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L'amore per la musica ha spinto, Mario Formisano, 4MX, musicista da diversi anni; ad avvicinarsi ad artisti come Jimi Hendrix e Led Zeppelin che rappresentano negli anni '60/70 l'inizio della sua crescita musicale. In quegli anni ha suonato con diverse formazioni. Il suo strumento è il basso elettrico, ovvero la "pulsazione", che ha sempre guidato il suo modo di sentire la musica.
Si è poi avvicinato al jazz rock, quello dei "Weather Report", del "Davis" elettrico, dei "Return to Forever", degli "Area", del "Perigeo", etc., contemporaneamente ha fatto l'esame d'ammissione al Conservatorio, dove ha approfondito la conoscenza della musica classica. Si è avvicinato al jazz, la musica della libertà e dell'improvvisazione.
Dal 1984 ha formato bands di bossanova, jazz rock, funk e dal 1989 ha suonato ai live dei Bisca.
Dal 1989 al 1992 ha suonato, per circa tre anni, con Gary Alstone, cantante nero di Washington D.C., standars di jazz e soul in diversi clubs.
Nel 1992 ha formato una band di soul, funk ed acid jazz insieme a Paola Subrizi, voce del gruppo, con la quale è nato il progetto 4MX.
Nel 1994 ha iniziato a suonare con Almamegretta partecipando alle tourneè di "Anima Migrante", "Sanacore", "Indub", ai dischi "Sanacore" e "Indub" e al video del concerto tenuto al porto di Nabre del 1995. In questo modo ha approfondito l'esperienza del Reggae e del Dub ritrovando anche le radici della cultura musicale della sua città.
L'obbiettivo di 4MX è arrivare al cuore delle persone attraverso un percorso sincero all'interno dei valori dell'uomo. Valori che si esprimono sia nella ricerca musicale, dove il sound ha un carattere universale che in quella dei testi che esprimono il desiderio di affacciarsi al terzo millennio con la consapevolezza di essere noi stessi promotori di un futuro migliore. Infatti questo disco è dedicato a tutte le persone che lottano per l'affermazione dei diritti umani e che si sforzano costantemente per la realizzazione della pace.
Argia è il nome di un ragno velenoso del quale si racconta che il solo rimedio alla sua puntura sia la musica e la danza. Argia è anche un progetto musicale nel quale i musicisti che ne fanno parte, legati da lunga complicità, passano senza rottura dalla tradizione all'improvvisazione più audace. Si occupano da anni della rivalutazione della musica sarda in quanto musica contemporanea, nell'obiettivo di comprenderne ed ampliarne le potenzialità espressive e strutturali. Discografia essenziale: "ARGIA", musiche sarde dalle alture al mare, ed. Robi Droli 1985; Ritmia, "Forse il mare" ed. Robi Droli 1986; "Microcosmi", ed. Felmay Records, 1999.Alberto Balia
Chitarrista, compositore e ricercatore. Artista di primo piano. Dotato di una tecnica invidiabile e di gusto musicale raffinato, è considerato come uno dei maggiori esponenti del nuovo chitarrismo etno-jazz. Nella sua tecnica si possono riconoscere elementi tradizionali, nell'adattare alla chitarra, attraverso l'uso di accordature aperte, elementi della musica per launeddas e solittu, ed altri di ispirazione jazzistica.
Enrico Frongia
Vocalista, chitarrista e strumentista di piccole percussioni, congegni fonici e sonagli, è uno dei migliori interpreti del canto sardo. Dotato di grande forza espressiva con una voce dal registro sorprendentemente acuto. Il sodalizio con Alberto Balia lo ha portato a collaborare con Caterina Bueno, Ritmia, Sonos, prendendo parte a produzioni discografiche, festival e rassegne internazionali in Italia, Europa, Australia e Americhe.
Massimo Perra
Allievo del Maestro Ignazio Erbì, è considerato uno tra i maggiori fisarmonicisti ed organettisti della Sardegna. Dotato di talento musicale innato, dimostra grande versatilità passando dalla fisarmonica cromatica all'organetto diatonico e alle percussioni, ripercorrendo con competenza il repertorio tradizionale dei balli sardi. Ha al suo attivo diverse collaborazioni con gruppi etnici (Nur e Argia) esperienze concertistiche internazionali.
Daniele Russo
Professionalmente, inizia a suonare con la band "Dorian Gray" (Tour in Cina nel 1992), entrando poi nel circuito jazzistico isolano, titolare dell'orchestra jazz di Cagliari, con la quale si esibisce nel 1994 al fianco di Lester Bowie e Don Moyè, nel 1999, con il trombettista americano Scott Hall e al chitarrista Umberto Fiorentino. Nel 2001, compie un tour in Olanda assieme al trombettista Erik Vloeimans.
