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Compagnia:
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ASMED - BALLETTO DI SARDEGNA
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ISOLA |
ASMED - BALLETTO DI SARDEGNA ISOLA Coreografie GUIDO TUVERI Lo spettacolo Il coreografo Guido Tuveri, attivo soprattutto a New York (dove risiede dal 1992), Stoccolma, Copenaghen e Ginevra, è rimasto sempre legato alle proprie radici e al patrimonio inesauribile dei racconti e delle leggende della propria terra, la Sardegna. Da quattro anni opera anche a Cagliari con l’Asmed in qualità di coreografo e insegnante di Danza Moderna. Tuveri è rimasto sempre legato alle proprie radici e al patrimonio inesauribile dei racconti e delle leggende della Sardegna. Per questo tutto il suo mondo, intensamente poetico, sembra attingere ai climi favolistici dell’isola, raccontando i sapori e gli orrori ed esaltando mondi interiori che sanno di povertà, fango, tradizioni, colpi di testa. Isola uguale esilio? L’esperienza di Tuveri dimostra di no. Sarà perché le isole sono sovente segnate da un destino di separazione e abbandono, ma chi ci nasce è quasi costretto a costruirsi un immaginario diverso dagli altri. Il guspinese di New York ha intrapreso un libero viaggio verso una libera emotività, fuori dai rigori di un iperformalismo, in un’arte che si fa col corpo, intriso sempre di palpiti concreti, mettendo in circolo i suoi fantasmi. “Isola” è costruito sul filo sottile di un intreccio dei linguaggi all’incerto confine fra teatro, danza, musica, immagini elettroniche. Uno spettacolo all’apparenza scarno e quasi minimale, in realtà formalmente elaboratissimo e capace di trasmettere sensazioni assai forti e penetranti. Cuore e fulcro della trama espressiva è però lui, Guido, presenza intensissima e commovente, capace di squassante comunicativa fisica anche quando resta totalmente immobile. La compagnia L'Associazione Sarda Musica e Danza ha mirato in tutti gli anni della sua attività a creare un tramite, dimostratosi estremamente valido, fra la Sardegna e il resto del mondo, senza mai sottovalutare la ricchezza della millenaria cultura sarda. Con questo intento l'ASMED opera da vent' anni sia nelcampo culturale che in quello dello spettacolo in Sardegna e, in particolare, a Cagliari. Numerose le iniziative nel settore formativo: corsi estivi residenziali tenuti da maestri di danza di livello internazionale; corsi di formazione professionale e aggiornamento per danzatori, insegnanti di danza e coreografi con il supporto della Regione Autonoma della Sardegna e della Comunità Europea; corsi di aggiornamento professionale per insegnanti della scuola dell'obbligo approvati dal Ministero della Pubblica Istruzione. Oltre al valido apporto alla formazione di professionisti della danza, l'Associazione Sarda Musica e Danza offre, dal 1981, un contributo alla creazione di un pubblico colto ed attento, in grado di discernere ed apprezzare il buono: lo strumento per raggiungere questo risultato è dato da spettacoli di generi diversi, raccolti in rassegne estive e festivals, che accanto alla presenza di grandi ed affermate firme, propongono, come avviene anche tutt'ora, giovani compagnie ancora poco note ma di grande interesse culturale, intuendone spesso la validità. A completamento della sua attività l'ASMED, nel 1982, crea una propria Compagnia di Danza: il Balletto di Sardegna. A vent'anni dalla sua costituzione, facendo un bilancio dei risultati ottenuti, la Compagnia dell'ASMED "Balletto di Sardegna" può affermare di aver raggiunto gli obiettivi prefissati: aver prodotto occupazione, apportato progresso culturale ed aver offerto un' immagine dinamica dell'isola. Unica compagnia sarda di danza riconosciuta ufficialmente dalle Istituzioni, è riuscita a creare un repertorio originale puntando sempre sulla qualità e sulla diversificazione delle proposte che vanno dal neoclassico al moderno, alla nuova danza, avvalendosi di coreografi e danzatori illustri della scena italiana e internazionale. La compagnia da diversi anni si propone a livello nazionale ed internazionale con notevole consenso di pubblico e di stampa.
