| Il territorio del l’attuale
comune di Siliqua, situato in una vasta zona pianeggiate
tra il rio Forrus ed il Cixerri, fu abitata sin dal periodo
nuragico.
Di quell’epoca sono le torri nuragiche,
in gran parte distrutte, i cui ruderi si intravedono ancora
nelle campagne. Gli insediamenti fenicio – punici
di Medau Casteddu, presso il castello medievale di Acquafredda
e di San Pietro, antiche fortezze o accampamenti fortificati,
erano destinati ad accogliere le guarnigioni militari, le
quali avrebbero dovuto garantire a Cartagine il controllo
e lo sfruttamento economico del territorio circostante.
Risalgono al periodo romano l’acquedotto
che da Siliqua portava l’acqua a Cagliari, attraverso
l’antico borgo di Stampace, databile tra il I°
ed il II° secolo d. C. e la necropoli romana, che testimoniano
la lunga presenza di quel popolo sul suo territorio. Quel
centro, abitato in epoca romana ed ancora esistente nell’alto
Medioevo, appartenne al Giudicato di Cagliari, compreso
nella Curatoria del Cixerri. Dopo il 1257, entrò
in possesso della famiglia dei Donoratico della Gherardesca.
Dal 1282 divenne proprietà del Conte
Ugolino, tristemente famoso. Quando questi cadde in disgrazia,
Siliqua ed il suo castello passarono sotto il diretto controllo
di Pisa. Fra il 1324 ed il 1326 il castello e tutti i territori
circostanti, furono occupati dagli Aragonesi ed a partire
dal 1410, il re d’Aragona Ferdinando I° lo diede
in feudo a Pietro Otger. Nel 1458 fu venduto a Giacomo Aragall,
quindi passò a Giovanni Bellit i cui eredi ne detenevano
il possesso ancora nel 1603.
Nel Seicento la Baronia di Monastir, alla
quale apparteneva Siliqua, venne incorporata nel Marchesato
di Villacidro, del quale erano feudatari i Bou Crespi di
Valdaura. Vittorio Amedeo re di Sardegna nel 1785 riscattò
da questi tutto il feudo. Sin dal periodo medievale sorgevano
nel territorio del comune di Siliqua numerose altre ville.
Oltre al già menzionato borgo di
Acquafredda, ancora esistente nel 1421, ricordiamo Arcedda,
ancora presente nel 1359, Sebatzus, spopolata nel 1561,
mentre Frongia, Saruis e Stia risultano completamente disabitate
nel 1584. Oggi Siliqua è un grosso centro nel quale
agricoltura e allevamento rappresentano le attività
preminenti.
La presenza di alcune industrie per la
produzione di acque minerali completa il tessuto socio economico
della comunità, favorendo la nascita di un indotto
al quale si deve aggiungere il settore emergente dei servizi
che con l’eco turismo rappresenta il futuro della
comunità.
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