Alessandro Zolo
Contrabbassista e bassista elettrico, è uno dei fondatori dell'"Orchestra jazz della Sardegna". Ha collaborato con l'"Orchestra giovanile italiana di jazz", "Polifonica Santa Cecilia", con i trombettisti Tom Harrell, Paolo Fresu, Enrico Rava, Flavio Boltro e con Antonello Salis, Richard Galliano, Maria Pia De Vito, David Linx e con i direttori Bruno Tommaso, Giorgio Gaslini e Giancarlo Gazzani. Ha all'attivo un'intensa attività didattica.
Il gruppo nasce ufficialmente come Balentia Sarda nell'Aprile del 1995 dalla scissione del gruppo Mogoro Posse, ponendosi come obiettivi principali la rivalutazione della lingua sarda attraverso la musica, e la sperimentazione musicale nel tentativo di coniugare tradizione (isolana) ed innovazione (attraverso la musica rap). Composto da quattro elementi, ha svolto nei tre anni e mezzo di esistenza una discreta attività dal vivo, con circa 50 date in tutta la Sardegna, e con alcune parentesi nella penisola ed all'estero. Nel 1995 ha partecipato al concorso regionale "Sottosuoni 1995 - Premio musicale Città di Quartu", classificandosi al terzo posto.
Nel 1996 ha partecipato al concorso nazionale "Arezzo Wave" classificandosi tra i primi cento, tra gli oltre 700 gruppi partecipanti; al concorso nazionale "Indipendenti '96", classificandosi al quarto posto tra gli oltre 600 gruppi partecipanti; ha ricevuto la "menzione speciale per l'innovazione nella musica sarda" nell'ambito del "Premio letterario Marmilla".
Nel 1998 ha partecipato alla manifestazione a carattere europeo organizzata dall'associazione "Eurodesk", intitolata "The Rap Feeling", svoltasi a Stoccarda dal 22 Aprile al 1 Maggio.
Le Balentes (Stefania Liori, Lulli Lostia, Elena Nulchis) cominciano la loro attività nel 1990 come coriste del cantautore sardo Piero Marras; solo nel 1997, però, assumono un'identità propria creando, con la collaborazione di diversi autori tra cui Rossella Faa (autrice della maggior parte dei brani), un repertorio cucito appositamente per tre voci femminili.
Il repertorio è costituito sia da brani della tradizione sarda rielaborati che richiamano il caratteristico stile dei tenores, sia da pezzi originali che, nonostante rimangano fortemente ancorati alle sonorità sarde, si ispirano a vari generi musicali che spaziano dal rock alle musiche balcaniche.
Le Balentes cantano sia a cappella, con il semplice ausilio di piccole percussioni, sia accompagnate da un gruppo di tre musicisti (Augusto Pirodda: pianoforte; Daniele Russo: batteria-percussioni; Paolo Cocco: basso) .
Nato a Tuili in provincia di Cagliari, dopo gli esordi come interprete di musica leggera, pubblica il suo primo LP come autore nel 1976 ("La scomunica - Populu sardu insorgi") per la collana "Cultura popolare" dell'etichetta milanese Ariston. Seguono altri sette LP: "A morti sa tirannia" (1977), sempre targato Ariston, e gli altri per un'etichetta autogestita: "Cantendu sa storia nostra" (1978), "Ottana" (1980), "A pag'a pagu" (1982), "S'erba mala" (1984), "Sabor'e gazzosa" (1987) e "S'ottu miu" (1989).
La sua etichetta ha pubblicato numerosi altri artisti e gruppi folkloristici di ogni regione italiana, vincendo per due anni consecutivi (1981-1982), il Premio della critica discografica per il settore Folk. Ha partecipato a numerosi folk festival internazionali e alla Rassegna della Canzone d'Autore organizzata dal Club Tenco di San Remo .
Il gruppo Cordas et Cannas nasce ad Olbia nel 1976-1979 dall'incontro di musicisti con perocrsi musicali differenti, ma con intenti precisi. Essi operano presto nella rivalutazione della musica in "limba" dei poeas e cantadores sardi realizzando una lunga serie di concerti in tutta la Sardegna.
Lo stile musicale si sviluppa in tre fasi complementari e distinte fra loro, rispettivamente nella prima incisione "Cantos et musicas de sa Sardigna" (1983) nella seconda "Scalmentu" (1985) e nella terza "Musicalimba" (1988), una sorta di triade: tesi, antitesi e sintesi.
La scrittura melodica di "Nanneddhu" (A Nanni Sulis) e di su "Testamentu" poesie di Peppino Mereu, conferisce al gruppo un'originale immagine artistica. "Tancas Serradas" il tema delle chiudende attribuito a Melchiorre Murenu, "Sos Piratas Barbarescos" del poeta Remundu Piras, "Procurade e Moderare", l'inno di protesta contro i Baroni dell'ottocento, di Ignazio Francesco Mannu, "Ninna Nanna Pitzinnu" di Antioco Casula (noto montanaru), ed altri temi, sono solo una parte delle composizioni musicali ispirate alla tradizione Sarda, che i Cordas et Cxannas hanno reso popolari in forma attuale vicino alle nuove generazioni.