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Compagnia:
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BALLETTO DELL'ESPERIA
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Spettacolo:
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LA BUTTERFLY |
BALLETTO DELL'ESPERIA LA BUTTERFLY Anima di seta di Silvia Poletti Balletto in un atto e undici quadri ispirato al romanzo di John Lutter Long e all’opera di Giacomo Puccini Coreografie di Paolo Mohovich Regia di Paolo Mohovich e Jorge Gallardo Musiche di Riuychi Sakamoto, Giacomo Puccini dalla Butterfly Scene e costumi di Jorge Gallardo Video di Giuseppe Zambon e 80.81 Interpreti Cristiana Casadio, Miguel Soto Calatayud, Anna Cadorin, Elena Rittatore, Giuseppe Cannizzo, Paolo Mohovic, Christian Alessandria Lo spettacolo Come poche altre creature del melodramma, e sola tra le eroine pucciniane, Madama Butterfly ha ben presto superato i confini musicali ed è diventata un'icona assoluta del nostro immaginario. Insieme alla verdiana Violetta Valery, infatti, con le sue ingenue aspettative e le tragiche delusioni, la piccola geisha di Nagasaki incarna per la sensibilità collettiva il simbolo dell'ostinata, cieca speranza umiliata dalla miseria della realtà: miseria impersonata dal marinaio Benjamin Franklin Pinkerton, chiamato a rappresentare non solo una certa meschineria tipicamente maschile (quella del seduttore e fedifrago da quattro soldi), ma anche il fallace miraggio di un'agognata, salvifica mèta sociale ( nel caso, la gagliarda e civilissima America), nella quale realizzare i propri sogni. Certo, come nel caso di Violetta, anche l'elevazione di Butterfly a icona assoluta dell'immaginario si deve probabilmente al fatto che la sua genesi artistica (dalla novella Madame Chrysanthème di Pierre Loti al racconto di John Luther Long, alla piéce teatrale di Belasco, fino alla rielaborazione di Illica e Giacosa per l'opera di Puccini) affonda nella realtà, qui storicizzata nell'epoca in cui in Giappone per la prima volta si apriva agli influssi dell'occidente; qualunque sia la motivazione della sua mitizzazione, comunque, la tenue farfalla bramata da Pinkerton ha, nei suoi primi cento anni di vita, ispirato artisti dei diversi linguaggi teatrali e li ha sfidati nell'impresa di perpetuarne il 'mito' e di renderlo vivo e vitale anche in altre forme espressive, che rivendicano la propria autonomia di invenzione e stile. Così ecco che nella creazione di Paolo Mohovich per il Balletto dell'Esperia, pur mantenendo riconoscibili i legami con l'archetipo operistico che l'ha resa popolare, la vicenda della giovane geisha è calata fin dalla concezione scenografica (una grande finestra dalla quale passano immagini costituite dal mondo interiore , dall’immaginario della protagonista) in un'atmosfera allo stesso tempo contemporanea e visionaria, quasi a sottolineare l'assoluta atemporalità/ eternità/ciclicità del suo mito (che può replicarsi anche tra i giovanissimi giapponesi di oggi più che mai ossessionati dall'occidente) e insieme la prospettiva soggettiva della storiache per la nostra protagonista, ancora e sempre, è costruita sulle proprie illusioni e fantasie. Non a caso, per ribadire la dimensione interiore e fantastica delle aspettative della protagonista, nella tessitura drammaturgica del balletto di Mohovich si insinua un esplicito riferimento ad un capolavoro coreografico incentrato sulla medesima triade 'amore-tradimentomorte', Giselle, riconoscibile nella struttura della scena delle nozze, dove Butterfly vive una sorta di transfert che, replicando fuggevolmente tra i presenti le medesime dinamiche esistenti tra i personaggi del balletto ottocentesco, l' identifica con l'infelice eroina di Gauthier (della quale è destinata a vivere la fine); mentre il ramo di ciliegio per Pinkerton, come la margherita per Albrecht, diventa il sottile emblema di un sentimento non sincero, pronto ad essere prontamente abbandonato, senza cura e rispetto. Del resto, la fragilità di Butterfly, il suo candore infantile sono visualizzati nella danza dal rapporto con Suzuki, tratteggiato con una gestualità forte, avvolgente e protettiva (mentre la fanciulla mantiene una grazia minimalista nelle movenze cadenzate delle mani), e dalla sua 'percezione' della realtà, così che nell'immaginazione, la