
Animazione, teatro, spettacolo: momenti educativi per leggere ed interpretare la realtà. Ecco l'esigenza di operare con progetti che conducano l'allievo attraverso percorsi formativi verso nuove conoscenze e lo invoglino a scoprire diverse forme comunicative non solo come fruitore ma soprattutto come propositore. Utilizzo dell'animazione come studio riflessivo delle proprie capacità. Animazione intesa quindi come processo, luogo e momento in cui scaturiscono tensioni comunicative che oltrepassano quelle razionali; dove si sviluppa l'intelligenza emotiva, spazio e tempo in cui la forza dell'allievo può esprimersi come scoperta attiva delle problematiche che incideranno sulla formazione dell'individuo nella vita della comunità. Specifici laboratori con diverse modalità e articolazione affronteranno parallelamente e a diverso livello una tematica comune (eventualmente concordabile con il personale insegnante) attraverso il percorso "conoscere se stessi per conoscere gli altri".
Dal 1982 la compagnia Cada Die Teatro lavora a Cagliari. Al centro della sua poetica un forte impatto con la realtà, il confronto con temi forti e vicini al proprio vissuto. Un linguaggio semplice e comprensibile, nel tentativo di costruire un teatro popolare ma non per questo solo tradizionale. La sperimentazione di nuovi linguaggi scenici parte infatti dalla centralità del lavoro dell'attore inteso come pratica quotidiana e dall'interesse per la narrazione orale, e sfocia in una commistione di lingue e codici che parlano sempre e comunque "al presente". Proprio per il teatro dedicato ai ragazzi, che trova un pubblico attento all'ascolto e immediato nella risposta, la ricerca si approfondisce nella scrittura di fiabe originali e nelle tecniche di narrazione. Il laboratorio teatrale che qui proponiamo, indirizzato ai ragazzi delle scuole elementari o medie inferiori sarà incentrato sulla conoscenza e l'utilizzazione di tecniche espressive teatrali: movimento del corpo, acrobatica elementare, espressività vocale, rapporto con il ritmo musicale, approccio alla drammatizzazione. Non proponiamo tecniche di animazione, ma elementi specifici del percorso del lavoro dell'attore, chiaramente tenendo conto della realtà vissuta e dell'età dei giovani partecipanti. Si consiglia un massimo di 20 partecipanti, i quali lavoreranno al recupero di alcuni aspetti culturali della loro città, della loro storia (lingua, racconti canzoni e giochi). Il laboratorio per uno svolgimento naturale, ha bisogno di spazi possibilmente luminosi (preferibilmente non palestre) e non freddi.
L'animazione teatrale è un attività interdisciplinare e di gruppo e per quanto riguarda il teatro un'ideale esperienza propedeutica. L'espressione corporea e gestuale, lo spazio e l'immagine, il suono e la parola, la ricerca di un originaria globalità, espressiva, attraverso l'utilizzo di una pluralità di linguaggi, sono gli strumenti messi in campo dall'animazione teatrale per il raggiungimento di molteplici obiettivi: la presa di coscienza di sè, della propria corporeità e vocalità: la riappropriazione, verifica e sviluppo di capacità espressive e comunicative, personali e di gruppo; l'opportunità di vivere momenti di socializzazione con valore terapeutico e insieme compiere un itinerario corretto di propedeutica teatrale: lavorare in gruppo per la realizzazione di uno spettacolo di animazione teatrale. Il laboratorio teatrale si svilupperà intorno a due momenti principali: quello propedeutico al linguaggio teatrale e quello espressivo e comunicativo, orientato alla valorizzazione, attraverso la riproposta scenica dei materiali riguardanti la letteratura orale.