L'esplorazione del proprio entroterra culturale e la sua proiezione nel presente e futuro, sono lo stimolo ideologico che anima questo gruppo sin dalla nascita ad oggi.
Il loro ultimo lavoro chiamato Fronteras pubblicato nell'agosto '99 è il coronamento di questa proiezione, infatti i testi sono quasi integralmente scritti da loro; temi che trattano argomentazioni prevalentemente sociali, (mine anti-uomo disseminate nel mondo, ambiente, bambini abbandonati, emarginazione sociale, identità culturale, ect.).
Il gruppo ha eseguito concerti (feste popolari, festival, teatri) durante gli ultimi 20 anni in Sardegna, Italia, Europa e in Usa, fra cui: Scozia, Irlanda del Nord, Isole Shetland, Belgio, Inghilterra, Galles, Olanda, New York, New Jersey, Francia, Svizzera, Canada, Australia, Cuba, Colorado e Argentina.
Musicisti e formazione
Francesco Pilu, launeddas, flauto traverso, flauto dolce, organetto, armonica, trunfa, voce a sulittu
Bruno Piccinnu, percussioni, voce
Gesuino Deiana, chitarra, armonica, voce
Lorenzo Sabatini, basso
Sandro Piccinnu, batteria
Fabio Vargiu, chitarra ritmica
Guest:
Paolo Fresu, tromba, flicorno
Antonello Salle, fisarmononica
Michael Heupel, flauto
Raffaele Musio, chitarra.
…Ska rocksteady e reggae queste le tre parole chiave per entrare nel mondo del Franziska, anche questo l'ordine che le ha viste nascere tra gli anni sessanta e settanta in quel piccolo straccio di terra disperso nei Caraibi e dal nome Jamaica, così esile ma così vibrante da imporre il proprio sound nella grande Europa e in molta parte del mondo. È, infatti, evidente che tutte le forme di musica danzereccia ultramoderna come il dub, il raggamuffin, la jungle, il trip-hop e l'hip-hop hanno le loro radici nelle dancehall giamaicane dagli anni sessanta in poi.…È una dancehall sarà sempre l'occasione per un concetto di Franziska una band che da quasi quattro anni instancabilmente sale e scende dai palchi italiani per portare il proprio sound vecchio ma non troppo, originale, ma anche ricco di rivisitazioni, oscillante tra lo ska e il bluebeat e amato da tutti i rude boys presenti decisi a scatenarsi in danze stilose. Ma un suono pronto a spostarsi verso dolci reggae lovars per i più raffinati intenditori dello stile giamaicano o soltanto per gli sdolcinati profani del genere. Nell'intensa storia di Franziska tra oltre centotrenta live-acts esistono già date memorabili come la notte del 3° Monnstomp Ska Festival dove i nove lovers accompagnano i grandiosi Skatalites e gli energici Bad Manners due nomi storici per quanto riguarda lo ska; da segnalare poi i concerti insieme agli Slackers nuova formazione statunitense, ai campionissimi dello ska-jazz New York Jazz Ensemble e al Padrino indiscusso dello ska Laurel Aitken, oltre a vari festival tra cui Milano Suona 2000 in quel del Palaconcerti Acquatica ed il Rototom Reggae Sunsplash, il più grande raduno reggae nazionale, con le stelle del panorama reggae mondiale ed italiano.
Crew Franziska
Paolo Bertucci, Vox
Andrea Barbieri, chitarre
Alessandro Licastro, Keysexpiano
Mauro Gualtieri, batteria
Davide Cordara, "il Capitano" basso
Francesco "Ciccio" Bolognesi, percussioni
Valentino "the maestro" Finoli, sax tenore
Marco Fior, tromba
Gianluca Amendolara, sound engeneer
Guararè nasce nel 1998 dall'incontro fortuito e casuale di alcuni musicisti cubani ed italiani. La scintilla nasce immediatamente ed il progetto non tarda a prendere forma. La passione comune per la tradizione cubana del son fa da collante ed un repertorio ispirato ai grandi classici degli anni '20, '40, '50, si plasma rapidamente. Quasi per magia, a distanza di un anno si decreta il trionfo di Wenders con il suo Buena Vista Social Club e la conseguente riscoperta del son delle origini. Guararé raccoglie l'invito ed inserisce nel proprio repertorio alcune rivisitazioni dei brani più cari a Company Segundo e ai suoi amici. Le sonorità interamente acustiche di Guararé si prestano benissimo alla reinterpretazione di questi brani che, pur nel rispetto della tradizione, acquistano un sapore ed un brio estremamente attuale. La vocalità del grande cantante e chitarrista Orestes Lopez dell'Avana trova un valido supporto nel violino di Rubens Chaviano si Santa Clara e nel basso di Aldo Luis Persichino di Asuncion nonché nella chitarra e nel très di Pietro Lo Cascio e nelle percussioni di Antonio Gentile. Lo spettacolo è estremamente caldo e coinvolgente ed alterna i grandi classici del son a composizioni originali