nave di Pinkerton ha le fattezze di una barchetta di carta e il figlio che porta in grembo la leggerezza tenera di un palloncino rosso. Se dunque La Butterfly punta ad evocare soprattutto gli stati d'animo della protagonista, facendo sì che gli altri sembrano muoversi secondo l'idea che lei ha di loro – così la danza di Pinkerton ha un attacco gagliardo e baldanzoso, lo zio Bonzo, nelle vesti di un imaginario Hilarion (appare nel contesto della festa) lo scatto pieno d’ira , il principe Yamadori la granitica gestualità degli antichi Nò, Kate la grinta nervosa di una rivale spietata -, la scrittura coreografica di Mohovich, sollecitata anche da una scelta musicale estremamente variegata (dove a Puccini è affidato il momento sublime dell'amore, e il resto è musica giapponese tradizionale e pop, Sakamoto in primis), sfugge al descrittivismo tradizionale e si impone di cristallizzare gesti e psicologie in una danza innervata di un lirismo nervoso, esito di una costante meditazione sull'evoluzione delle linee neoclassiche e sulla necessaria distillazione delle tensioni e delle emozioni dei caratteri. Seguendo il diktat, caro a molti coreografi, di far sì che "la danza esprima ciò che le parole non dicono", Mohovich affronta così la sfida di evocare quest' "anima di seta" attraverso uno stile che fonde classico e contemporaneo, la ricerca del presente e la lezione del passato, il suo gusto estetico 'contemporaneo' e l'ammirazione per la tradizione. Vista la valenza assoluta di Butterfly e della sua storia, il coreografo non poteva scegliere soggetto migliore per progredire nella sua ricerca teatrale ed espressiva. La compagnia Il Balletto dell’Esperia è una compagnia professionale di danza contemporanea di base classica. E attualmente formata da otto danzatori solisti aventi tutti una vasta esperienza in diverse compagnie italiane ed europee. La sua storia risale al 1994 , anno in cui Paolo Mohovich decide di iniziare a coreografare, nell’ambito del Balletto di Saragozza, con un gruppo di colleghi particolarmente interessati a partecipare ad un processo creativo in cui il dialogo coreografo-danzatore è una delle caratteristiche più importanti. Così dopo il conseguimento di due Prix Volinine a Parigi nel 1995 e nel 1997, il gruppo viene invitato ogni volta di più a Festivals e rassegne importanti come Festival d’Autunno di Madrid, festival di Biarritz “Le Temps d’Aimer” ecc.. Nel 1999 il gruppo si trasferisce in Italia e diventa una realtà indipendente con il nome di “Balletto dell’Esperia”. Il successo di pubblico e di critica ottenuto fin dalle prime rappresentazioni, ha dato impulso alla formazione che in questi anni , oltre a svolgere l’attività su tutto il territorio nazionale è stata invitata a prestigiosi Festivals come Madrid en Danza, Festival Sagunt a Escena (Valencia, Spagna), nuovamente al Festival di Biarritz “Le Temps d’Aimer”,Teatro della Florida International University, Lincoln Theatre di Miami Beach,Stagione del Teatro St. Quentin en Yvelines di Parigi, European Festival di Cipro ecc.. Inoltre sono nati stretti legami con la Maximum Dance Company di Miami nonché con la Miami Contemporary Dance Company e in Italia con il Teatro Giacosa di Ivrea diretto da Giacomo Bottino. Attualmente Il Balletto dell’Esperia è sovvenzionato dalla Regione Piemonte e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
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Compagnia:
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BOTEGA
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Spettacolo:
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SIRCUS |
BOTEGA SIRCUS Regia e coreografia di Enzo Celli Con Enzo Celli, Federica Ange- lozzi, Cristiano Fondelli, Antonello Argiolas, Maria Cristina Lorenzini, Alessio Mossa, Andrea Pangrazi, Giacomo Corvaia, Dario Sarta, Marco Cardinali. Disegno luci e fonica di Massimiliano Masserelli Elaborazioni musicali di Enzo Celli Costumi di Federica Angelozzi e Luca Dall’Alpi Una produzione G.D.O. Lo spettacolo 1995-2005: 10 anni di Botega… atto unico in quadri che ne è quasi la storia. Un frizzante spettacolo: filoconduttore lo stile particolarissimo del coreografo Enzo Celli fatto di Hip-Hop, contemporaneo, acrobazie, giocoleria… sorrisi…che affascina i giovani ma non solo. La