Un laboratorio è, di norma, un luogo dove si sperimenta. Nei laboratori di chimica si mescolano elementi, si provano combinazioni. Nei laboratori teatrali, l'individuo sperimenta su sè stesso. Il teatro è fatto di attori, i cui elementi di studio e di ricerca sono il proprio e l'altrui corpo, la propria e l'altrui voce, le proprie e le altrui emozioni. Un laboratorio teatrale è un viaggio attraverso il proprio corpo e la propria voce alla scoperta di un "nuovo sentire" individuale e collettivo. Attraverso le tecniche dell'attore si accompagna l'individuo in un percorso di crescita e di sviluppo delle proprie capacità creative... il lavoro si svolgerà attraverso:
Per troppi anni il teatro è stato lontano dalla scuola, sia a causa degli spazi, ritenuti non idonei, ed anche perchè nella programmazione didattica non veniva considerato disciplina essenziale. In parte ciò è vero, in quanto il teatro in se non ha nulla di didattico, ma presuppone una certa disciplina di base, ed una cultura sensibilizzata, organizzata in modo tale da creare l'immediato scambio tra messaggio trasmesso e soggetto assorbente. Negli anni 50 in Europa e in Usa sono nate nuove tecniche, perciò di riflesso numerosi operatori anche in Italia ne hanno seguito le tracce, cui risultati sono venuti alla luce solo in quest'ultimo ventennio. Il teatro cosi, da disciplina scontata, inteso come macchina perfetta ed imperturbabile, ha spostato il suo perno e si è scisso, una parte degli operatori si sono rivolti nella sfera dei postmoderno, mentre una seconda schiera ha cercato in se le motivazioni aggreganti della espressione teatrale, scoprendo che esiste una grande forza creativa nel gruppo che produce lo spettacolo. Nasce così il collettivo, l'insieme, di conseguenza l'espressione del gruppo. Ecco perciò la spettacolarizzazione dei problemi dei gruppo, insomma una ricerca sull'espressività che è il risultato di un laboratorio che fonda il suo criterio su una base ben precisa; il gruppo, la conoscenza di se stessi nel gruppo, la creazione di una disciplina che è finalmente l'esigenza di una ricerca interna, non un imposizione esterna. Questo è il principio base dei primi laboratori teatrali. Il teatro per ragazzi si ispira allo stesso principio, la socializzazione, anche se altri sono gli obiettivi specifici. Il teatro piace ai ragazzi quando nasce dalla esigenza del gruppo di esprimersi attraverso esso, piace un po' meno quando viene proposto loro caricato di quei simboli didattici che troppo spesso creano in loro difficoltà, e noi sappiamo che le difficoltà generano diffidenza, e le diffidenze frazionano il gruppo. Quando accade questo fatto non ci sono più spazi per lo scambio e l'apprendimento di gruppo. E giusta l'esigenza di un laboratorio teatrale, che partendo dal gioco, segue un itinerario lineare, fino alla genesi di uno spettacolo, il tutto all'interno della programmazione didattica, e tendente, fin dal principio, alla socializzazione ed alla creatività espressiva. In questo modo la drammatizzazione sarà il risultato di un bisogno che negli anni sta diventando basilare, nel ragazzo e nei suoi insegnanti, i quali hanno finalmente accettato. Anche perchè si è reso accessibile, spogliandosi di quelle forme intellettualistiche che lo rendevano ostico ai più.
Superando una curiosa concezione della pittura come attività legata a presunte doti innate o preacquisite, il laboratorio parte dalla fantasia e dall'immaginazione per trasformare tempere, carta, legno, stoffa e materiali di recupero in simpatiche creazioni. Considerando l'età dei partecipanti, l'obiettivo principale non è dunque soltanto quello di educare alla pittura, ma anche e soprattutto quello di aiutare i bambini a dare forma alle proprie idee, valorizzandone la spontaneità. Il filo conduttore dell'attività pittorica sarà la fiaba. Il racconto verrà scelto dalle insegnanti insieme alle animatrici.