del gruppo. Un itinerario nella storia del son che mette in mostra il virtuosismo e le capacità compositive di cinque grandi musicisti. Orestes Lopez, voce solista e chitarra, nasce e si forma all'Avana dove fina da giovanissimo inizia un'attività di cantante ad altissimi livelli, è infatti per molti anni la voce del gruppo storico di Richard Egues (compositore del celeberrimo Bodeguero) noché di altre formazioni prestigiose come Los Dan, il gruppo Luces de Las Antillas ed il trio taicuba. Oltre ad essere uno stupendo e versatile interprete della tradizione è anche autore di molte composizioni ispirate al sol tradizionale. Ruben Chaviano Fabian, violino e coro. Originario di Santa Clara. Entra a far parte dell'Orchestra sinfonica di Villa Clara e svolge attività concertistica da camera. Suona con il gruppo rock Arte Vivo. Collabora con cantautori cubani quali Noel Nicola, Anabel Lopez, Pablo Milanes. Nel 1993 si stabilisce in Italia. Fonda la Charanga Mamey orchestre tipica di musica cubana. Forma il quintetto di latin jazza puente Latino. Suona con Les Hot Swing. Collabora stabilmente con il gruppo del pianista cubano AlfredoRodriguez Cuba Linda con cui svolge tourneé in tutta Europa , poi con il gruppo Babyra Soul promosso da Lorenzo Giovanotti Cherubini; suona con Aires Tango nel disco Madres. Suona nella colonna sonora per il film scritta da Riccardo Fassi,a fianco di Stece Lacy a Antonello Salis. Aldo Luis Persichino, basso e coro. Nasce as Asunciòn da madre cubana e padre di origini italiane; studia chitarra e basso e svolge la sua carriera artistica in Argentina e Spagna. Dopo varie esperienze in America latina giunge in Italia negli anni '80 dove milita in gruppi storici di musica latin e brasiliana tra cui Yemaya, Salsedine e Jemberé. Piero Lo Cascio, chitarra e très. Nasce a Lipari e studia chitarra classica e popolare, ma si forma principalmente a Parigi grazie all'incontro con il celebre Atahualpa Yupanqui che lo vorrà con sé in molte tourneé in Francia e Svizzera. Da sempre dedito ai più diversi strumenti a corda, suona musica popolare sudamericana con vari gruppi tra i quali Los Calchakis e Ayacucho.
Antonio Gentile, percussioni. Fiorentino di nascita, si dedica da oltre 20 anni allo studio e all'insegnamento delle tradizioni percussive africane, afrocubane, afrobrasiliane, afroperuviane e afrocolombiane. Ha collaborato con gruppi e musicisti famosi tra cui Gabriella Ferri, Urban Funk, Mambo Kids; è fondatore di gruppi storici tra i quali Off Beat, World Duo, Icnusa e Bluesource.
Band cagliaritana nata nel 1992 per volere di Sergio Piras, cantante autore con spiccata tendenza alla musica popolare ed etnica. Da subito Piras impone nella scena cagliaritana una produzione originale e nel 1994 incide il suo primo CD dal titolo "Civiltà", avvalendosi della collaborazione di alcuni turnisti. Nel 1996 Le Blinde spostano il tiro, e si trasferiscono nel Lazio; contano numerose esibizioni in molti festivals nazionali, recensioni e articoli sulle pagine dei giornali locali, ben voluti dalla comunità. Nasce la seconda fatica dal titolo "Rito antico", registrato in presa diretta con la collaborazione di turnisti dell'area partenopea, un CD godibile ericco di spunti, ma non ancora maturo nel sound. Tornato in Sardegna, nell'estate del 1999, Sergio Piras da una svolta al percorso delle Blinde, inizia la collaborazione con Roberto Usai, vecchia conoscenza, chitarrista amante del blues ma mai definitosi tale.
Da questo connubio nasce "Mediterraneo", CD registrato quasi per gioco che ha fruttato al duo alcune recensioni favorevoli, auto prodotto vende circa 4000 copie.
Lo studio e la ricerca delle proprie origini, spinge Piras e Usai ad una continua ricerca di suoni e ritmi che abbracciano tutta l'area del Mediterraneo, per un anno intero il duo si esibisce in tutta la Sardegna senza il supporto di una band, con le sole chitarre acustica e classica, rendendo omaggio al più alto senso dell'arte, la musica suonata tutta dal vivo.
Nell'estate del 2000 "Le Blinde" partecipano al "Festival della canzone sarda" di Sestu e si piazzano al terzo posto con il brano "Razme". Ai due leader si sono affiancati musicisti di gran valore.
Con la nuova formazione "Le Blinde" partecipano alla quarta edizione del Festival della canzone sarda col brano "Brigante" e si piazzano al terzo posto, raccogliendo numerose critiche positive.
Franco Montalbano, nato a Cagliari nel 1951, inizia a suonare la chitarra all'età di nove anni.