compagnia Botega nasce nel 1995 da un'idea di Enzo Celli. All'interno della compagnia convivono forme gestuali ed esperienze diverse, che originano lavori basati sull'intreccio di danza hip hop, atletismo ed elementi di danza contemporanea. Botega riunisce danzatori, "stuntmen", acrobati, "breakers", ginnasti: elementi dissimili per formazione ma comunemente ammaliati dal fascino dell'estremo. La compagnia debutta con "D.R.E.P." - Dinamica Ritmo Energia Potenza - (1998). Negli anni successivi realizza "Edge" (1999), "Brivido" (2000), "Sc'impis" (2001) e dopo una lunghissima tournèe porta in scena "Astamanèra" (2003) primo spettacolo narrativo di genere hip-hop realizzato in Europa e secondo al mondo dopo il "Romeo e Giulietta" in scena a New York. Nel 2004 debutta "Il Moro" liberamente ispirato alla tragedia di Sheakespeare, uno spettacolo che segna un momento importante per la compagnia che si presenta in scena con un cast di diciotto danzatori. L'attenzione rivolta dalla critica, dal pubblico e dai media a questo singolare gruppo, si è concretizzata, nel corso degli anni, in una sempre più ampia circuitazione all'interno di rassegne, festival ed eventi. Botega partecipa più volte a Vignale Danza. Rappresenta l'Italia al Festival Internazionale Hip-Hop Grand Sud di Montpellier, in Francia, ed è ospite al Festival Hip Hop-Mixion Impoxible. È invitato a Cipro nell'ambito delle manifestazioni culturali organizzate dall'Ambasciata Italiana e dall'Istituto Italiano di Cultura. Per Vittoria Ottolenghi interviene al Todi Arte Festival ("Ritratti" e "Una Maratona per Verdi"), alla serata "Notte sul Mare", in diretta RAI da Amalfi, ed infine al Festival di Castiglioncello per "La Forza e la Grazia - i nuovi divi e divini della danza".
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Compagnia:
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DANZALABOR
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Spettacolo:
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GHIUNÈ |
DANZALABOR GHIUNÈ Tra Mito e contemporaneità, percorsi al femminile Clitennestra, Cassandra e le Baccanti Interpreti Benedetta Buccellato e la Compagnia “Danzalabor”: Evelina Ambu, Antonio Borriello, Paola De Felice, Ilaria Gallus, Elisa Melis, Simonetta Nulchis, Annalisa Rocca, Jorge Sese Testi di Margherite Yourcenar e Christa Wolf Coreografie Simonetta Pusceddu e Onil Vizcaino Produzione Tersicorea con la collaborazione del Conservatorio Superiore di Danza – Murcia - Spagna Progetto luci Gianni Melis Lo spettacolo La Tragedia, come la Musica e come la Danza, è intimamente costituita dai due elementi, tra loro distinti ma complementari. Essa prevede il gioco di apollineo e dionisiaco. La grandiosità del dramma musicale greco sta nell’aver saputo dare uguale peso a entrambe le componenti. La tragedia porta dunque la musica al suo compimento: lo stato di totale liberazione; pone poi accanto al mito dell’eroe tragico, l’eroe combattente, pieno di presagi, che suscita nell’ascoltatore l’illusione. La danza è l’espressione di questa duplicità: liberazione \ illusione; ebbrezza\ sogno. In rapporto alla musica, abbiamo individuato i suoni della ritmica del ditirambo e cercato di sperimentare una melodia adatta ai brevi versi greci del coro. Nei testi greci per il teatro ci sono i versi, dentro ci sono le misure (tempi brevi e lunghi), i nuclei musicali daranno il tono all’opera. Esaltando la fisicità e la corporeità della parola, si crea l’immediato rapporto con le ipotesi di costruzione coreografica di piccoli stralci di canovaccio danzato, che rendano rilevante il ruolo del coro nella tragedia antica. La compagnia Danzalabor è un laboratorio di narrazione corporea: la danza esattamente come la parola costituisce il mezzo atto al recupero della semplicità del gesto quotidiano; il danzatore, diventa autore/interprete/ spettatore di un metodo di lavoro fluido e collettivo, per un’azione scenica possibile ovunque: garages, strade, scuole, terrazze, cortili, chiese. La Compagnia è formata da giovani danzatori/trici che si confrontano a livello nazionale e internazionale, il cui curriculum è sottolineato dai consensi della cronaca e della critica, dato il singolare tentativo di intraprendere una nuova strada nell’ambito della ricerca pedagogica formativa della danza.
