sviluppato collettivamente nel 1994 a New York City e scritto dalla co-fondatrice del Living Theatre Judith Malina, lo spettacolo Non In Mio Nome è una risposta diretta al sempre più frequente uso della giustizia punitiva che prevale negli Stati Uniti. Al momento in America ci sono più di tremila persone nel braccio della morte, in maggioranza povere e di razza diverse, individui che hanno poca o nessuna possibilità di aiuto legale. Inoltre, in America, la pena di morte fa parte di una più ampia controversia in cui i problemi della società (fame, povertà, inadeguata assistenza sanitaria, guerra, impari opportunità di educazione) vengono risolti con il sistema carcerario. In America la pena di morte è diventata una piattaforma politica su cui le elezioni sono vinte o perse, una pietra miliare della retorica "legge e ordine" dei conservatori. Non In Mio Nome investiga sul ciclo della vendetta stessa attraverso l'uso dei cori cantati e parlati, dell'azione fisica, della biomeccanica e dei tableaux, e utilizza interazioni dirette e intime con gli spettatori, duranti le quali gli attori e gli spettatori si scambiano una promessa: "Ti do la mia parola che non ti ucciderò mai. Me lo prometti anche tu?". La natura di non finzione del testo è amplificata dal fatto che Non In Mio Nome viene rappresentato quando un'eccezione reale è programmata, ed è legato ogni volta alle caratteristiche specifiche dell'individuo condannato. L'avvenimento sarà preceduto e seguito da una veglia, che utilizza elementi visuali come striscioni e volantini. Recitato più di duecento volte a New York, Philadelphia e Washington Non In Mio Nome ha stabilito una forte rete con il movimento abolizionista e con molti gruppi e organizzazioni per i diritti civili, quali Amnesty International, la Coalizione Nazionale Contro la Pena di Morte, l'Associazione Nazionale per il Progresso della Gente di Colore (NAACP), la Raccolta per la Difesa Legale, la Lega dei Resistenti alla Guerra, Nessuno Tocchi Caino e vari gruppi contro la pena di morte presenti nelle Università. Non In Mio Nome viene rappresentato anche in Italia, nella speranza che il popolo italiano alzi la sua voce contro la pena di morte negli Stati Uniti. in Cina e in Arabia Saudita, arrivando ad azioni concrete come sanzioni e boicottaggi contro i continui abusi dei diritti civili.
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Compagnia:
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L'Aquilone di Viviana
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Spettacolo:
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Ulisse eh, eh!!! |
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Tecnica:
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Attore
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Età consigliata:
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Dai 5 anni in su
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"Conoscere significa trovare un sentiero che abbia un cuore" (detto sciamanico messicano) Siamo partiti da questa frase con l'intento di arrivare ad Ulisse, l'uomo Ulisse, non solo l'eroe indomito e coraggioso sprezzante del pericolo, ma l'eroe bambino presente in ognuno di noi. Il viaggio che lui compie all'interno di se stesso della sua umanità: la paura, il coraggio, la sua capacità di reinventarsi continuamente, di trovare soluzioni fantasiose ai problemi che man mano incontra durante il viaggio. La fiducia in se stesso e la speranza come valori profondi che lo guidano e lo aiuteranno a tornare a casa. Questa è stata la nostra scommessa: rendere attraverso l'uso di diversi attori le mille sfaccettature di Ulisse: Ulisse bambino sempre pronto a fare amicizia, anche con i giganti più cattivi; Ulisse canterino e piagnone; Ulisse che salva i suoi compagni dalle forchette della maga Circe (qui in versione "da Circe" la maga della tavola). La musica cantata e suonata accompagna questo viaggio, gli da il ritmo e lo spinge in luoghi sempre più misteriosi. L'uso del bastone, come strumento essenziale di vita, aiuta i bambini a vedere l'oggetto come elemento vivo, dinamico, capace di trasformarsi continuamente. L'uso di pochi strumenti, oggetti e lo stare in scena degli attori per tutta la durata dello spettacolo, fa si che questo sia divertente e veloce, capace di far ridere ed emozionare. Gli attori un po' zingari, un po' cantanti Rock e ancora marinai di una ciurma scalcagnata, coinvolgono il pubblico e lo portano via lontano, lontano… Quando un giorno dopo 10 anni di guerra tra i greci ed i troiani, Ulisse fece costruire un grande cavallo in legno e…