La passione per la musica rock lo porta a suonare per diversi anni con molteplici gruppi espressivi del genere. Negli anni sessanta diventa il chitarrista più quotato della scena isolana e nel 1966 approda negli "Stati Uniti", band con la quale raggiunge un eccellente successo sia nell'isola che in continente.
I maggioro successi a livello nazionale li ottiene però con il "Gruppo 2001" con i quali incide diversi dischi e partecipa a numerose tourneé sia in Italia che all'estero. Gli anni che vanno dal 1973 al 1983 sono anni di continue partecipazioni a show radiofonici e televisivi.
Dal 1984 la "Franco Montalbano Band" è una delle band di maggior successo dell'isola, e sicuramente il top del genere. Il suo indiscusso successo è dovuto alla poliedricità delle sue interpretazioni musicali, al suo innato talento e alla sua ispirazione prettamente Hendrixiana. Montalbano è rientrato da poco dagli Usa dove si è esibito con il gruppo del batterista Paolo Nonnis, estroverso musicista suo carissimo amico d'infanzia.
Per le tournee dell'anno 2001 la band che si esibirà, sarà formata oltre che da Franco Montalbano (voce e chitarra) da Mauro Sanna (basso) e da Giovanni Arturo Collu (batteria) .
L'Orchestra propone uno spettacolo particolarmente adatto alle serate di piazza, allegro e curato nei particolari sia dal punto di vista musicale che scenografico ma soprattutto altamente coinvolgente, in quanto punti di forza del gruppo sono l'animazione e la simpatia con cui l'Orchestra riesce puntualmente a trasformare ogni piazza in una festa danzante.
Ha un repertorio completamente ballabile dove trovano ampio spazio i balli di gruppo dei quali l'Orchestra propone le ultime novità, il tutto senza tralasciare il genere liscio.
Nato nel 1995, composto da musicisti polistrumentisti diplomati al conservatorio, con ampia e rilevante esperienza concertistica di vario genere nel mondo dello spettacolo, a livello regionale, nazionale e internazionale, propongono un repertorio di forte impatto e sicuro successo.
Durante la stagione estiva 1999 si è esibito in numerose piazze della Sardegna, diverse delle quali inserite nel Circuito Pubblico per lo Spettacolo della Provincia di Cagliari, riscuotendo palese consenso e meritato e inevitabile apprezzamento da parte del pubblico che si è sempre mostrato coinvolto e divertito.
Formazione vocale e strumentale da 3 a 8 musicisti più 2 ballerini (a richiesta) che animano la serata e coinvolgono il pubblico durante l'esecuzione dei balli di gruppo e Latino - Americani.
. Il gruppo è specializzato nell'esecuzione dei seguenti generi: Night sofisticato, Musica leggera internazionale, Anni '60, Sud Americano, Latino, Liscio e tutte le novità relative ai balli di gruppo; dietro richiesta è possibile l'effettuazione del Karaoke .
Esibitosi per la prima volta nella Pasqua del 1992, il Complesso orchestrale di fiati percussioni ed elettrofoni "Ennio Porrino" di Elmas, che oggi conta più di 50 elementi, diretti dal maestro Ignazio Perra, ha riscosso immediatamente grandi consensi di critica e di pubblico partecipando a numerose manifestazioni, mostre d'arte pittorica e raduni provinciali e regionali, ha partecipato a numerosi concorsi nazionali ed internazionali, riscuotendo molto interesse e diversi premi. Nel 1998 ha realizzato e rappresentato "L'ultimo burattino", poema sinfonico in forma scenica ispirato alla fiaba "Pinocchio" di Collodi, per orchestra di flauti, percussioni e arpa, voce narrante e danzatrici presso il Teatro Comunale di Cagliari, il Teatro Cavallera di Carloforte e il Teatro Verdi di Sassari. Inoltre ha al suo attivo due produzioni discografiche e l'inserimento in una compilation in fase di realizzazione de "L'ultimo burattino".
Il Complesso Orchestrale propone un repertorio che comprende composizioni di vari generi musicali. Spazia infatti dai brani dolci a quelli coinvolgenti, che colpiscono per la loro immediatezza e incisività sonoro-espressiva. Esso richiama inoltre ritmi e sonorità africane, divertenti cha-cha-cha, boogie woogie, che ricordano le jazz bands americane degli anni '20, brani scritti appositamente per orchestra di fiati e brani di musica rock, dove l'ausilio degli elettrofoni e talvolta della voce di un cantante contribuisce a creare un impatto sonoro di sicuro effetto. Dispone inoltre di un repertorio che comprende le più belle colonne sonore cinematografiche, appositamente studiato e selezionato per il centenario dell'invenzione del cinema.
L'anno di nascita dell'orchestra spettacolo "La Romagna" è il 1983, ad opera di Italo Aresti e altri quattro studenti del conservatorio di Cagliari provenienti da esperienze musicali con altre orchestre. Si aggiunse ai quattro una sezione fiati (sax, clarino e tromba) e una cantante, costituendo così una formazione specializzata nel genere liscio, non disdegnante comunque gli altri generi musicali ed in particolari eccellendo nel revival e nel latino americano.