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Compagnia:
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LUCIDO SOTTILE
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Spettacolo:
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SPERADISERABELTEMPOSI… ROSSO |
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Spettacolo:
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VERDEINDUGIAMAIL’AVRAI |
LUCIDO SOTTILE Prima parte SPERADISERABELTEMPOSI… ROSSO Coreografie Michela Sale Musio, Tiziana Troja Con Fiona Firefarflay, Micha Oslaf Elaborazione Musicale Alessandro Olla Scenografia Federica Buscemi Costumi Salvatore Aresu Seconda parte VERDEINDUGIAMAIL’AVRAI Con Tiziana Troja, Michela Sale Musio, Cristiana Bosoni, Romina Melis, Ombretta Pisanu, Michela Laconi Scenografia Federica Buscemi Costumi Salvatore Aresu Musica dal vivo Alessandro Olla e Adele Madau Coreografia Tiziana Troja SPERADISERABELTEMPOSI… ROSSO Lo spettacolo Due improbabili e annoiate danzatrici mettono in scena uno spettacolo di danza contemporanea quando, colte in flagrante nel loro turbine di pensieri si smentiscono e rivelano desideri, aspirazioni e volontà tutt’altro che attinenti allo spettacolo prodotto. Una divertente parodia della danza, per un lavoro a quattro mani esplosivo e dissacrante, così come nella sfacciata visione delle due coreografe. Lo spettacolo nasce come manifesto di un periodo storico dove la danza diventa, non solo “cenerentola delle arti”, ma sempre più ermetica, concettuale,elitaria ed incomprensibile, ed a contrasto nel video la danza esplode in tutta la sua stupida futilità, laddove si perde la bellezza di una danza di concetto si trova una sessualità commerciale e facilmente smerciabile. Le due danzatrici, vittime del mercato, in ascesa nel video ed a picco nei teatri mettono così in scena una beffa di se stesse, ormai stanche di un ruolo che le etichetta e le inserisce in una visione fin troppo schematica, che le costringe spesso ad una scelta obbligata, tra i due estremi opposti, senza vie di mezzo. VERDEINDUGIAMAIL’AVRAI Lo spettacolo Una scatola di giochi abbandonati, si anima improvvisamente ed ha inizio una danza di vita che ci riguarda e ci appartiene, pochi artisti sul palco per rappresentare le frustrazioni del genere umano dall’insolito e non meno ironico, punto di vista dei giocattoli. In scena una ballerina del carillon che prova con fatica ad abbandonare il suo lavoro sedentario e regolare (danzare impalata ad una pedana rotante) , due soldatini che combattono fino allo stremo delle forze, senza avere un preciso perché, un’isterica barbie esteriore e priva di personalità che d’improvviso s’accorge di desiderare di essere superman ed infine un pappagallo acrobata, che canzona la ciurma dall’alto del suo trespolo. La compagnia Lucido Sottile nasce nel 1987 e sviluppa in questi ultimi anni la decisione di avere una diversa stabilità, che consenta di maturare finalmente una nuova ricerca, che abbia cura e riguardo dei giovani talenti del territorio regionale e nazionale, guidandoli con un occhio attento ed una particolare cura allo sviluppo delle proprie capacità artistiche. Colonia estiva di Tiziana Troja, spettacolo presentato alla semifinale del Premio Scenario. Hotel Palestina, spettacolo ospite a Siena per la Giornata mondiale per la Pace. Acqua aromatica per pome- riggio estivo, spettacolo ospite a Umbria danza 2003. I costumi I costumi realizzati da Salvatore Aresu, risultano estremamente attinenti al vero, definiscono con chiarezza i ruoli e i personaggi, aiutano il pubblico ad avere una idea molto immediata e precisa di chi, in prima battuta, si trova di fronte, quasi come delle moderne maschere della commedia classica.
