| I territori il cui sottosuolo
poteva essere sfruttato economicamente sono stati sempre
abitati dall’uomo sin da tempi antichissimi. Nonostante
ciò le primitive origini di Gonnesa, piccolo centro
edificato in una gola (Gutturu Carboni) ai piedi di una
collina ha avuto origini agricole.
La presenza di antichi stanziamenti umani,
risalenti al prenuragico, è testimoniata da numerosi
Domus de Janas (tombe ipogeiche), esistenti in località
Maverru. Il principale monumento risalente al periodo nuragico
è il villaggio di Seruci. Composto da più
di cento capanne è dominato da alcuni nuraghi, forse
costruiti per osservare il territorio, fra i quali il Nuraghe
Sa Turritta, Corona Maria, Muru Moi, Muru Nieddu, Erbexi,
Ghilotta ed il pseudonuraghe Bangius, di particolare rilievo
per la sua inusuale forma rettangolare.
Anche durante il periodo Fenicio, Punico
e Romano, il villaggio, già importante centro minerario,
conservò una notevole importanza commerciale ed industriale,
per la sua vicinanza al mare che offriva facili approdi
naturali per imbarcare i metalli e sbarcare le derrate di
scambio. I periodi storici successivi hanno lasciato tracce
nebulose, e solamente nel 1218, citazioni descrivono Gonnesa,
il cui toponimo significa luogo situato tra i colli, e conosciuto
nelle varie epoche con diversi nomi, Connesium, Conese,
Connesa e quindi l’attuale Gonnesa, come Domus, cioè
piccolo centro rurale di proprietà del Giudice.
Appartenne al Giudicato di Cagliari sino
al 1257, quindi passò dai Donoratico della Gherardesca,
dai Pisani ed infine agli Aragonesi. Nel 1400, come tanti
altri villaggi rurali, risultava spopolato. Nel 1774, Don
Gavino Asquer, proprietario dell’antico villaggio,
decise di ripopolarlo e stipulò un atto di vassallaggio
con 15 capifamiglia provenienti da diverse parti dell’Isola.
Così Gonnesa rinacque come villaggio agricolo, ma
presto la sua economia subì un importante influsso
dall’attività estrattiva.
Fino alla metà del XIX° secolo
comunque agricoltura, allevamento e pesca rappresentavano
le attività economiche prevalenti. Dopo il 1850,
Gonnesa perse le caratteristiche di villaggio agricolo per
trasformarsi quasi esclusivamente in centro minerario. Lo
sviluppo dell’industria mineraria, risale invece alla
metà del secolo scorso. Questa graduale ma costante
trasformazione, porto un progressivo miglioramento sia economico
che demografico, soprattutto in seguito all’impulso
dato all’attività estrattiva, dalla nuova legislazione
mineraria sotto il dominio dei Piemontesi (1848) e successivamente
con l’approvazione della Legge che operava una distinzione
tra proprietà del suolo e del sottosuolo (1859).
In questo periodo la popolazione crebbe sino a raggiungere
il ragguardevole numero di 1885 unità nel 1881.
Una luna crisi del comparto estrattivo,
sino allo sviluppo del settore metallurgico che diede nuovo
impulso alle miniere, si verificò nei primi anni
del 900. Nel 1906, fu teatro di una violenta sommossa popolare,
subito repressa nel sangue dai gendarmi, che sollecitava
maggior considerazione per le masse operaie, sfruttate in
maniera inumana. Ad una crescita di minerali, verificatasi
in occasione delle due grandi guerre mondiali, si accompagnò
un lungo periodo di crisi che investì il settore
minerario, causando la chiusura di moltissime miniere soprattutto
quelle di carbone.
La disoccupazione tocco allora livelli
mai visti prima e l’emigrazione rappresentò
per molti l’unica soluzione. Negli anni settanta,
la nascita del polo industriale di Portovesme è riuscita
in parte a colmare quel vuoto occupazionale, anche se lo
sviluppo non ha raggiunto i livelli previsti. In questi
ultimi anni un ulteriore peggioramento delle condizioni
economiche, ha posto la disoccupazione, quale primo problema
per l’intera comunità.
Nuove alternative di sviluppo si intravedono
in settori quali quello turistico e culturale. Un notevole
patrimonio di archeologia industriale, unito a quello tradizionale,
disponibile da sempre sul territorio del comune, hanno stimolato
la costituzione di nuove occasioni economiche nei settori
eco turistico e turistico socio culturale, con il recupero
di alcuni edifici e la nascita di nuove impresi di servizi.
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