| A conferma che la Sardegna,
suo malgrado, ha conosciuto nei millenni dominazioni ed
innesti da parte di popoli estremamente diversi, alcuni
centri, soprattutto lungo le sue coste, hanno accolto nel
volgere di tanti secoli, popoli provenienti anche da terre
lontane, spinti sui nostri lidi da sete di avventura o dalla
necessità di crearsi un avvenire lontano dalla propria
patria.
Calasetta fa parte di questi agglomerati,
relativamente recenti, che hanno trovato origine in seguito
ad un’esigenza economica. Intorno alla seconda metà
del secolo XVI°, un fiorente commercio del corallo convinse
un certo numero di Liguri a trasferirsi a Tabarca, isoletta
allora deserta a circa cinquecento metri dalla costa Tunisina.
Infatti nelle acque circostanti l’isola, erano presenti
numerosi banchi di corallo, la pesca del quale impegnava
totalmente i nuovi venuti, affidati ai Lomellini, ricca
famiglia di signori genovesi.
L’isola oltre all’attività
di pesca del corallo, svolgeva anche una funzione di collegamento
tra il mondo mussulmano e quello cristiano e tale funzione
comportava la prerogativa di fungere da intermediario nelle
dispute che si verificavano. Questo ruolo favorì
il nascere di un notevole flusso commerciale tra le due
comunità e la veste di arbitro nelle contese e di
soggetto attivo nell’opera di riscatto dei prigionieri
delle frequenti scorrerie dei pirati, attribuì alla
famiglia, un prestigio tale che oltre a notevoli fortune
economiche, gli valse anche il titolo di “Marchesi
di Tabarca”.
Ormai la piccola isoletta era un ricco
mercato commerciale che accumulava merci dall’oriente
per immetterle, al momento adatto, sul mercato europeo.
Le alterne vicende politiche che caratterizzarono quel periodo
storico, non garantirono però stabilità a
quella comunità. Venuto a mancare l’appoggio
dei potenti, la colonia ligure lasciata in balia di se stessa,
conobbe, agli inizi del settecento, l’onta della decadenza.
Quando poi i Lomellini, manifestarono, in seguito all’antieconomicità
dell’impresa, la volontà di cedere la colonia
ad altri, si verificò una grave crisi sia sociale
che politica.
Parte della popolazione, spinta anche dall’eccessivo
incremento demografico che la prosperità aveva impresso
alla popolazione, oramai non più giustificata dal,
progressivo impoverimento dei fondali marini e quindi osteggiata
anche dai signori, che posero limiti alla natalità,
impedendo nuovi matrimoni, su quel piccolo lembo di terra
che ospitava già oltre duemila abitanti, decise di
trasferirsi in terra Tunisina, mentre altri con il consenso
e la protezione dei Savoia, monarchi del Regno di Sardegna,
si stabilirono sull’Isola di San Pietro, dando origine
alla Città di Carloforte.
La maggior parte dei tabarchini rimase
comunque sull’isola di Tabarca sino al 1741, quando
il bey di Tunisi, appreso che i Liguri volevano cedere i
diritti di pesca ai Francesi, acerrimi nemici, invase l’isola,
si impadronì di tutte le merci, distrusse abitazioni
e magazzini e deportò la popolazione come schiavi.
Questo stato di sottomissione durò a lungo, sino
a quando il bey di Algeri, sconfitto quello di Tunisi, liberò
l’isola.
Per intercessione di diversi ordini religiosi
e grazie all’intervento del Re di Sardegna, Carlo
Emanuele III°, dopo molti anni, quasi tutti quegli abitanti
ancora sopravvissuti che ancora erano detenuti schiavi,
furono liberati. Mentre alcuni restarono a Tunisi altri
si fermarono a Carloforte, altri infine proseguirono per
la Spagna, dove vicino ad Alicante fondarono “Nueva
Tabarca”.
Alcuni di coloro che si erano fermati in
Tunisia, chiesero ed ottennero, dal Re di Sardegna di trasferirsi
sull’Isola di Sant’Antioco. Il Re affidò
all’ordine religioso dei Santi Maurizio e Lazzaro,
che nel 1758 aveva ottenuto in feudo quel territorio, il
compito di guidare questo insediamento.
Così nel 1770 ebbe origine Calasetta,
borgo dall’aspetto orientale, all’estremo limite
dell’Isola di San Pietro, fondata da un pugno di esuli
tabarchini, che si stabilirono in una terra pressoché
deserta e comunque priva di popolazione stanziale. L’innesto,
tentato qualche anno dopo, di coloni provenienti dal Piemonte,
non ottenne i risultati sperati.
Le condizioni di vita dure, i terreni poco
adatti alle coltivazioni, i fattori ambientali avversi ed
un’epidemia di vaiolo, che risparmiò la popolazione
tabarchina, fecero fallire quell’esperimento. I tabarchini
rimasero e prosperarono e nonostante i continui e ripetuti
contatti con la popolazione Sarda, ancora oggi i Calasettani
conservano intatte lingua e tradizioni della loro terra
d’origine.
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