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Compagnia:
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SPELLBOUND DANCE COMPANY
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Spettacolo:
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CAMOUFLAGE MASKERA |
SPELLBOUND DANCE COMPANY CAMOUFLAGE MASKERA Coreografie e Regia Mauro Astolfi Musiche L.V. Beethoven, Marco Schiavoni Assistente alle coreografie Adriana De Santis Assistente alle coreografie e coreografa Caterina Felicioni Disegno Luci Marco Policastro Costumi Neide Bigonzetti Danzatori Caterina Bonasia, Alessandra Chirulli, Vittorio Colella, Maria Cossu, Eva Grieco, Maurizio Montis, Marianna Ombrosi, Francesca Poglie, Angelo Venneri, Sofia Barberio Lo spettacolo “Camouflage” di Spellbound Dance Company nasce da un’ispirazione avuta dal cortometraggio di Jonathan Hodgson dal titolo omonimo dove il regista esplora l’esperienza di alcuni bambini che osservando il mondo dei grandi, dei genitori, sviluppano un loro linguaggio proprio, un rapporto di comunicazione con l’ambiente esterno che è per loro un percorso nascosto e magico dove diventano quello che vogliono in un istante prendendo le sembianze, assumendo i linguaggi e le espressioni di chi colpisce più intensamente il loro immaginario. Questi bambini una volta adulti percepiscono la realtà e le diverse manifestazioni della stessa in modo confuso, la loro vita prende il colore mutevole dell’ambiente che li accoglie : è in fondo un espediente per essere accettati dal mondo, un modo inconscio per nascondere la paura di rivelare una eccessiva diversità…. l’attrazione per gli altri, l’amore, il desiderio divengono confusi, non più percebili nettamente e così un’ emozione o un sentimento in poco mutano in un'altra cosa, a volte nel sentimento o nell’idea contraria. In Camouflage si impara l’arte di dissimulare l’identità di qualcosa o qualcuno modificando il proprio aspetto o quello degli altri….ma spesso non è l’aspetto fisico che cambia, ma il proprio mondo interiore ; ci si apre davanti un nuovo percorso e in questo caso molti non ci riconosceranno più, perché in camouflage poche cose sono come sembrano, molte cose saranno incredibili.. proprio perché difficili da credere o da percepire. La compagnia La Spellbound Dance Company (SDC) nasce nel 1992 sotto la guida e la direzione artistica di Mauro Astolfi, coreografo e maestro formatosi prevalentemente negli Stati Uniti dove ha vissuto per sette anni lavorando con Paul Taylor (New York) e Jeff Roberge (Los Angeles). Composta da dodici elementi , la SDC rappresenta la prima compagnia in Italia capace di offrire una sintesi tra tutti gli stili e generi degli ultimi 30 anni. La ricerca coreografica di Astolfi ha rifiutato un lavoro di purismo stilistico per dare spazio ad una sperimentazione che solitamente è stata una caratteristica dei coreografi della nuova generazione americana. Il repertorio, benchè debitore in prevalenza di un linguaggio di matrice contemporanea, è l’espressione della ricerca di un’identità non riconducibile ad una scuola: la fusione di elementi di tecnica e dinamiche dei vari stili arricchiti dall’intensa capacità interpretativa dei danzatori hanno dato vita ad una vera e propria innovazione nella visione stessa della danza. Abbandonando le codificazioni e i generi preconfezionati, Astolfi ha educato i danzatori e il pubblico stesso a far convivere attraverso i suoi lavori differenti espressioni coreutiche. La scelta stessa dei ballerini, così diversi per formazione ed esperienze eccetto lo studio della danza classica, è solo un’apparente eterogeneità: al di là della comune tecnica impeccabile è proprio la capacità interpretativa del singolo che può portare un contributo evidente all’interno del gruppo.Ogni elemento esprime un sua specifica personalità e su questa si innesta la