| Il primo insediamento urbano
risale agli inizi del III° millennio a. C. ed è
testimoniato dalla presenza di numerose lame di ossidiana
nel suo territorio.
Il rinvenimento di numerosi nuraghi, emersi
durante gli scavi, se ne contano dodici, raccontano che
durante il periodo nuragico, quel territorio era densamente
popolato. Una necropoli Punica con tomba a camera, presupporrebbe
l’esistenza di un grosso centro abitato. Dopo le invasioni
vandaliche (456-534), la dominazione bizantina (534-900)
ed al successivo periodo giudicale (900-1420), la villa
di Mara Arbarei si trova sotto il Giudicato d’Arborea,
inserito nella curatoria della Marmilla.
Nel 1486 venne venduto alla famiglia Aymerich,
che ne mantenne il possesso sino al 1839, quando il feudalesimo
fu abolito in Sardegna. Quindi entrò a far parte
del Regno Sardo Piemontese. La nuova situazione politica
non porto benefici per Villamar, che anche a causa dei pesanti
tributi rinunciò al regno autonomo per identificare
la sua successiva storia con quella dell’Italia.
Dopo la tragica parentesi delle due guerre
mondiali, nel corso delle quali anche Villamar pagò
il suo tributo di sangue, la seconda metà del novecento
in seguito alla grave situazione economica, vide svilupparsi
anche qui il triste fenomeno dell’emigrazione, che
porto tanti abitanti dei paesi sardi a cercare lavoro nei
paesi confinanti.
Oggi l’economia di Villamar, può
contare oltre che sui veicoli tradizionali, agricoltura,
commercio e servizi, su un comparto artigianale di tutto
rispetto. A titolo di curiosità il paese è
anche conosciuto per i numerosi murales che lo abbelliscono.
Questa forma di arte è stata promossa
da un pittore locale, Antioco Cotza, che l'aveva appresa
da un amico cileno, suo ospite, Alan Joffrè. Successivamente
questa consuetudine si trasferì anche in altri paesi
vicini.
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