L'orchestra si è distinta nel corso degli anni esibendosi nelle migliori discoteche e nelle sagre paesane di tutta la Sardegna, fino ad essere senza dubbio conosciuta come la migliore orchestra di liscio nell'Isola Briosi ed effervescenti sul palco, riescono a trasmettere al pubblico che li ascolta l'allegria della loro musica.
Notati dal maestro Peppino Principe, oscar mondiale di fisarmonica, furono da questi ingaggiati come gruppo personale per una tournée in Sardegna nei mesi di agosto e settembre 1989.
Il gruppo Taharma nasce come incontro d'artisti provenienti da varie esperienze d'espressione popolare, uniti dalla stessa passione per il flamenco. Una passione che ha ben presto assunto le forme di una ricerca che, partendo dalle lontane origini del canto e della danza andalusa, è arrivata ad unire musica, movimento e canto senza disperderne la carica emotiva, sempre cercando di esprimere il duende, incontro e manifestazione autentica di un sentimento profondo.
Taharma, più che un gruppo nel senso tradizionale del termine, è un progetto, un ensemble musicale, attorno al cui nucleo ruota, alternandosi, vari artisti.
Tra questi ricordiamo le ballerine Laura Torricini, Laura Guarnieri, Lorena Flores, Pilar Carmona, e altri musicisti, fra cui: Simone Chiappi, Pietro Lo Cascio, Antonio Gentile, Federico Pietroni.
La musica dei Taharma è soprattutto musica flamenca, nel senso tradizionale del termine. Ma è anche musica che parte dal flamenco per giungere ad un'espressione personale, filtrata dalle influenze individuali. Nel repertorio sono inoltre presenti brani d'influenza mediterranea e sudamericana, testimonianza della continua ricerca del gruppo di un'espressione artistica originale e personale.
La compagnia nasce come teatro ridotto nel 1982 e recentemente amplia il proprio organico integrandosi con liberi musicisti professionisti e diventa Teatro Arti in Scena al Ridotto.
Opera seguendo una linea di ricerca di contaminazione/integrazione tra le varie forme della comunicazione artistica.
Dall'82 ad oggi ha complessivamente prodotto 38 spettacoli tra allestimenti per un pubblico adulto e per ragazzi. Sviluppa una personale modalità di relazione tra attore, spazio e musica favorendo una peculiare metodologia di lavoro che trova una felice collaborazione con musicisti ed artisti di riconosciuta fama.
Accanto allo studio di nuove forme espressive ha sempre affiancato un profondo lavoro sulle problematiche sociali, cercando di mantenere ben viva una delle più importanti funzioni dello spettacolo. È da questo intento che sono scaturiti spettacoli di impegno civile "dedicati e donati" alla pace, alla lotta contro la mafia, all'ambiente, al ricordo del passato per una memoria del presente .
Moliére scrive "Les furberies de Scapin" nella primavera del 1671, quindi è un'opera scritta in piena maturità, dove Moliére, tornando all'origine del suo teatro, perpetua il suo viaggio nell'uomo. Nel secolo dell'estetica, dell'"apparire", della vacuità sociale, dei contrasti tra Chiesa e Stato, in un dualismo immobile tra morale e immorale, ancora una volta si addentra nelle fessure dell'animo umano, nelle sue miserie, nelle sue limitazioni da sopravvivenza.
Scapino è un "parente" di quello "sfortunato" Don Giovanni, anche lui su quella terza via amorale, anche lui in contrasto e in fuga da ciò che è buono o cattivo, bello o brutto, morale o immorale. Braccato, non stringe accordi con nessuno, non giura, ma fugge dal rischio di rimanere prigioniero delle inamovibili convenzioni sociali; fugge e irride tutto ciò che è vecchio.
Fino all'ultimo Molière è osservatore implacabile, creatore di ritmi perfetti e simmetrici, grande sperimentatore, professionista innamorato del suo mestiere.
Scrive Cesare Garboli: "Lo scandalo nasceva dalla meraviglia che un autore così rivoluzionario, così pessimista, così "misantropo", fosse poi così innamorato della vita, così pieno di salute morale, cosi gioioso e corroborante. Questo era veramente insopportabile. [...] Quando il nostro prossimo si ferma a guardare le ferite di qualcuno pieno di vita, di solito si rialza tirando un sospiro di sollievo. Vuol dire che è finito l'allarme, la paura prodotta da un intollerabile eccesso di "salute"." E forse contro la stessa vecchiaia, contro il "vecchio" la metafora del rifiuto di Molière a far parte di quell'immobilità fisiologica e culturale?
L'impresario edile, quasi immancabile nei testi di Vargiu, questa volta si presenta col nome di Mondu, come al solito campidanese di mezza età e -quasi- come al solito, fornito di amante; ma in questa pièce più arrogante e spietato che mai.
