homepage
chi siamo
circuito pubblico
circuito danza
Raccontingioco
Teatro & Musica Pula
teatro ragazzi
vetrina teatro ragazzi
calendario
progetti speciali
archivio storico
link utili
mappa del sito
contatti
11/12 luglio - ore 21:30
Emilio Bonucci "Alexis"
Benedetta Buccellato "Maria Maddalena"
due testi di Marguerite Yourcenar

Scene e Costumi di Luigi Perego
Musiche di Nicola Piovani
Regia di Marco Parodi
Note di regia
Sono due monologhi che io ho tratto dall’opera della grande scrittrice belga Marguerite Yourcenar, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita: “Alexis, o il trattato della lotta vana”, tratto dall’omonimo breve romanzo del 1929 in cui il protagonista, un giovane musicista, si confessa di fronte alla moglie Monique, sua muta ed invisibile interlocutrice, nell’intento di mostrare come l’uomo non possa sfuggire al proprio destino, alla disperazione o ai rimorsi; e “Maria Maddalena, o della salvezza”, in cui la protagonista rivive la propria vita tormentata, dalla fuga del marito Giovanni fino all’incontro fatale con Gesù.
In Maria Maddalena la protagonista, messi alle spalle gli anni della seduzione e del meretricio, è sconvolta dalla morte di Cristo sul Golgota al punto da farle sentire quel divino trapasso come un tradimento nei confronti del proprio amore: “... un amore puro, a volte scandaloso ma pur tuttavia imbevuto di una specie di virtù mistica... un amore totale che s’impone alla vittima come malattia e insieme come vocazione.” (M. Y.: dalla prefazione a “Fuochi”).
Entrambi i testi non sono stati pensati dalla Yourcenar per il teatro, eppure conservano al loro interno una straordinaria predisposizione ad essere recitati. Si è molto discusso sul fatto che tale forma espressiva potesse essere considerata dalla scrittrice un’occupazione secondaria; ma è indiscutibile che l’argomento non le era affatto indifferente.
Come nell’opera della Yourcenar la poesia si nasconde sotto la prosa, così il teatro fa capolino continuamente tra le righe dei suoi romanzi e dei suoi racconti; ne differisce solo nella forma e non nella sostanza. Alexis è stato strutturato sotto forma di romanzo epistolare: si tratta, infatti, di una lunga lettera che il protagonista scrive alla moglie, quasi nascondendosi dietro alla pagina scritta, forse trovando solo in questo mezzo espressivo il coraggio di mettere finalmente a nudo il proprio animo. Certo è più difficile per Alexis confessare in presa diretta la propria omosessualità, ma se è vero che lo scopo della sua confessione è quello di liberarsi una volte per tutte dai mille lacci di una finta morale, possiamo ben assegnare al protagonista una dose maggiore di coraggio, consentendo agli spettatori di gustare appieno la musicalità della prosa della Yourcenar.
In Maria Maddalena , invece, il punto di vista è rovesciato: la protagonista, nel corso della prima notte di nozze, si vede portar via il marito Giovanni da un ragazzo “dai capelli in disordine, dove qualche filo di paglia accennava ad un’aureola.” E siccome “Dio è l’ultima risorsa dei solitari” non esita a riconoscere in lui Gesù, “quel bianco vagabondo che comunicava ai giovani con un tocco delle dita, con un bacio, quella specie di lebbra che li costringe a separarsi da tutto.” Travolta dal suo fallimento coniugale, Maddalena approda fatalmente al meretricio, fino a quando, dopo molti anni, si imbatte nuovamente nel rapitore del marito, che continuava ad aggirarsi di villaggio in villaggio, “schernendo i preti, insultando i ricchi, spargendo zizzania nelle famiglie, giustificando la donna adultera.” Il suo desiderio di vendetta la spinge a tentare di sedurlo, offrendosi come rivale meno ingenua del povero Giovanni; ma l’incontro le sarà fatale, scoprendo che “noi non facciamo altro che cambiare schiavitù.” Così, perfino la sua resurrezione, dopo l’estremo sacrificio sul Golgota, le apparirà come un tradimento, una fuga: “il Cristo è evaso verso il cielo”, dirà; le ha preso tutto, ma non le ha dato tutto. E tuttavia l’ha salvata: dalla felicità.
Il teatro della Yourcenar contribuisce alla conoscenza dei limiti della psiche, e ci rivela come il fondo dell’anima umana sia una palude dove si nascondono a volte dei mostri.
>>> TORNA ALL'INDICE