ricerca coreografica che di volta in volta costruisce un canale per veicolare verso gli spettatori il risultato di un processo di sintesi e rielaborazione delle sensazioni che scaturiscono da ogni forma artistica di movimento. Attraverso un capillare e costante lavoro nei più prestigiosi centri di danza d’Europa, Astolfi come insegnante e coreografo e il gruppo stesso tramite work-shop e seminari, hanno diffuso e stimolato l’istituzione di diverse giovani rassegne coreografiche nonché la formazione di nuovi talenti. Da Parigi a Londra, da New York a Los Angeles a Zurigo, Mauro Astolfi ha portato avanti un programma di formazione e cultura completa della danza, fatto di confronti tra artisti provenienti da esperienze diverse, ricerca di nuovi e innovativi linguaggi del corpo in un cammino in divenire che si rigenera e si rinnova ogni giorno rivelando nuove e inattese sinergie tra gli interpreti e l’autore. Direzione Artistica Mauro Astolfi Direzione organizzativa e marketing Valentina Marini Direzione di Produzione Ornella Cerroni Direzione amministrativa Emilia Montalbano, Federica Delle Rose Coordinamento produttivo Feliciana Lo Mele Assistente alle coreografie Adriana De Santis, Caterina Felicioni Responsabile tecnico Marco Policastro Fotografia Studio Marco Bravi
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Compagnia:
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TEATRO GRECO DANCE COMPANY
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Spettacolo:
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TANGOJAZZ |
TEATRO GRECO DANCE COMPANY TANGOJAZZ tra il sacro e il profano Coreografie di Renato Greco, Maria Teresa Dal Medico Lo spettacolo Il Tango, la danza della terra d’argento. Tra i porti del Rio de La Plata e i vicoli dell’Orilla, emigranti italiani, francesi ed ungheresi danzano e cantano la disperazione, la volontà di fuga, l’oppressione; sentimenti forti che si uniscono a quelli di lealtà e di fratellanza. In un perfetto equilibrio, le emozioni del popolo si trasformano in danza. Il tango, metafora della vita, è un dialogo sensuale ed erotico tra un uomo e una donna. L’intensità della danza Jazz mette in scena la libertà d’espressione del corpo in un linguaggio contemporaneo. Uno stile, quello del Jazz, che ha preso vita dai ghetti americani, dove si scatena un canto, una musica e una danza di libertà. Grandi novità in questa nuova edizione: la danza jazz sarà il mezzo anche per interpretare la musica classica. Una scelta coraggiosa, ma anche la rivendicazione di una libertà e di una voglia di esprimersi senza limiti. “La nostra danza jazz non è quella che si vede in tv – dice Renato Greco – , è una poderosa espressione folklorica, è quel tipo di danza che chiunque oggi riconosce come propria.” Claudio e Armanda Di Stazio sono gli interpreti del sensuale Tango insieme al grande Jazz della Teatro Greco Dance Company di Maria Teresa Dal Medico e Renato Greco. La compagnia Nel 1970 nasce la Compagnia Italiana di Danza Contemporanea, con precise finalità quali la diffusione della danza moderna in Italia ed un aggiornamento del repertorio classico attraverso uno spettacolo in grado di riscuotere maggiori consensi popolari (intendendo con questo termine lavori rigorosi dal punto di vista tecnico, ma con tematiche più accessibili per le masse). Il Balletto di Renato Greco Compagnia Italiana di Danza Contemporanea nella fusione artistica con l’Associazione IVIR Danza è denominato dal 2000 TEATRO GRECO DANCE COMPANY. Nel 1981 la Compagnia inizia la sua lunga serie di tournée all’estero, dove presenta per ben due anni consecutivi il balletto “Malgré Tout”, in collaborazione con il Ministero Affari Esteri. Nel 1983 Renato Greco realizza per la Compagnia il balletto “Donna Laura di Carini”, presentato in prima mondiale al Malta International Arts