La moglie, Consolata, donna devota e timorata, riesce a convincerlo ad andare con lei a Lourdes con la speranza "ki Nostra Sinniora ddu potzat cunverti e distolli de cussu vitziu" Nel proplogo, mentre la moglie si è già avviata alla partenza per il pellegrinaggio coi malati, vediamo Mondu telefonare alla sua amante Dalia chiedendole di venire subito per un incontro dissacratorio nel letto matrimoniale -"Contras a sa bigoteria coniugali" - prima della partenza.
Al ritorno da Lourdes vediamo Mondu davvero cambiato ma in modo così inusuale che a Macollata non sembra per niente opera di Nostra Signora....
La commedia, risultando divertente per i fatti e le situazioni paradossali viste satiricamente mostra intanto personaggi veri e sofferti che vivono religiosità distorte con crudeltà inconsce quanto penose.
Dopo alcune rappresentazioni nel Capoluogo e nei paesi, lo spettacolo sta trovando ottima accoglienza, tra il pubblico colto, per la originalità formale e per i nuovi aspetti della tematica con le sottili implicazioni teologiche e psicologiche; ma anche tra i pubblici più popolari trova ottimo gradimento per la verità di personaggi e delle situazioni riconosciute come "nostrane" e contemporenee.
Riteniamo che "Gratzia celesti" essendo bilingue possa interessare sicuramente anche molti spettatori fuori dell'Isola e per la particolarità della teatralità "sarda" e per l'universalità della tamatica .
Una seduta fiume dei consiglieri della Pro Loco di un paese qualunque si rivela ottimo pretesto per ribadire che ogni chiusura egoistica svilisce il cammino, porta a trincerarsi nella difes fino all'ultimo dei propri interessi, a scapito del bene comune.
Dove manca la comunione d'intenti anche il banale può essere occasione di scontro frontale.
Il politichese fa capolino anche a "Bidd'e olia" e sono guai per tutti.
Il "padrone", il "capo", vuol vincere a tutti i costi ma la minoranza, arrendevole su quasi tutto il fronte, trova modo d'essere se stessa e fare una fiera e "costruttiva" opposizione. Il suono delle campane, alla fine, riporta alla realtà: la vita continua.
Un vecchio avaro ed usuraio, nel goffo tentativo di far credere d'essere ridotto in miseria da tutta una serie di vicissitudini, conduce e fa condurre ai propri familiari una vita di stenti. Un banalissimo disguido nell'esercizio dell'usura fa sorgere nella figlia del protagonista, il dubbio sulla reale consistenza del patrimonio paterno, tanto da indurla, con la complicità di un servo pastore suo spasimante, ad organizzare un piano per smascherare l'equivoca condotta del genitore. Quando il raggiro di due false chiromanti, introdottesi subdolamente in casa dell'usuraio, sembra precedere e vanificare il progetto della figlia del protagonista e del servo pastore, un autentico colpo di scena coglie di sorpresa un pò tutti, costringendoli a riflettere che nessun patrimonio, per quanto consistente, può soppiantare determinati valori di vita insiti nella natura umana.
La Joseph Theatrum di Capoterra inizia la propria attività teatrale nel 1985 con il proposito di ricercare, divulgare e conservare, attraverso l'esperienza del teatro dialettale sardo, idiomi, detti, proverbi, modus vivendi di quel mondo rurale il cui passato, non tanto remoto, è insieme storia, memoria e tradizione. Nel corso di questi anni sono state prodotte e rappresentate, nelle varie manifestazioni cui la Joseph Theatrum ha partecipato, opere inedite di cui è autore l'attore regista della compagnia Franco Bayre. Prerogativa di queste opere è un'esilarante comicità non fine a se stessa ma miscelata sapientemente ad ammonimenti, a "piccole lezioni di vita" che sfocia in una proposta di teatro già peculiare della drammaturgia classica (Castigat ridendo mores), tendente, senza prescindere assolutamente dalla risata, dalla ilarità, da burle e situazioni comico-grottesche a provocare nello spettatore una riflessione su temi universalmente validi. Il lato serio delle cose sciocche ed il lato sciocco delle cose serie, nelle opere teatrali della Joseph Theatrum, vengono manipolate ed amalgamate in modo geniale dando luogo ad un elegante umorismo che non sconfina mai nelle volgarità.
La Joseph Theatrum, nata dall'incontro di una ventina di persone accomunate, oltre che da vincoli d'amicizia, dalla passione per il teatro, è un gruppo che, per diletto proprio e altrui, propone un teatro scevro di ambizioni professionistiche in cui però viene profuso il massimo impegno per offrire allo spettatore uno spazio di serena, spensierata ed allegra riflessione.
I giudizi positivi della stampa, della critica, e, soprattutto del pubblico che sinora ha assistito agli spettacoli della compagnia capoterrese, hanno evidenziato, a più riprese, la bontà del prodotto "Joseph Theatrum" per la genuina originalità, per la brillante comicità e per la stretta connessione con la realtà ambientale e culturale sarda .
