| L’intera zona dove
è collocata Carbonia, è abitata da tempi antichi.
Ritrovamenti archeologici di epoche diverse, testimoniano
che quel territorio, rinomato per la produzione agricola
e quella mineraria, è stato continuamente oggetto
di sfruttamento da parte di tutti coloro che approdavano
lungo le sue coste.
Dal nuragico ad oggi, la Sardegna tutta,
ha attraversato ogni sorta di vicissitudine. Invasioni,
occupazioni militari e commerciali, governi interni ed esterni,
signori e signorotti. Diversi tentativi di ribellione non
hanno modificato sostanzialmente futuro politico e condizioni
di vita dei Sardi.
Per questa ragione è sempre stato
abbastanza difficoltoso collocare un paese od una città
nel contesto storico che ne ha giustificato e legittimato
la sua fondazione. Nessuna difficoltà invece per
trovare questi dati di Carbonia. Probabilmente è
una delle poche Città delle quali si conosce perfettamente
data di nascita e ragione che ne ha giustificato la fondazione.
18 Dicembre 1938, è la data della
sua nascita. Voluta fortemente dal regime di allora, in
prossimità del luogo dove era stato scoperto un enorme
giacimento di carbone, Carbonia fu edificata in soli due
anni. Eretta nello stile architettonico fascista, doveva
accogliere i lavoratori impegnati nell’attività
estrattiva con le loro famiglie. Sino alla fine del secondo
conflitto mondiale, ebbe un considerevole sviluppo, creando
anche un discreto indotto.
Con la riapertura dei mercati internazionali,
la caduta del prezzo del carbone unita alla relativa qualità
dello stesso, iniziò a manifestare i primi problemi.
Alterne vicende hanno accompagnato Carbonia sino alla profonda
crisi del comparto metallifero degli anni cinquanta sessanta,
nei quali un sostanziale ridimensionamento con accelerazioni
ed improvvise fermate hanno condizionato il mercato estrattivo,
sino a provocarne quasi la paralisi.
Oggi le miniere sono un lontano ricordo
per le nuove generazioni, mentre quelle che hanno vissuto
il periodo del miracolo economico ed il successivo della
dismissione da parte delle aziende statali, guardano al
passato con un pizzico di nostalgia e rimpianto.
Tutto quell’improvviso e repentino
periodo d’industrializzazione del Sulcis ha creato
un enorme patrimonio di archeologia industriale, che adeguatamente
salvaguardato e valorizzato, potrà proporsi come
occasione di sviluppo ed occupazione in quell’area
geografica che attualmente detiene, insieme ad alcune zone
depresse, il triste primato della più alta percentuale
di disoccupazione nell’intera Isola. Venuta a mancare
la principale ragione del suo essere, Carbonia, è
andata avanti.
Altri settori hanno occupato gli spazi
lasciati da quello estrattivo. Turismo, commercio e terziario
oggi rappresentano, insieme all’agricoltura ed all’artigianato,
una gran parte della potenzialità economico sociale
della Città. Come appena accennato, anche dalle ceneri
delle miniere può scaturire un’occasione di
impresa per giovani preparati ed intraprendenti.
Tutto il comparto minerario, recuperato
e trasformato in parco geo minerario, se adeguatamente utilizzato,
fornirà quell’opportunità di una valorizzazione
turistico ambientale per un gran numero di giovani, che
dell’eco turismo faranno la loro professione.
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