Il progetto prende spunto dal testo di Bachisio Bandinu Lettera a un giovane sardo e dalle osservazioni in esso contenute in merito alle contraddizioni che sorgono dal rapporto fra tradizione e mutamento nella società contemporanea sarda. Bandinu riflette sulla relazione conflittuale sperimentata dai giovani che appartengono alla cultura globale, ma che vivono nel villaggio locale. Cittadino dei mondo e abitante dei luogo, il giovane sperimenta una duplice appartenenza. viaggia per le autostrade elettroniche e per le viuzze sconnesse dei proprio paese. Tra incantato realtà virtuale e monotona verità quotidiana. Nell'ambivalenza di corpo e immagine, vita e rappresentazione, realtà e finzione. Appartiene al villaggio globale e al villaggio locale. Una duplice appartenenza che sperimenta in una convivenza simultanea. Ma anche in una comunicazione conflittuale tra mondi differenti. Una relazione contradditoria spesso vissuta in modo negativo. Emblematica di questo conflitto è la relazione fra mente e corpo e la rispettiva adesione a due realtà differenti: Il corpo è inesorabilmente territoriale. Vive in un luogo, si muove in uno spazio, opera in un ambiente. Vive nel villaggio locale, misura il piede e il passo nelle vie, nelle piazze dei paese, apprende e verifica un ordine spaziale - centro, periferia, campagna, mare, monte. Il corpo è locale, in rapporto con un mondo esterno tangibile, circoscritto. Tu appartieni al villaggio locale. Ma dov'è la tua mente? A partire da questi interrogativi si svilupperà la riflessione sul tema, che gli studenti elaboreranno attraverso i linguaggi dei teatro e della danza, l'uno più legato alla parola e quindi al senso e al significato, e l'altro al corpo e allo spazio e quindi alla suo appartenenza ad un luogo. METODOLOGIA MODALITA' DI SVOLGIMENTO FASE PROPEDEUTICA FASE CREATIVA VERIFICA DEL LAVORO
Gli obiettivi del laboratorio sono: sviluppare la capacità di attenzione degli alunni, dare agli insegnanti stimoli e suggerimenti, comunicare immagini ed emozioni, insegnare a "leggere" e cio, ad aprire porte, scoprire universi, entrare in una storia, capirla, farla propria, dunque "vederla"! Già "vederla", poichè alla base della nostra comunicazione c'è la capacità di vedere e quindi, attraverso le parole e la gestualità, di trasmettere agli altri le visioni stesse. Un progetto questo che attraverso il divertimento coinvolge gli allievi in un gioco formativo, in una esperienza collettiva da vivere in classe e da raccontare a casa, trascinando nelle visioni anche alcuni genitori un pò... distratti. Possiamo dunque distinguere due fasi:
Il laboratorio ha lo scopo di offrire al bambino uno spazio adeguato alle sue esigenze , dove sia possibile costruire un sapere che si avvalga di esperienze attive, sviluppando la capacità di agire a livello individuale e di gruppo. Cercare quindi di creare l'abitudine all'osservazione, alla sperimentazione, alla induzione, alla deduzione nonchè alla verifica critica del lavoro progettato ed eseguito, favorire nel bambino una crescita culturale più complessa, che non poggi solo su di un sapere teorico, ma su un fare e agire che rispetta di più lo sviluppo evolutivo del bambino. Tale laboratorio prevede la durata di 20 ore divisi in 10 incontri di 2 ore ciascuno, con la presenza di un animatore
La finalità principale del laboratorio è la presa di coscienza del proprio essere attraverso l'educazione all'intensità, alla memoria ed alla bellezza del gesto, mediante uno studio tecnico della forma. Creando un'attitudine precisa di sensibilizzazione artistica che dovrà coinvolgere tutti i sensi dell'individuo, preparando lo studente al palcoscenico inteso come luogo preferenziale di amplificazione e vetrina della vita. Un ritorno costante agli aspetti tecnici, improvvisati e compositivi della danza al di là di ogni codice e abitudine. Propensione verso tutte le potenzialità espressive sceniche, con attenzione particolare all'azione fisica (forma) come contorno presumibile dell'anima e quindi come possibilità più diretta di fare teatro. Molta attenzione verrà dedicata allo studio delle quattro posture fondamentali, come approfondimento di quattro momenti dimenticati: stare, camminare, sedere e giacere.Altri argomenti centrali dei corsi sono: l"IMMOBILITA" e LA VIBRAZIONE, significato di MASSIMO e MINIMO nell'uso dell'energia, IL DISEGNO e I VOLUMI del corpo e tra i corpi.
Il laboratorio intende "rivisitare", in un tema ampio come il gioco e il giocattolo, il patrimonio del gioco collettivo che era vissuto nelle strade e nei vicoli da gruppi spontanei di bambini. Si tratta di giochi di abilità e di astuzia in cui è fondamentale per alcuni di essi la coesione e l'unione di tutti i componenti di una squadra. Giochi in cui servono "gli altri", il compagno e i compagni, che contrastano cioè la tendenza ad avere uno schermo come referente sia esso quello della televisione o di un computer. Un modo ormai scomparso di vivere l'infanzia sia per il volto che ha assunto la città, in cui il traffico e il rumore assordante hanno prepotentemente occupato il posto ad una dimensione più umana, sia perchè i bambini oggi sono attentamente vigilati e costretti a vivere i momenti più gioiosi all'interno delle mura domestiche. Da un lato si vuole recuperare la memoria storica del gioco vissuto da genitori e nonni, dall'altro si vuole continuare a stimolare la loro creatività utilizzando materiali di recupero, quelli, per intenderci, da cui siamo sommersi nelle nostre case: bottiglie di plastica, tappi contenitori vari uniti a filo di ferro, tavolette di legno, ecc. per creare dei giocattoli. Modificare gli oggetti d'uso comune per trasformarli con la fantasia. Il laboratorio prevede 15 ore di intervento distribuite in 5 incontri di 3 ore ciascuno. é rivolto ad un gruppo di 18 bambini del secondo ciclo e ad insegnanti che intendono indagare nuovamente questo argomento: il giocattolo.