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Compagnia:
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Baracca e Burattini
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Spettacolo:
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Pinocchio |
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Tecnica:
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Burattini
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Età consigliata:
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Dai 5 anni in su
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Lo spettacolo, tratto dal celebre romanzo di Carlo Collodi, è un adattamento teatrale con i burattini realizzato dal Burattinaio Antonio Marchi, ed è stato presentato al pubblico nel 1989. Rappresentato in sei atti, con sei diverse ambientazioni scenografiche, dura circa novanta minuti. Nel primo atto Mastro Geppetto mette in evidenza la solitudine dell'anziano che, pur di avere qualcuno a cui pensare, si costruisce un burattino. L'anziano falegname però non è in grado di accudire il "fantasioso" burattino che scappa per conoscere il mondo esterno. Nel secondo atto Pinocchio incontra i suoi simili nel Gran Teatro di Mangiafuoco, dove corre il rischio di essere anche bruciato, ma ricordando il vecchio "genitore" che lo aspetta, riesce a impietosire il burattinaio che gli regala anche delle monete d'oro. Nel terzo atto le cattive compagnie raggirano Pinocchio portandogli vie le monete d'oro che stava portando al padre. Nel quarto atto sono ancora le cattive compagnie e l'illusione di poter vivere in un mondo dove si trascorre la giornata nel divertimento a far diventare Pinocchio un asino. Nel quinto atto, finito dentro la pancia di un gigantesco pescecane, incontra finalmente il padre e con lui cerca di salvarsi. Il sesto atto mostra un burattino maturato che si impegna lavorando per accudire l'anziano genitore ed anche la fata che si è sempre preoccupata per lui l'impegno del burattino viene premiato dalla fata che lo fa diventare un bambino. Il Burattinaio negli intervalli tra i sei atti, esce tra il pubblico impersonando un vecchio che cerca il nipotino per raccontargli quello che accade a pinocchio. Il vecchio, durante la narrazione, sottolinea i contenuti pedagogici insiti nel libro che, a distanza di oltre cento anni dalla sua stesura è ancora considerato altamente educativo.
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Compagnia:
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Avvolte l'Inverso
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Spettacolo:
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Volatile |
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Tecnica:
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Macchine/Attore
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Età consigliata:
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Da 6 a 12 anni
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Spettacolo da camera per le scuole elementari e medie. Autore e realizzazione: Raffaello Ugo. La storia racconta l'avventura di Alfredo che una mattina come le altre, uscendo di casa, non trova più il ponte che attraversava il piccolo fiume e che portava fino alla scuola. Incredulo rimane a guardare nell'acqua cercando di capire cosa sia successo. Sente un fruscio tra gli alberi e, guardando su, vede alcuni uccelli che gli daranno la spiegazione. Il cattivo comportamento degli uomini nei confronti dei loro fratelli più piccoli, gli animali, è la causa di ciò che vede. Gli uomini sono sciocchi ed è inutile che vadano a scuola, non capiranno mai niente. Solo Alfredo può rimettere le cose a posto ma deve prima capire cosa sia successo e così viene invitato a seguirli. Si accorge così di essere un uccello e vola via con loro. Scoprirà che molti dei comportamenti che gli sembravano normali non lo sono più se ci si mette nei panni di chi li deve subire e matura la consapevolezza che tutti gli esseri viventi hanno lo stesso nostro diritto alla felicità.
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