Festival, riscuotendo consensi unanimi da parte di pubblico e critica. Alla fine dell’anno, infatti, il balletto ottiene un riconoscimento quale “Balletto più originale per il 1983 in Italia...” (Gino Tani - Il Messaggero). Nel 1988 la Compagnia gira in vari paesi: Austria, Germania, Malta, Marocco e Stati Uniti. Nel 1989 effettua tournèe in U.R.S.S. e Marocco e nel Dicembre dello stesso anno ritorna negli USA, presentando alla Brooklyn Academy of Music di New York, gli spettacoli “Vita Bohemienne” e “Donna Laura di Carini”. Nel 1990 tournèe in Germania, Bulgaria, Egitto e Marocco. Nel 1991 tournèe in Cina ed in Brasile. Nel 1992 tournèe in Marocco, Egitto e Canada. Nel 1993 è di nuovo in Marocco ed in Egitto. Dal 1994, insieme alla Regione Lazio, istituisce i Corsi di Formazione Professionale per Tecnici Teatrali. Tra il 1994 e il 1995 organizza per il Comune di Roma - IX Rip. “Città come scuola” attività di danza nelle scuole e nei teatri. Nel 1995 si esibisce al Teatro dell’Opera de Il Cairo e ad Alessandria D’Egitto con lo spettacolo “Dietro le quinte”. Nel 1996 la Compagnia Italiana di Danza Contemporanea si trasforma in Balletto di Renato Greco e trasferisce la propria sede presso la struttura del Teatro Greco di Roma, struttura destinata alla danza, alla musica e alla commedia musicale. Nell’aprile del 1997 debutta con “Talk about a child”, prima dance opera italiana, con la quale effettua una breve tournée durante l’inverno. Nel dicembre del 1997 organizza un Concorso Internazionale di Danza Jazz ed il Corso di Formazione Professionale Laboratorio Coreografico per il Comune di Chieti – Teatro Maruccino. Nel maggio del 1998 il Balletto di Renato Greco realizza “The Blues Brothers Picture Show” offerto in esclusiva a Roma dalla Universal Studios Networks e dalla Stream. Nel 1999 effettua con la collaborazione de Le Ballet Jazz Art di Parigi uno stage con Raza Hammadi e Maria Teresa Dal Medico. Nella stagione 2000 il Balletto di Renato Greco ha effettuato spettacoli a Roma e in tutta Italia riproponendo due produzioni del suo repertorio dal titolo “Caino e Abele” e “Malgre Tout”. Nel 2001 viene creato il Balletto “Mirage” per la coreografia di Maria Teresa Dal Medico lo spettacolo viene rappresentato al Teatro all’aperto di Villa dei Cesari dell’Accademia Nazionale di danza. Viene rappresentato al Teatro Pirandello di Agrigento un nuovo allestimento di “Vita Bohemienne” con la partecipazione di Oriella Dorella, ottenendo il tutto esaurito per 6 repliche consecutive. Elementi della Compagnia si alternato tutte le domeniche, in passi a due, per la trasmissione “In Famiglia” RAI 2 coreografie di Renato Greco. Questi balletti ricevono uno share del 40%. Nel 2002 al Teatro Greco in occasione della manifestazione di beneficenza Per non dimenticare i VV.F. deceduti in servizio viene rappresentato lo spettacolo “Malgré tout” che ottiene un record di incasso devoluto a favore delle famiglie. Gli anni 2002-3 vedono il successo di importanti produzioni quali “ Le Quattro Stagioni” suggestivo balletto sulle musiche de “Le Stagioni” di Vivaldi eseguito con l’orchestra dal vivo, l’originale versione della “Carmen” su musiche di Georges Bizet, e i due spettacoli “FlamencoTangoJazz” e “Ballando Cantando”, in cui le coreografie di Renato Greco e Maria Teresa Dal Medico hanno entusiasmato il pubblico e avvicinato molti neofiti alla danza. Nel 2003, per il Medifestival- Valle dei Templi di Agrigento viene presentato in Prima Mondiale un’originale versione di “Romeo e Giulietta”, dance opera in cui la prosa, il canto e la danza si fondono in un unicum originale e moderno, guest artists Novikova Eughenia, Dmitri Smirnov, Giuseppe Pambieri. A Roma lo spettacolo viene replicato al teatro Greco per tre settimane con Fara Grieco, Alessandro Molin.
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