| Decimo ab Urbe lapide,
era una tappa importante lungo la strada che da Caralis
conduceva a Sulcis. Distante dal capoluogo circa diciassette
chilometri, ha in comune con il capoluogo e gli altri paesi
del Campidano gran parte della storia.
Subì le stesse dominazioni straniere,
patì le medesime pestilenze e le grandi crisi economiche
che travagliarono la Sardegna meridionale. Fa parte anche
lui di un vasto pianoro, attivamente popolato in ogni tempo,
nel quale agricoltura ed allevamento, hanno rivestito enorme
importanza per il consolidamento e lo sviluppo della popolazione.
Ritrovamenti archeologici di epoca punica,
romana uniti ad una fervente edilizia chiesastica, testimoniano
che il territorio ha ospitato insediamenti abitati sin da
tempi antichi ed in ogni epoca. Della sua origine esatta
non si hanno notizie certe. Il toponimo di chiara provenienza
romana, fa supporre che come borgo organizzato abbia conosciuto
origine proprio in quell’epoca. La sua posizione,
lungo la strada romana che conduceva alla zona mineraria,
ha preservato l’abitato dallo spopolamento e quindi
dall’estinzione.
Tutt’oggi è un nodo ferroviario
di collegamento con il Sulcis Iglesiente e con il nord dell’Isola,
ed ha assistito al passaggio del primo convoglio ferroviario,
il primo Maggio del 1871, convoglio che collegava Cagliari
con Villasor, in occasione dell’inaugurazione della
prima linea ferroviaria in Sardegna. Le prime notizie riguardanti
l’abitato, si riferiscono al culto presente in questo
centro, per Santa Greca.
Ciò accadeva agli inizi del IV°
secolo, alla fine dell’impero di Diocleziano, epoca
nella quale sarebbe vissuta Greca, giovane di origini greche,
da qui il nome, che vissuta per una ventina di anni in quella
terra, vi trovò il martirio per non rinnegare la
sua fede. Vita, martirio e morte di questa giovane, elevata
successivamente agli onori dell’altare, non sono suffragati
da notizie storiche, tanto che fantasia e realtà
spesso si intrecciano a tal punto da sconfinare nel mito.
Comunque, una indubbia religiosità
di quelle Genti e l’influenza successiva all’insediamento
dei monaci Benedettini di Marsiglia, favorì il diffondersi
dell’agricoltura ed in qualche misura anche di una
certa istruzione. Nella parentesi giudicale, appartenne
al Giudicato di Cagliari, divenne capoluogo della Curatoria
omonima ed ospitò per lungo tempo gli stessi Giudici
di Cagliari.
Dal periodo Giudicale, attraverso le note
vicissitudini dell’intera Sardegna, senza eccessivi
scossoni politici e sociali, Decimomannu è giunta
ai giorni nostri. In questo percorso ha conservato ancora
intatta la devozione originaria per Santa Greca ed una innata
predisposizione per tutte le attività agricole, alle
quali oggi con l’avvento dell’eco turismo, tenta
di affiancare una certa ricettività rurale che, col
tempo, si sta rivelando un’ottima occasione di sviluppo,
soprattutto per le nuove generazioni.
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