| Il territorio disposto
intorno al Golfo di Cagliari, ha rappresentato, fin dall’antichità,
un ottimo approdo per tutti coloro che, con alterne intenzioni,
si sono presentati nell’estrema parte meridionale
della Sardegna.
Considerando che l’altra parte del
Golfo degli Angeli, quella che fa capo a Quartu Sant’Elena,
è scoperta relativamente nuova per invasori e visitatori.
Per la maggior parte degli avvenimenti, in particolare quelli
che si riferiscono al periodo arcaico della zona, hanno
avuto grande importanza le spiagge e gli approdi a ponente
della Città di Cagliari.
Infatti i numerosi ritrovamenti archeologici
nel perimetro comunale di Capoterra, riguardanti il periodo
nuragico (Cuccuru Ibba, Monte Arrubiu, Carruba Durci), fenicio
punico (Baccutinghinu, Bachialinu, Bidda Mores) e romano
(Perda su Gattu, Tanca sa turri, Bau sa mola, Is Gunventus,
Santa Vittoria, Su Loi), testimoniano di un’antropizzazione
dell’intero comparto sin da tempi remoti.
Per oltre cinque secoli (450 – 1000
d. C.) Vandali e Bizantini si alternarono alle scorrerie
degli Arabi che spopolarono probabilmente il primitivo insediamento,
consigliando agli abitatori di spostare il centro abitato
a maggior distanza dalla costa. Al periodo Bizantino risale
la nascita dell'Eremo di S. Barbara di Nicomedia.
Nel periodo Giudicale divenne il centro
amministrativo della Curatoria di Nora e spesso appare citato
in questo ruolo nei documenti dell’epoca. Si ha memoria
dell’abitato di Caput Terrae, nel territorio del quale
sono presenti alcune chiesette una delle quali dedicata
a San Gerolamo ed un’altra a Santa Barbara databili
intorno al XIII° secolo, anche nel secolo XII°.
Tra il XII° ed il XIII° secolo, durante i quali
Pisani, Genovesi ed Aragonesi si alternarono alle redini
del Cagliaritano, la Villa di Capoterra fu distrutta da
Berengario Carroz.
Per alcuni secoli quel territorio restò
praticamente disabitato sino a quando, nel 1655 Girolamo
Torrelas ripopolò l’agro di Capoterra con abitanti
provenienti dal Logudoro, nonostante in tutta la Sardegna
imperversasse la peste. Probabilmente da quel villaggio,
attraverso alterne vicende, che comunque caratterizzarono
tutta la parte meridionale dell’Isola, ebbe origine
l’attuale Capoterra.
Agli inizi dell’Ottocento (1820)
una ferrovia (la prima linea ferroviaria della Sardegna)
univa la miniera di ferro San Leone con il porto in località
Maramura, oramai scomparso. Negli ultimi anni, come tutti
i centri della cinta metropolitana, anche Capoterra ha registrato
una notevole crescita demografica che ha portato la sua
popolazione dalle 8.028 unità del 1971 agli oltre
20.000 attuali (1999).
Lungo il territorio di questo Comune si
sono sviluppate numerose zone residenziali che hanno raccolto
quel flusso migratorio, iniziato alla fine degli anni settanta,
proveniente dal capoluogo, in cerca di quiete ed ambiente
salubre (Poggio dei Pini, Torre degli Ulivi, Frutti d’Oro)..
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