Comune di Calasetta
 
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e di spettacolo consolidate
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MUNICIPIO
Piazza Belly, 1 – 09011 - Calasetta

Centralino: Tel. 0781.887.81

Abitanti: 2785 (dati 2001)
Superficie: kmq. 30,98

 

 

CENNI STORICI



A conferma che la Sardegna, suo malgrado, ha conosciuto nei millenni dominazioni ed innesti da parte di popoli estremamente diversi, alcuni centri, soprattutto lungo le sue coste, hanno accolto nel volgere di tanti secoli, popoli provenienti anche da terre lontane, spinti sui nostri lidi da sete di avventura o dalla necessità di crearsi un avvenire lontano dalla propria patria.

Calasetta fa parte di questi agglomerati, relativamente recenti, che hanno trovato origine in seguito ad un’esigenza economica. Intorno alla seconda metà del secolo XVI°, un fiorente commercio del corallo convinse un certo numero di Liguri a trasferirsi a Tabarca, isoletta allora deserta a circa cinquecento metri dalla costa Tunisina. Infatti nelle acque circostanti l’isola, erano presenti numerosi banchi di corallo, la pesca del quale impegnava totalmente i nuovi venuti, affidati ai Lomellini, ricca famiglia di signori genovesi.

L’isola oltre all’attività di pesca del corallo, svolgeva anche una funzione di collegamento tra il mondo mussulmano e quello cristiano e tale funzione comportava la prerogativa di fungere da intermediario nelle dispute che si verificavano. Questo ruolo favorì il nascere di un notevole flusso commerciale tra le due comunità e la veste di arbitro nelle contese e di soggetto attivo nell’opera di riscatto dei prigionieri delle frequenti scorrerie dei pirati, attribuì alla famiglia, un prestigio tale che oltre a notevoli fortune economiche, gli valse anche il titolo di “Marchesi di Tabarca”.

Ormai la piccola isoletta era un ricco mercato commerciale che accumulava merci dall’oriente per immetterle, al momento adatto, sul mercato europeo. Le alterne vicende politiche che caratterizzarono quel periodo storico, non garantirono però stabilità a quella comunità. Venuto a mancare l’appoggio dei potenti, la colonia ligure lasciata in balia di se stessa, conobbe, agli inizi del settecento, l’onta della decadenza. Quando poi i Lomellini, manifestarono, in seguito all’antieconomicità dell’impresa, la volontà di cedere la colonia ad altri, si verificò una grave crisi sia sociale che politica.

Parte della popolazione, spinta anche dall’eccessivo incremento demografico che la prosperità aveva impresso alla popolazione, oramai non più giustificata dal, progressivo impoverimento dei fondali marini e quindi osteggiata anche dai signori, che posero limiti alla natalità, impedendo nuovi matrimoni, su quel piccolo lembo di terra che ospitava già oltre duemila abitanti, decise di trasferirsi in terra Tunisina, mentre altri con il consenso e la protezione dei Savoia, monarchi del Regno di Sardegna, si stabilirono sull’Isola di San Pietro, dando origine alla Città di Carloforte.

La maggior parte dei tabarchini rimase comunque sull’isola di Tabarca sino al 1741, quando il bey di Tunisi, appreso che i Liguri volevano cedere i diritti di pesca ai Francesi, acerrimi nemici, invase l’isola, si impadronì di tutte le merci, distrusse abitazioni e magazzini e deportò la popolazione come schiavi. Questo stato di sottomissione durò a lungo, sino a quando il bey di Algeri, sconfitto quello di Tunisi, liberò l’isola.

Per intercessione di diversi ordini religiosi e grazie all’intervento del Re di Sardegna, Carlo Emanuele III°, dopo molti anni, quasi tutti quegli abitanti ancora sopravvissuti che ancora erano detenuti schiavi, furono liberati. Mentre alcuni restarono a Tunisi altri si fermarono a Carloforte, altri infine proseguirono per la Spagna, dove vicino ad Alicante fondarono “Nueva Tabarca”.

Alcuni di coloro che si erano fermati in Tunisia, chiesero ed ottennero, dal Re di Sardegna di trasferirsi sull’Isola di Sant’Antioco. Il Re affidò all’ordine religioso dei Santi Maurizio e Lazzaro, che nel 1758 aveva ottenuto in feudo quel territorio, il compito di guidare questo insediamento.

Così nel 1770 ebbe origine Calasetta, borgo dall’aspetto orientale, all’estremo limite dell’Isola di San Pietro, fondata da un pugno di esuli tabarchini, che si stabilirono in una terra pressoché deserta e comunque priva di popolazione stanziale. L’innesto, tentato qualche anno dopo, di coloni provenienti dal Piemonte, non ottenne i risultati sperati.

Le condizioni di vita dure, i terreni poco adatti alle coltivazioni, i fattori ambientali avversi ed un’epidemia di vaiolo, che risparmiò la popolazione tabarchina, fecero fallire quell’esperimento. I tabarchini rimasero e prosperarono e nonostante i continui e ripetuti contatti con la popolazione Sarda, ancora oggi i Calasettani conservano intatte lingua e tradizioni della loro terra d’origine.