Lo spettacolo debuttò nel 1996, autoprodotto, e viene da quest'anno riproposto da River Run con una nuova veste, riveduta, corretta e aggiornata. Di grande impatto comico, è ambientato in un non meglio precisato futuro, in una situazione surreale sin dall'inizio: un popolo che ha sempre vissuto i segni della propria identità chiuso in un impenetrabile silenzio (da cui ricava la forza stessa del suo riconoscersi popolo) è costretto improvvisamente, per una sterzata imposta di punto in bianco, a sbandierare la propria sardità in qualsiasi occasione: i contravventori saranno puniti col confino, il ludibrio ed il marchio di traditori. Una improbabile maestra elementare tiene una lezione di identità sarda (materia obbligatoria per tutte le scuole di ogni ordine e grado), in una scuola lugubremente deserta, abitata solo da un volenteroso bidello che la aiuta a scoprire la triste verità: il sardo medio, piaccia o non piaccia, per quanto possa essere orgoglioso della sua identità, non conosce minimamente la storia della Sardegna. Il povero bidello sarà costretto a continui travestimenti che lo porteranno ad impersonare quei pochi personaggi rimasti nella memoria collettiva, con tutte le lacune in materia di "storia patria" dei sardi. Un esempio su tutti: si provi a chiedere a cento persone il nome di un guerriero sardo: novanta su cento risponderanno Amsicora, ma solo dieci (a esser generosi) lo riconosceranno come un'entità diversa dall'omonimo stadio. Ovvio quindi, per il bidello, interpretare l'eroe in veste di calciatore. Tra i tanti spunti comici ed umoristici, una riflessione: giocare con l'identità (o peggio, farne mercato), senza averne coscienza, può essere l'unico modo efficace per perderla irrimediabilmente.
Lo spettacolo Don Chisciotte della Mancia è una rivisitazione del celebre classico di Cervantes sulle avventure dell'improvvisato cavaliere errante . La caratteristica di tragicomicità presente nel racconto consente una realizzazione adatta ad un pubblico di tutte le età.
Il meccanismo o forse l'attualità del personaggio risiede nella rielaborazione della pazzia come strumento per cogliere le innumerevoli contraddizioni della società:
le ingiustizie sociali, l'ignoranza e insieme anche la saggezza del mondo contadino, l'ipocrisia dei ceti sociali alti, la crudeltà nei confronti dei diversi.
Le allucinazioni di Don Chisciotte, come una proiezione degli ideali cavallereschi, con i quali si cercava di migliorare il mondo, diventano perciò una sorta di lente d'ingrandimento per cogliere i piccoli drammi quotidiani, le incongruenze della società.
Il quadro dei valori dentro il quale si muove Don Chisciotte appare del tutto legittimo e idealmente ineccepibile. Al personaggio è consentito, come a tutti i matti, di cogliere le verità e poterle riferire, senza, però, nessuna possibilità di modificare la realtà.
Nella situazione attuale molti ragazzi particolarmente sensibili si sono trovati nella condizione d'inseguire i propri sogni e le proprie idealità pagando il tributo della loro sensibilità alla società razionale, violenta e pragmatica con la follia. Il merito di Cervantes sta nel fatto che riesce a raccontare tutto ciò con ironia e senso del paradosso riuscendo a creare un personaggio comico e grottesco.
Il restituire alla fine del racconto la salute mentale al cavaliere dona un barlume di speranza verso il futuro.
Ci troviamo negli anni Cinquanta, tutti i comuni si stanno organizzando per allontanare "is muntronascius" dai centri abitati.
Uno dei problemi più gravi che le Amministrazioni devono affrontare è il trasporto dei rifiuti dall'abitato alle discariche. Il signor Battista, protagonista del nostro spettacolo, è un artigiano che produce cestini da una vita; appresa la notizia, confeziona "sa spotta de s'aliga" atta al trasporto dei rifiuti urbani dalle case agli immondezzai comunali. Il geniale artigiano si trova in casa in trepida attesa per l'arrivo dell'Assessore "de s'aliga", il quale è anche il Presidente della commissione comunale che dovrà esaminare le varie proposte per la risoluzione del problema legato al trasporto dei rifiuti urbani.
L'affare ha tutte le carte in regola perché si concluda in positivo, dato che l'Assessore mostra un interesse favorevole verso la soluzione proposta dal signor Battista. Ma il signor Battista ha un figlio, Gigietto, un ragazzo apparentemente ritardato ma che si fa beffe di tutti, e che non va assolutamente d'accordo con il padre, il quale ha capito che il ragazzo è più sveglio di quanto sembri.
Gigietto però è spalleggiato da una madre ossessiva e maniacalmente protettiva nei suoi confronti, perfettamente cosciente di questo ne approffita per combinarne di tutti i colori compreso quello di mettere in piazza la relazione tra la moglie e il segretario dell'Assessore e conseguentemente di mandare all'aria l'affare del padre.
Uno spettacolo ricco di gags incredibili e spassosissime per una serata di allegra e scanzoanata evasione.



