Le risorse del mare hanno
determinato la nascita di Portoscuso. Di probabile origine
saracena, Portoscusi (porto nascosto), edificato vicino
al villaggio nuragico di Seruci, ancora per la maggior parte
da scoprire, si è sviluppato a partire dal XVII°
secolo, intorno ad una tonnara. A difesa della tonnara nel
1598 fu costruita una torre (rasa al suolo dal corsaro Estamuth
nel 1636 e ricostruita a spese della cassa reale nel successivo
anno 1637), che oltre alla funzione di prevenzione e difesa
dalle incursioni corsare aveva anche quella di magazzino
per le merci considerate di gran valore (tonni, grano, il
formaggio ed i coralli), che qui venivano riposte e sorvegliate
gelosamente. Queste attività marinare, unite all’importanza
mai tramontata di Portoscuso come imbarco per i minerali
provenienti dalle vicine miniere e il contemporaneo ripopolamento
dell’Isola di San Pietro, hanno determinato un nuovo
impulso per la crescita del centro costiero. Già
nel periodo medioevale, sotto il dominio pisano, fu testimone
di grandiosi eventi bellici. Nel 1323 una flotta aragonese
al comando di Don Alfonso, sbarcò uomini e macchine
belliche sulla spiaggia di Portopaglietto. Il successivo
intervento della flotta pisana, scongiurò l’occupazione
distruggendo la flotta aragonese assalitrice. La ricchezza
del suo mare, fece accorrere non solo tonnarotti e pescatori
dai centri vicini ma anche corallari dalla Francia. A difesa
di questo patrimonio, oltre a provvedere al rafforzamento
del presidio di difesa, fu conferita l’autorizzazione
nel 1636 al genovese Benedetto Natter di dare la caccia
ai corsari di barberia. La sua storia si svolse sempre all’ombra
delle tonnare, e le alterne vicende che coinvolsero queste,
hanno condizionato lo stesso sviluppo della comunità.
Tra la fine del seicento ed la seconda parte del settecento,
Portoscuso subì le più violente incursioni
da parte dei pirati barbareschi, ma oltre ai pirati ha dovuto
affrontare anche l’assalto dei pericolosi insetti
presenti in un ambiente ancora malsano. Mentre i primi (i
pirati), con il sopraggiungere dell’ottocento, si
esaurirono, per debellare i secondi è stato necessario
attendere sino al secolo scorso. Nella seconda metà
del 1800, la società che gestiva le miniere dell’Iglesiente,
manifestò grande interesse per la zona di Portovesme,
ritenendola adatta ad ospitare un porticciolo per la movimentazione
dei minerali. Questo interesse, si trasformo in realtà,
e questa trasformazione coinvolse anche l’economia
dell’intera zona, che da questa trasformazione attendeva
una cospicua ricaduta occupazionale. Anche oggi Portovesme
riveste enorme importanza, nell’economia del paese,
attorno al quale è sorto il polo metallurgico ed
energetico. Alla tradizionale economia che vedeva pesca
ed industria quali motori, oggi possiamo aggiungere il settore
turistico, che potendo contare su spiagge dalla sabbia bianchissima
ed un mare cristallino, ha utilizzato anche questo veicolo
per diffondere usi, costumi ed antiche tradizioni, che hanno
contribuito a creare nuove e remunerative occasioni di occupazione
in una zona spesso tormentata da problemi di carattere sociale.
Abitanti: 5.496 (dati
2003)
Superficie: 39 Km²
|