La funzione principale attribuita alla Cooperativa Teatro Laboratorio Alkestis, nello svolgere l'attività di animazione teatrale, è la creazione dello spazio dove accogliere i giochi imitativi sviluppati dagli studenti coinvolti in questa esperienza. Per "gioco imitativo" o "drammatico" s'intende una forma di comportamento (chiamata appunto drammatizzazione), in cui il protagonista chiama in causa tutta la sua esperienza per sottoporla più o meno consapevolmente al vaglio di una elaborazione immaginativa e simbolica, che di per sè rappresenta un processo particolarmente importante per lo sviluppo della capacità conoscitiva e creativa "dell'attore". Nel momento della drammatizzazione, un qualsiasi soggetto, sia che venga proposto dall'animatore, sia che scaturisca dall'immaginarlo degli stessi ragazzi, può diventare utile ad innescare tale capacità, specie se tutte le potenzialità naturali e caratteristiche di ogni ragazzo vengano stimolate e incanalate in questa direzione. La presenza e la guida degli animatori nell'attività di animazione, ha infatti il ruolo fondamentale di osservare la struttura della personalità dei ragazzo; ciò allo scopo d'individuarne le caratteristiche fondamentali attraverso le quali la drammatizzazione e il linguaggio teatrale n'escano più facilmente ad esprimersi e quindi ad aprirsi alla creatività: una sedia, uno sgabello, una scaletta sono sufficienti per circoscrivere un mondo dove il lavoro possa liberamente svolgersi. Sollecitare in ogni ragazzo la creazione di un mondo d'immaginazione diviene quindi lo strumento fondamentale per impedire alla sua fantasia d'invecchiare intorpidirsi e sparire. E' comunque importante tenere presente che la possibilità di esaltare e rafforzare queste capacità nei ragazzi attori comporta studiare, progettare ed applicare un metodo di lavoro capace di dotare i ragazzi degli strumenti "del mestiere". La spontaneità drammatica va infatti coltivata attraverso esercizi tecnici di preparazione che guardano sia l'uso del proprio corpo come veicolo di creatività (sottolineatura dei movimenti e dei gesti, tipi d'andatura, impostazione della voce) sia l'applicazione di piccoli spunti mimici in funzione di un testo. Va sottolineato infine che è necessario distinguere i metodi adottati rispettivamente con i bambini delle scuole elementare coi ragazzi delle scuole medie Inferiori e superiori; nel primo caso, infatti, è necessario esaltare il più possibile la spontaneità e la fantasia, nel secondo curare maggiormente la definizione dei personaggi e quindi uno studio più approfondito. |
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Proposto in forma ludica ai bambini delle scuole elementari e ai ragazzi delle scuole medie, il laboratorio ha lo scopo di evidenziare il gioco della danza come codice espressivo originale. Infatti, oltre il linguaggio delle parole scritte o parlate, e oltre ai linguaggi della musica e delle immagini, il linguaggio del corpo verrà mostrato come loro possibile sintesi. Preliminare sarà la presa di coscienza del proprio corpo, la valutazione critica della propria gestualità e la rimozione di eventuali blocchi psicologici. Tenendo conto delle diverse fasce di età e delle capacità di ciascuno, si passerà agli esercizi pratici: strutturazione spazio-temporale, educazione alla coordinazione, all'equilibrio, al ritmo e al controllo motorio. Da questo punto di vista il laboratorio sarà particolarmente raccomandato ai portatori di handicap, che potranno cogliere, al pari dei loro compagni, un'opportunità di sviluppo armonico e di crescita personale, oltre che di partecipazione alle attività di gruppo. Attraverso un attento lavoro di educazione alla concentrazione e di affinamento della sensibilità, i diversi apporti individuali verranno coordinati progressivamente in una coreografia compiuta, da rappresentarsi in un saggio finale aperto a genitori e insegnanti. |
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